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CINA

Diario di viaggio: alla scoperta di paesaggi assurdi, città affascinanti e cibi insensati
Itinerari di viaggio, escursionismo, kayak e vela in Italia e nel mondo

CINA: FOTO E DIARIO DI VIAGGIO

Qui sotto alcune delle foto più affascinanti dalla Cina e un divertente e interessante diario di viaggio, pieno di informazioni e aneddoti, che descrive l'intero itinerario. Se non le avete ancora lette, date un'occhiate alle informazioni di viaggio e alla mappa dell'itinerario qui: www.wildtrips.net/cina.htm.

Beijing
Cartelli stradali cinesi - Che, personalmente, non capisco.

DIARIO DI VIAGGIO IN CINA

Con la scusa di una trasferta di lavoro, nel 2008 organizzai una vacanza in Cina con la mia ragazza. Era l'anno delle Olimpiadi di Pechino: noi, viaggiando a fine luglio, le mancammo di qualche giorno, perdendo in partenza la possibilità di vincere una medaglia (già scarsa, comunque, dato che scortesemente nessuno ci aveva invitati a partecipare).
L'organizzazione non fu banale: non si capiva quanto indipendente potesse essere un viaggio in un paese come la Cina. Su internet, infatti, parlavano tutti di vacanze organizzate e i consigli da parte dei viaggiatori scarseggiavano. Ad ogni modo, ci rimboccammo le maniche e ci demmo da fare. Prenotammo il volo Londra-Pechino (con KLM, scalo ad Amsterdam). Spedimmo via posta i passaporti al consolato (attraverso un intermediario) per ottenere il visto. Scegliemmo i voli interni tra le città cinesi, in modo da goderci alcune delle attrattive più spettacolari, seppur rinunciando a malincuore ad altri luoghi che ci attiravano alla follia.
Arrivammo a Pechino, prima tappa del nostro itinerario di viaggio, la mattina del 20 luglio. Ci accolse un aeroporto ultra-moderno, al cui esterno c'erano sciami di taxi impazziti. Ne prendemmo uno a caso, mostrammo al tassista l'indirizzo del nostro Bamboo Garden Hotel, stampato appositamente in ideogrammi cinesi, e ci trovammo immersi nel caotico traffico pechinese. Erano praticamente tutti taxi, e tra uno e l'altro non c'era mai più di mezzo metro di distanza, anche a settanta chilometri l'ora.
L'hotel non era affatto male, con le canne di bamboo e le lanterne rosse. Sembrava proprio cinese. Lasciammo i bagagli e ci dirigemmo in centro utilizzando la metropolitana. Il caldo e il jet lag ci facevano cadere dal sonno, ma noi resistemmo con immane forza di volontà e iniziammo la vacanza e, con essa, la visita della città.
Beijing
Pechino - Il quartiere degli 'hutongs' è assai pittoresco.
Cominciammo dal Tempio Lama, affascinante complesso buddhista, impressionante per le decorazioni e il profumo d’incenso. Anche il vasto Tempio di Confucio ci lasciò soddisfatti.
Beijing
Tempio Buddhista - Il Tempio Lama (nella foto) e il Tempio di Confucio sono attrazioni immancabili.
Rimanemmo poi colpiti dagli Hutongs, il centro tradizionale costituito da stretti vicoli, baracche e vecchie case di un piano… era tutto molto cinese. La maggior parte della città, invece, era costituita da palazzoni moderni e strade trafficate (l’attraversamento delle quali era uno sport estremo). Anche la Pechino moderna era molto cinese, comunque, creata a spese degli Hutongs dalla ristrutturazione comunista. Concludemmo il nostro itinerario cittadino alla Torre del Tamburo e a quella delle Campane, meno affascinanti del resto, ma con una certa vista sulla città.
Per riprenderci dal jet lag cenammo in hotel, dove chiedemmo informazioni e consigli e prenotammo per il giorno successivo una gita alla Grande Muraglia.
Partimmo al mattino abbastanza presto a bordo di un pullmino. Durante il viaggio, una guida ci spiegava interessanti usi e costumi cinesi, tutti dimenticati, ormai, ma per qualche attimo ci sentimmo persone acculturate.
Lungo il percorso visitammo le tombe Changling, che raggiungemmo camminando lungo la Via Sacra (un grandioso viale circondato da imponenti statue di animali e bestie strane… non chiedetemi cosa rappresentino).
Ming Tombs
Tombe Ming - La Via Sacra alle tombe Ming.
Ci fermammo inoltre in una fabbrica di oggetti in giada. Erano veramente notevoli, lucenti, colorati e scolpiti con precisione fino ai dettagli più minuscoli. I prezzi superavano spesso le decine di migliaia di euro, quindi non ci sorse nemmeno il dubbio di comprare un souvenir (c’erano anche molti oggetti economici, ovviamente, ma risultavano davvero scialbi rispetto al resto).
Arrivammo alla Muraglia nella zona di Mutyaniu, meno turistica rispetto alla più famosa Badaling che è inclusa in ogni itinerario di viaggio. Già l’avvicinamento mi piacque, lontano dalla confusione della città, attravverso un villaggetto di case di legno che viveva di souvenir. Quando terminai di bere dell’acqua da una bottiglietta di plastica, un’anziana signora mi s’avvicinò chiedendomi a gesti la bottiglia vuota. “La butto io, non si preoccupi”, dissi in italiano, tanto per togliermi dall’impiccio. Lei ovviamente non capì e insistette. Forse m’amava, pensai. Alla fine mi resi conto che raccogliere i vuoti e rivenderli era il “lavoro” con cui la signora tirava a campare.
Giusto per ricordare a noi fortunati in vacanza che uno stipendio di un euro al giorno non era una rarità, in Cina.

