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AFRICA

8000 km attraverso Namibia, Botswana, Zimbabwe e Sudafrica su una jeep con le tende sul tetto
Itinerari di viaggio, escursionismo, kayak e vela in Italia e nel mondo

NAMIBIA: FOTO E DIARIO DI VIAGGIO

Tre ragazzi qualunque che percorrono un assurdo itinerario di viaggio di 8000 km in jeep nella savana, campeggiando nella natura... Figata? Follia? Certo che, quando si dormiva in tenda di fianco agli ippopotami namibiani o si affrontava uno sterrato lungo 500 km, faceva un po' ridere pensare che, fino a due settimane prima (a casa!), avevamo magari avuto timore di chiedere un aumento o - non so - di fare qualcosa di strano per cui qualcuno poteva guardarci male. A volte ci si auto-limita per delle sciocchezze. Bisogna superare le paure! Chiaramente, se si affronta un elefante (o un capo) arrabbiato ci vuole prudenza, ma rinunciare è spesso la soluzione peggiore.
Scusate, sto divagando. Il punto è che questo viaggio fu una figata, e un po' una follia. Quindi, ecco qui sotto alcune delle foto più affascinanti dalla Namibia e il nostro divertente e interessante diario di viaggio pieno di informazioni e aneddoti che descrive l'intero itinerario. Se non le avete ancora lette, date un'occhiate alle informazioni di viaggio e alla mappa dell'itinerario qui: www.wildtrips.net/africa-it.htm. E poi, se volete, continuate l'esplorazione dell'Africa Meridionale con la prosecuzione di questo safari in Botswana e alle Cascate Vittoria con foto e diario di viaggio.

Fish River Canyon
Fish River Canyon - Uno dei più enormi e selvaggi canyon del mondo, nel sud della Namibia.

DIARIO DI VIAGGIO IN NAMIBIA

Era un marzo piovoso. Per consolarci, un amico e io decidemmo di selezionare una meta per la vacanza estiva.
"Dove andiamo il prossimo agosto?" "Fai ruotare il mappamondo, chiudi gli occhi e punta il dito."
Il fortunato estratto fu la Namibia. Cercammo su internet che tipo di paese fosse e subito iniziò ad affascinarci. Scoprimmo tra l'altro che non era necessario unirsi a un viaggio organizzato: qualche coraggioso turista aveva già visitato quella zona dell'Africa in modo indipendente, semplicemente noleggiando una jeep.
Alcuni giorni dopo, domandai a un amico: "Vieni in Namibia quest'estate?". Mi rispose: "Ok, dov'è?" ed eravamo praticamente pronti a partire.
Studiammo l'itinerario e c'informammo su mete e pericoli, cui non facemmo caso. Prenotammo il volo intercontinentale, decidendo d'atterrare a Johannesburg ed escludendo altri voli "interni", perché troppo costosi. Riservammo una Nissan con le tende sul tetto (quella che sarebbe stata la nostra casa per quindici giorni). Scaricammo le mappe di Tracks4Africa per il nostro navigatore GPS Garmin (12 euro a nazione).
Ogni passo dell'organizzazione era un brivido d'emozione. Il giorno prima della partenza addirittura tremavo per la gioia e la tensione, come un giovane al primo appuntamento.

Partimmo da Roma il 6 agosto 2010 con un volo Qatar Airways che fece scalo a Doha. Avemmo una sera per visitarla: a parte grattacieli e centri commerciali, ciò che ci rimase più impresso fu il caldo soffocante (quaranta gradi di notte). Il volo fu invece perfetto, quasi piacevole, ed eravamo abbastanza rilassati quando atterrammo a Johannesburg nel pomeriggio del 7 agosto.
Un dipendente della ditta di noleggio 4x4 ci portò dall'aeroporto alla loro sede, dove ci spiegarono i segreti della nostra jeep. Subito dopo il tramonto, andammo a fare la spesa per i successivi campeggi in un vicino ipermercato. C'era anche un ristorante italiano presso cui cenammo con della pizza sorprendentemente mangiabile. Quindi, partimmo in direzione Namibia.
Namibia from the roof of jeep with rooftop tents
Sulla strada - Ci sono soprattutto strade sterrate in Namibia, ma un buon guidatore un po' folle può guidare a 120 l'ora, anche se c'è qualcuno sdraiato sul tetto.
Questa fu la prima follia del nostro itinerario di viaggio. Guidammo per tutta la notte, percorrendo circa 900 chilometri in mezzo al Sud Africa, seguendo i cartelli e la bussola - il navigatore era senza mappe perché, per risparmiare, avevamo comprato solo le carte di Namibia e Botswana (cosa piuttosto stupida, me ne rendo conto).
Incredibilmente, non solo sopravvivemmo, ma non ci perdemmo neppure, a parte una mezz'oretta sprecata a districarci tra lavori in corso segnalati da falò. All'alba eravamo in Namibia (nessun problema alla dogana) e dopo altri 300 chilometri raggiungemmo la prima meta del nostro improvvisato itinerario di viaggio, il Fish River Canyon.
Fish River Canyon
Fish River Canyon
Il paesaggio era spettacolare, non soltanto per la gigantesca gola tra le montagne (seconda soltanto al Grand Canyon americano), ma per i colori e tutto l'insieme: panorami selvaggi, strade sterrate praticamente deserte, poche piante che facevano capolino tra le rocce, sconfinati spazi liberi.
Nel pomeriggio lasciammo uno sterrato secondario per avventurarci tra le rocce e fermarci a campeggiare. Una volta aperte le tende e montato il tavolino, accendemmo il fuoco con la legna trovata sul posto e ci apprestammo a godere della nostra prima serata africana.
Camping Namibia
Campeggio selvaggio - Una jeep con le tende sul tetto permette di campeggiare comodamente anche in un deserto roccioso... casa dolce casa.
La jeep era fornita di tutto l'occorrente per campeggiare (riserva d'acqua, frigo, posate, coperte, eccetera). Cucinammo dell'eccellente carne alla brace e bevemmo vino, cui facemmo seguire dei sigari toscani. Ammiravamo per la prima volta il firmamento dell'emisfero meridionale sentendoci esploratori degni d'essere accolti tra i seni generosi di mamma Africa. Per tutta la notte, non udimmo auto né vedemmo luci artificiali, non c'era nessun segnale per i cellulari, zero venditori porta a porta, nessuna coda all'ufficio postale, zero discussioni su rigori non dati, niente Barbara d'Urso alla TV... il Paradiso. Probabilmente non c'era essere umano nel raggio di cento chilometri. Altro che destinazioni turistiche.
Stanchi morti dopo le circa cinquanta ore consecutive di viaggio, iniziammo la nostra routine della vacanza: a letto presto per svegliarci arzilli all'alba.
Il mattino seguente portò in effetti un'altra splendida giornata (nessuna nuvola vista in quindici giorni: non stresserò mai abbastanza l'importanza di viaggiare nella stagione secca). Dopo avere esplorato a piedi i dintorni, partimmo in direzione Sesriem, dove avevamo prenotato un “vero” campeggio dall'Italia - cosa necessaria in quanto si trattava di parco nazionale. Sulla strada il terreno roccioso rotto dai canyon si trasformò in savana: distese d'erba giallastra, con rosse colline brulle sullo sfondo, pochi alberi solitari e i primi mammiferi (capre, zebre e orici).
Zebra crossing
Attraversamento zebre - Difficilmente vedrete questi cartelli in centro a Roma.
Sfruttavamo la jeep per vagare fuori strada, nella savana. Ci avvicinavamo con calma agli animali. A un certo punto tentammo di confonderci in mezzo a un branco di zebre, con scarso successo.
Zebre al tramonto
Zebre al tramonto - Sulla strada tra Fish River Canyon e Sesriem, s'incontrano i primi branchi di animali.

Gli animali comunque non si spaventavano e noi potevamo osservarli da vicino per poi vagare alla ricerca di altre specie. C'inventammo anche alcuni strepitosi divertimenti per rendere il tutto più avventuroso: ad esempio, uno o due, a turno, viaggiavano sul tetto della jeep per meglio vivere panorami e libertà. Strano che siamo usciti vivi dal nostro itinerario di viaggio in Namibia, vero? Imprudenti com'eravamo, s'andava a 120 chilometri l'ora sugli ampi sterrati di ghiaia, e chi era sul tetto era così incoraggiato a legarsi molto bene. Era l’aria africana, era la vacanza per nulla turistica, era l'eccesso di libertà a renderci leggermente folli.