Una seggiovia (eh sì) ci portò sulla Muraglia Cinese, sulle cui scale iniziammo a camminare su e giù, su e giù, su e giù. Sarò un po’ pazzo, ma fui colto da una voglia spasmodica di partire e non fermarmi più, percorrendo la sommità di tutti gli 8850 chilometri del muro più lungo al mondo. A Mutyaniu la Muraglia saliva su monti alberati, in un continuo sali e scendi, mentre più avanti credo si sarebbe persa tra terreni brulli e deserti. Non m’importava. Io volevo camminare e camminare ed esplorare. Un viaggio infinito.
Great Wall
La Grande Muraglia - La Grande Muraglia Cinese (sezione di Mutyanu nella foto) è impressionante e follemente lunga... fa venire smania di percorrerla tutta, per quanto impossibile.
Dopo un po’ rinsavii, forse aiutato dalla mia ragazza, e tornammo alla partenza. Per la discesa si poteva riprendere la seggiovia oppure un ben più divertente scivolo in metallo (eh sì) che con lunghi tornanti per evitare pendenze eccessive ci portò attraverso il bosco fino al villaggio da cui eravamo partiti.
Al ritorno dalla gita ci fermammo nel centro di Pechino. Demmo un’occhiata a dei mercatini di roba teoricamente commestibile (verdi bevande fumanti e carne appesa al sole in mezzo a sciami di mosche: una vista inquietante, ma molto cinese), ma decidemmo di mangiare in un ristorante tibetano (seguendo i consigli del sempre ottimo sito di viaggi di wikitravel), che raggiungemmo in taxi e chiedendo poi informazioni a degli uomini israeliani. Il menu per fortuna traduceva lunghe sfilze di ideogrammi cinesi con qualche parola inglese, probabilmente buttata a caso. Quel posto sapeva molto di vacanza.
Alla fine optai per lo stufato di yak e una deliziosa insalata agrodolce, ma tra i piatti c’era anche il cane. Mentre assaporavo lo yak, la mia ragazza era disgustata. Anche lei rimase comunque contenta dell’ambiente, ben decorato con artigianato tipico tibetano (così supponemmo, almeno) e poi allietato da due ballerine con colbacco di pelliccia, altrettanto tipiche e pure affascinanti, alle cui danze si univano i clienti. Le cose più divertenti, per me, erano l’assenza di turisti e il fatto che nessuno parlasse inglese, tantomeno i camerieri.
Il nostro ultimo giorno a Pechino fu dedicato ad alcune delle parti più belle della città. Iniziammo dall’enorme Piazza Tiananmen.
Tienanmen Square
Tienanmen Square - L'enorme piazza Tienanmen presenta anche l'ingresso alla Città Proibita.
Poi, la Città Proibita, il vasto insieme di edifici dorati che era stato la residenza dell’imperatore, mete fondamentali in un itinerario di viaggio in Cina.
Forbidden City
La Città Proibita - Templi, edifici, piazze e molto altro... tutto per l'Imperatore.
Visitammo quindi il rilassante Tempio del Cielo.
Il caldo e la digestione della cena tibetana stavano abbattendo la mia ragazza, che era piuttosto contrariata dall’idea di morire su suolo cinese. Per fortuna si riprese dopo essersi riparata all’ombra degli alberi. Visitammo infine il Beihai Park, un bel parco cittadino con specchi d’acqua, ricco di vegetazione, colline verdi e pagode panoramiche.
Beijing
Beihai Park - Una camminata in questo parco affascina e rilassa.
Beijing
Beihai Park
Cenammo in albergo, più che altro perché dopo l’esperienza “tibetana” la mia ragazza era diventata piuttosto diffidente verso i ristoranti pechinesi. Mi spiacque non poter provare qualche altro posto assurdo, ma in effetti anche in hotel si mangiava del buon cibo cinese.