Oryx
Orice
Bucammo una gomma, la cambiammo e arrivati a Sesriem ce la facemmo sistemare. Avevamo due ruote di scorta, una delle quali, però, bloccata sul fondo della jeep e quindi inutilizzabile: ciò avrebbe potuto causare dei problemi, cui decidemmo all'unanimità di non pensare.
Ci sistemammo in una piazzola del campeggio e cenammo e bevemmo birra nel ristorante. Fu un bel momento: sembrò d'essere tornati alla civiltà dopo mesi di vita selvaggia (anche se eravamo partiti da appena tre giorni). Si levò però un vento rabbioso che per tutta la notte fece sbattere violentemente le tende. Sembrava di stare in una centrifuga (non che abbia mai provato). Grazie alla stanchezza accumulata riuscimmo comunque a dormire.
Sunset in the savannah
Tramonto nella savana namibiana - I tramonti africani non sono normali tramonti.
Il mattino dopo il campeggio era ancora spazzato dal vento e da nuvole di sabbia proveniente dal vicino deserto. I bagni stessi del campeggio avevano due dita di sabbia per terra e sui sanitari e, con nostra sorpresa, anche la nostra jeep se ne riempì, perché uno dei finestrini era rimasto leggermente aperto. Minacciammo il colpevole: ti daremo in pasto ai leoni!! Ma ci fece notare che poi avremmo dovuto dividere le spese per due soltanto, quindi decidemmo di risparmiarlo. Così, la sabbia del deserto ci fece compagnia per il resto della vacanza e per un po' anche al ritorno in Italia, visto che ce la portammo dietro nelle valigie e nello stomaco.
Visitammo il bel canyon di Sesriem.
Sesriem Canyon
Sesriem Canyon - Questo spettacolare Canyon è poco lontano dalle dune di Sossusvlei.
Rinunciammo, invece, alle vicine dune rosse di Sossusvlei: una meta agognata, tra le più belle destinazioni turistiche della Namibia, che purtroppo divenne irraggiungibile a causa della tempesta. Lasciammo a malincuore il deserto e continuammo il nostro percorso verso nord.
Attraversammo nuovi paesaggi: terreni sempre brulli, ma cambiavano i colori, più scuri, e le forme delle rocce, ora tondeggianti con colline separate da piccoli canyon. Il nostro itinerario di viaggio ci portò quindi all'Oceano Atlantico, nei pressi di Walvis Bay. Percorremmo la strada lungo la laguna, su cui si affacciavano dune di sabbia gialla.
Fenicotteri al tramonto, Namibia
Fenicotteri - Nei pressi di Walvis Bay, si può campeggiare in cima a delle dune con vista su una laguna abitata da fenicotteri.
A un certo punto svoltammo tra di esse, sfruttando il 4x4 della Nissan. C'insabbiammo una prima volta, quindi con l'aiuto di pala e sgasate riuscimmo a ripartire. Non contenti, accelerammo fino alla cima di una duna con splendida vista sulla baia e sui fenicotteri che s'adagiavano sull'acqua al tramonto. C'erano delle ossa sparse, il che sembrava non promettere bene, ma il posto era straordinario e decidemmo di campeggiare. Carne sulla brace, vino, stelle, solita serata spettacolare insomma.
Il mattino dopo, invece, ci svegliammo nella nebbia. Dopo colazione caricammo la jeep e facemmo per partire, ma... sorpresa! Eravamo impantanati. La jeep era lentamente affondata durante la notte e le nostre sgasate non fecero che peggiorare la situazione. Dopo un po', il fondo di Melissa (il nome che avevamo affibbiato alla Nissan, senza la sua approvazione) arrivò ad appoggiarsi sul terreno, le ruote fecero ancora meno pressione di prima e le nostre speranze di uscire diminuirono ulteriormente, nonostante con la pala continuassimo a scavare quintali di sabbia. Sembrava ci avessero messo ai lavori forzati o che volessimo raggiungere il centro della terra.
La situazione pareva disperata: eravamo destinati a vivere per sempre in quel posto, e ci restavano solo due bottiglie di vino! L’unica cosa commestibile nei dintorni, poi, erano i fenicotteri, di cui non conoscevamo il sapore.
Scavavamo forsennatamente, studiavamo nuovi trucchi e pensavamo già a camminare per 5 ore verso il paese più vicino per chiedere aiuto, quando una jeep salì rapidamente sulla duna. Erano un bianco di mezz'età e un giovane nero venuti dal cielo (scoprimmo poco dopo che in realtà arrivavano da Walvis Bay). Ci avevano visti da una strada non lontana. Ci fecero sgonfiare le gomme della jeep, così da farla galleggiare meglio, trucco che conservammo con noi con cura, per sempre. Mentre sgonfiavamo, il bianco s'avvicinava, poggiava le proprie scarpe "Crocs" sulla ruota e a un certo punto diceva "Ok". Divenne il nostro idolo, un mago migliore di Copperfield. Con l'apposito cavo poi utilizzarono la loro jeep per trainarci fuori dalla buca e permetterci di ripartire.
Dunes
Dune di Walvis Bay - Alte dune guardano l'Oceano Atlantico vicino a Swakopmund, nella parte centrale della Namibia
Divertiti dall'avventura, fonte di scherzi e battute per tutto il resto del viaggio, procedemmo lungo la costa verso nord, fermandoci presto per scalare, questa volta a piedi, nuove altissime dune che s'affacciavano sull'oceano. La nebbia s'era diradata, era un'altra splendida giornata. Ci rotolammo, prendemmo il sole e quindi ripartimmo. Facemmo un'altra pausa su una spiaggia, da cui si vedeva un recente relitto di una nave.
Skeleton Coast
Skeleton Coast - La costa namibiana è piena di carcasse di navi naufragate; questo recente relitto impressiona.
Poco più a nord ci fermammo nella riserva naturale di Cape Cross, dove migliaia di foche rumoreggiavano e puzzavano. Era impressionante vederle gettarsi tra le onde con immane coraggio, in mezzo agli scogli.
Cape Cross
Cape Cross - Migliaia di foche vivono e puzzano nella Cape Cross Natural Reserve.
Ci spostammo quindi verso l'interno e, in mezzo alla savana, ci godemmo un altro incantevole campeggio. Questa era la regione del Damaraland, bella e selvaggia, nella Namibia centrale. Mentre campeggiavamo, ci rendemmo conto che il nostro itinerario ci aveva portato in zone potenzialmente abitate da leoni. Eravamo felici che le nostre tende si trovassero sul tetto della jeep, di cui aprivamo il cofano per ostacolare eventuali carnivori che per cena decidessero di saltare su e sbranarci.
Namibia Camping
Campeggio selvaggio di notte - La selvaggia savana del Damaraland è ideale per un affascinante campeggio nel mezzo del nulla.
Il giorno dopo entrammo nell'Etosha Park, riserva naturale vasta quasi quanto il Belgio, la cui parte più accessibile per i turisti s'affaccia su un gigantesco lago di sale. Attorno a delle pozze d'acqua si radunano gli animali per abbeverarsi.
Vagando tra le strade sterrate c'imbattemmo in gazzelle, zebre, orici, elefanti e giraffe
Zebras Cuddling
Zebre coccolose
Eravamo sorpresi di quanto fosse facile scorgere animali, ce n'erano centinaia a ogni angolo. C'impegnammo così a cercare le scene più rare, seguendo talvolta i commenti di altri viaggiatori in jeep. Trovammo delle iene intente a consumare la carcassa di una giraffa (non sembrava molto appetitosa, ma de gustibus…); un leopardo che si muoveva tranquillo tra i cespugli; delle leonesse impigrite.
Leopard
Leopardo nell'Etosha - L'Etosha National Park è gigantesco e presenta numerosi grandi mammiferi. Con un po' di fortuna si possono vedere anche dei leopardi.
Lion
Leone affamato
Il momento più emozionante fu la caccia di una gazzella da parte di due ghepardi. Acquattati nell'erba alta della savana, i due felini aspettarono pazientemente che una gazzella leggermente separata dal branco s'avvicinasse a loro. L'attesa, ricca di suspense, durò mezz'ora. Pian piano sulla strada si formò una fila di otto o nove jeep piene di “spettatori”: praticamente una folla, per quelle regioni. Quando la gazzella fu a una cinquantina di metri dai ghepardi, subodorò il pericolo. Si bloccò e si guardò attorno quando all'improvviso, facendoci sussultare, i ghepardi scattarono verso di lei, uno dopo l'altro. La gazzella era veloce, ma la falcata del ghepardo era impressionante. La gazzella era quasi stata raggiunta quando cambiò direzione. Il ghepardo scivolò, perse qualche metro, ma in quel momento la gazzella fu attaccata dall'altro ghepardo, che le saltò al corpo a tutta velocità e l'abbatté. La gazzella si rialzò, percorse alcuni metri, ma anche il secondo ghepardo riuscì a saltarle al collo. Era la gloriosa fine per il tranquillo e aggraziato mammifero, e l'inizio di un lauto pasto per i due ghepardi.