Il mattino dopo il nostro itinerario di viaggio ci portò a Shanghai con un aereo della China Eastern Airlines. Atterrammo sani e salvi come preventivato. Il caldo era se possibile ancora più umido e opprimente che a Pechino. Tra lo smog, splendeva sempre il sole. In un giorno e mezzo visitammo i tipici luoghi turistici della gigantesca Shanghai.
La città è attraversata dall’ampio fiume Huangpu lungo cui si può piacevolmente passeggiare seguendo il Bund, un’ampia strada su cui si affacciano edifici coloniali. Dall’altro lato del fiume c’è la Shanghai ultra-moderna, con grattacieli fantasmagorici.
Shanghai
Shanghai, Bund - Dal Bund (la passeggiata coloniale lungo il fiume Huangpu) si gode di questa fantastica vista sulla parte commerciale di Shanghai.
Qui salimmo sulla Oriental Pearl Tower, da cui godemmo del panorama che s’estendeva fino alle scialbe periferie di Shanghai. Sono quartieri in cui vivrei volentieri, se l’unica alternativa fosse abitare in un igloo al Polo Nord con indosso soltanto un perizoma. Probabilmente i cinesi che ci vivono sono davvero senza alternativa: la dittatura comunista dev’essere piuttosto dittatoriale, su certi argomenti.
Tornati sulla sponda del Bund, passeggiammo poi nella vecchia Shanghai, con belle casette caratteristiche, molto ben tenute (fin troppo: perdevano sapore d’antico, così), vicoli e canali. Giungemmo infine ai giardini Yuyuan. L’idea cinese di giardino è veramente curiosa, con specchi, angoli, spazi ristretti, forme strane… il risultato però è affascinante.
Shanghai
Shanghai, città vecchia - Questi edifici sono molto ben tenuti, fin troppo!
La sera girammo per Nanjing Road, la strada più commerciale, densa di negozi, ristoranti e bar e percorsa continuamente da migliaia di persone. Osservando i palazzi e i grattacieli che s’affacciavano sulla strada arrivammo all’animata piazza del Popolo. Più tardi, rimanemmo affascinati dalla vista dal Bund verso i grattacieli dall’altra parte del fiume, che formavano una skyline notevole.
Shanghai
Shanghai - Il centro città è moderno, pieno di negozi, persone e grattacieli.
Dormimmo in un hotel 4 stelle (una doppia per 40 euro o qualcosa del genere). Il giorno e poco più che dedicammo a Shanghai fu ampiamente sufficiente per le nostre intenzioni, e volammo così verso Guilin, nel sud della Cina, per continuare la vacanza in un ambiente più naturale.
All’aeroporto la mia ragazza e io fummo accolti dalla guida e dall’autista che avevamo contattato via internet. Ci avrebbero scarrozzati per tre giorni al prezzo di 300 euro a testa, una cifra onesta considerate le notti in albergo, l’auto, i biglietti per le attrazioni, i pasti, ecc.
Eravamo entrambi fiaccati dal caldo e dal cibo cinese, ma l’aria più pulita di Guilin e della campagna circostante ci rimisero subito in sesto. Rispetto alle caotiche Pechino e Shanghai, faceva quasi fresco. Guilin era in effetti un paradiso, circondato da spettacolari montagne che ricordavano i panettoni di Rio de Janeiro.
Guilin
Guilin - Spettacolari, assurde montagne lungo il fiume Li.
La nostra visita sarebbe iniziata proprio dai monti. In auto prima e a piedi poi arrivammo al caratteristico villaggio di Longji, fatto di casette di legno e mulattiere e posizionato sul pendio di una collina ricca di campi coltivati e terrazzamenti. Il paese ci piacque moltissimo, anche se la nostra camera d’hotel era stata pulita per l’ultima volta nel 1732 (circa). A cena scegliemmo un ristorantino panoramico che ci propose del saporito riso cotto in una canna di bambù, quindi verdure e tofu.
Guilin Longji
Guilin - Longji - Longji, sulle colline presso Guilin, è un villaggio molto caratteristico abitato da contadini.