Rimanemmo impressionati da quei pochi istanti d'azione, improvvisi dopo la pacata attesa nella calura della savana. A duecento metri dalla scena, sulle nostre jeep, ci sentivamo al sicuro. A piedi però, nemmeno Usain Bolt si sarebbe salvato, anche perché i carnivori erano bravi a mimetizzarsi. Dopo la visione del ghepardo oltre che di leopardi e leoni potete dunque immaginare come fu piacevole bucare una gomma in una strada isolata del parco. C'eravamo solo noi e la natura namibiana.
Animals Etosha
Animali nell'Etosha - Nella stagione secca, migliaia di zebre, gazzelle e antilopi si radunano attorno ai laghi dell'Etosha per farsi un drink.
Elephant
Un arrabbiato elefante namibiano, vagamente minaccioso.
Malvolentieri, uscimmo dalla jeep per cambiare la ruota. Eravamo circondati da cespugli ed erba alta dietro cui potevano nascondersi duemila leoni. Uno di noi stava di vedetta, così da avere una buona visione dell’eventuale massacro. Per fortuna, nessuna bestia ci assalì: anch’io, del resto, preferirei mangiare una gazzella piuttosto che un essere umano.
Il campeggio libero all'interno della riserva era vietato, perciò non corremmo ulteriori rischi d'essere divorati, almeno in quella porzione d'itinerario di viaggio. Campeggiammo invece in una bella struttura, ben organizzata. Finalmente potemmo lavarci, o meglio scrostarci, quindi cenammo al ristorante con carne di coccodrillo. Ci complimentammo con lo chef, che rideva soddisfatto.
Il giorno successivo aggiungemmo i rinoceronti alla lista degli animali osservati. Lasciammo poi l'Etosha e, cambiando programma, decidemmo di visitare anche il nord della Namibia. Dal parco ci dirigemmo quindi verso Opuwo, dove donne vestite all'occidentale camminavano di fianco a indigene Himba a seno nudo, coi capelli raccolti in trecce rese lucide da un fango rosso.
Himba People
Popolazione Himba - Gli Himba non vivono con gli altri namibiani e conservano fortemente i loro costumi.
Vagammo per il paesino, facemmo la spesa, quindi entrammo in un baracchino dedicato alle informazioni turistiche. All'interno c'era un anziano signore dagli occhi gialli. La salute l'aveva abbandonato da tempo, ma non la gentilezza. Gli ponemmo alcune domande e al termine dell'interrogatorio gli chiedemmo se dovessimo qualcosa per il disturbo. La sua risposta "Nessun disturbo, questa è Africa" ci piacque moltissimo: descriveva perfettamente il carattere delle persone incontrate in Namibia.
Lasciammo Opuwo e dirigendoci verso nord notammo diversi villaggi Himba composti da un recinto di legno al cui interno si trovavano alcune capanne e parecchie capre. Era un popolo primitivo, che viveva a modo proprio: non parlavano inglese e non sembravano interessati alla vita occidentale.
Ci avvicinammo a uno dei villaggi con la jeep, quindi con estrema circospezione ci affacciammo all'apertura nella recinzione. All'inizio fummo squadrati come oggetti strani. Poi ci facemmo avanti di qualche passo e un anziano c'invitò a entrare.
Himba Hair
Bimbo Himba - Questo bambino Himba era silenzioso, ma una volta salito sulla jeep non voleva più scendere.
Il villaggio era veramente povero, oltre che minuscolo. Lo definirei più la casa di una famiglia allargata. C'erano due donne, i bambini, i nonni. Gli uomini erano al pascolo? Non saprei, ma di sicuro non stavano investendo in borsa. Tentammo un dialogo impossibile. Inizialmente diffidenti, gli Himba si sciolsero e le incomprensioni portarono a qualche risata. Provammo a regalare ai bambini pennarelli e quaderno, ma non sapevano cosa farsene. Su loro richiesta, donammo allora una bottiglia d'acqua da 5 litri (anche se probabilmente ci avevano soltanto domandato come ci chiamassimo). Dopo qualche altra risata ci sembrò che ci chiedessero dei soldi, quindi salutammo e ce ne andammo.
Procedemmo con la jeep verso nord, e più ci spingevamo verso il confine con l'Angola più la vegetazione s’infoltiva. Il nord della Namibia è più umido e piovoso del desertico sud. Incontrammo un gruppo di bambini appena usciti da scuola, sebbene non ci fosse traccia di edifici nei dintorni, forse qualche capanna tra gli alberi. Non erano ovviamente Himba, che vivono per conto loro, e non penso frequentino scuole. Ci fermammo a giocare a palla coi bambini namibiani e donammo loro pennarelli e quaderni di cui furono felicissimi.
Children Jeep
Giocando con dei bambini - Guidando verso il nord della Namibia, incontrammo questi simpatici ragazzini ben contenti di giocare e ballare con degli stranieri.
Accendemmo l'autoradio e alzammo al massimo il volume. I bambini si misero a ballare sulle schitarrate di "Welcome to the Jungle". Qualcuno imitava le movenze di Michael Jackson. Erano simpaticissimi ed estremamente rispettosi ed educati. Saranno stati una ventina, ma nessuno osò provare a salire sulla jeep dopo che gli ordinammo di non farlo. Chiedemmo a tutti di radunarsi per una foto e si misero in perfetta posa. Fu uno spasso. (Anni dopo la vacanza, noto che uno ci porge il dito medio. Non si fa!)
Riprendemmo l'itinerario namibiano, direzione Epupa Falls. Nel mezzo, uno splendido campeggio sul letto asciutto di un fiume. Circondammo la jeep, il tavolo e le sedie di falò per evitare d'essere assaliti da animali malintenzionati. Sono indescrivibili l'emozione profonda e la sottile tensione che ci animavano mentre di notte ci aggiravamo in quel bosco di bassi alberi per procurarci legna per il fuoco. Io immaginavo leopardi, leoni, tirannosauri e draghi volanti pronti ad assalirci. Viaggi mentali all'interno di un viaggio strepitoso.
Le cascate di Epupa meritarono la visita: splendidi panorami, le palme sul fiume, uno strano lucertolone colorato e la scritta "attenzione pericolo coccodrilli". Purtroppo, non ne vedemmo.
Epupa
Epupa Falls - Vicino al confine con l'Angola, le cascate Epupa scorrono tra palme e baobab.
Epupa
Epupa falls
Giungemmo al confine con l'Angola su un'altra affascinante strada sterrata. Chiedemmo ai gendarmi il permesso d'attraversare il confine, anche solo per un attimo, ma bocciarono la nostra idea. Una gallina, però, trotterellò sotto la sbarra senza essere vista.
Dopo avere dato un passaggio a una grossa donna nera che doveva andare a fare non so cosa all'ospedale, riprendemmo la nostra strada lungo la Caprivi Strip. Si tratta di una stretta striscia di territorio namibiano, a nord del Botswana, percorsa dai fiumi Okavango, Chobe e Zambesi. E' umida, ricca di vegetazione e piuttosto popolata (rispetto al resto della Namibia). Per lavarci e ritemprarci, trascorremmo una notte nel bed&breakfast di una signora cinese sposata con uno svizzero (tra tante stranezze ci voleva pure questa). Un'altra notte campeggiammo lungo lo Zambesi, terrorizzati dai barriti degli elefanti, i versi degli ippopotami e la miriade di zanzare che giravano.
Zambesi River Dawn
Alba sullo Zambesi - Un altro splendido posto dove svegliarsi dopo un selvaggio (e un po' inquietante) campeggio vicino a degli ippopotami.
Non avevamo fatto la profilassi antimalarica, che forse in quel campeggio avrebbe avuto una sua utilità. Nessuno di noi s'ammalò, comunque, né gli ippopotami ci rovesciarono jeep e tende - forse per gli ostacoli insuperabili che ponemmo lungo la loro corsa (un tavolino, due rami e tre sedie).
CLICCA QUI PER CONTINUARE CON LA SECONDA PARTE DEL DIARIO (UN ITINERARIO DI VIAGGIO TRA BOTSWANA E VICTORIA FALLS)
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