Il mattino dopo, accompagnati dalla guida che ci forniva informazioni sulla vita bucolica cinese, c’inerpicammo per le montagne alle spalle di Longji, tra le spettacolari risaie a terrazza di Longsheng e le foreste di bambù. Grazie ai panorami e all’interessante vita contadina fu una giornata bella e rilassante (a parte quando un serpente strisciò a mezzo metro davanti a noi e la guida, con noncuranza, commentò che era molto velenoso), una delle migliori del nostro viaggio in Cina.
Guilin Longji
Risaie a terrazza - Le sue risaie a terrazza offrono splendide viste.
Guilin Longji
I Sette Dragoni di Longji - E strane forme.
Nel pomeriggio lasciammo i monti e tornammo a Guilin, sul fiume Li. Ammirammo una scogliera a forma di proboscide d’elefante (i cinesi hanno una fantasia clamorosa per queste cose), quindi visitammo la Reed Flute Cave, una grotta calcarea con le opportune stalattiti e stalagmiti rese ancor più spettacolari da artistici giochi di luce artificiali.
Reed Flute Cave
Reed Flute Cave - Luci colorate rendono questa caverna presso Guilin ancora più speciale.
La sera fummo accompagnati in hotel, quindi vagammo per la città. Era un piacere passeggiare per Guilin, dove notammo in particolare le due pagode del Sole e della Luna, le cui illuminazioni (rispettivamente di giallo e di bianco) si riflettevano sull’acqua.
Guilin
Tramonto a Guilin
Il 27 luglio fu il punto più alto della visita al sud della Cina e forse di tutta la vacanza. La crociera sul fiume Li, infatti, ci permise d’ammirare uno dei paesaggi più belli e particolari della Terra, meta necessaria per ogni itinerario di viaggio in Cina.
Guilin
In barca sul fiume Li - Una breve crociera è il modo migliore per godersi il posto... ma also del trekking e altre attività avventurose sarebbero un'ottima idea.
L’ampio fiume scorreva tra ripide montagne a forma di enormi supposte (esistono anche paragoni più poetici, me ne rendo conto). Sulle sponde e sui monti il dominio era della natura, con una ricca vegetazione e qualche bufalo d’acqua, mentre sul fiume navigavano barchette di legno che ogni tanto arrivavano “all’arrembaggio” del nostro battello per vendere souvenir e chincaglierie varie.
Guilin
In barca sul fiume Li
Arrivammo a Yangshuo estremamente soddisfatti. Per la sera la guida ci propose d’assistere a uno spettacolo teatrale di musica e giochi di luce. Fu una buona idea accettare. Il “palco” del teatro, infatti, era uno specchio d’acqua naturale del diametro di svariate centinaia di metri racchiuso tra magnifiche montagne verdeggianti. Sul lago, grazie a barche e passerelle, si muovevano attori in costume. I cinesi vanno pazzi per i giochi di luce e musica, ancor meglio se sull’acqua, quindi il pubblico “indigeno” era ancora più entusiasta di noi.
Il giorno dopo vagammo in bicicletta per la campagna di Yangshuo, tra i campi coltivati e le solite montagne a forma di supposta, di quelle supposte che vorresti non usare mai. La guida ci mostrò gli ennesimi luoghi paradisiaci della regione, di cui comunque non ci stancavamo, e bei momenti di tipica vita contadina.
Yangshuo
Yangshuo - Il giro sul fiume Li termina a Yangshuo, che presenta una bellissima campagna, ideale per una scampagnata in bici.
Yangshuo
Campi di Yangshuo - Altre viste eccezionali.
Nel pomeriggio fummo riaccompagnati all’aeroporto. Salutammo Jay con una sincera stretta di mano e partimmo in direzione Xian.
Qui dovevo partecipare a una conferenza (la “scusa” che m’aveva permesso di farmi pagare dall’azienda il volo per la Cina) della durata di cinque giorni. Xian, l'antica capitale cinese, non merita una visita tanto lunga, e avremmo forse preferito allungare il nostro itinerario andando in Tibet, ma non ci potevamo comunque lamentare. Anzi, vivemmo alcuni momenti piacevoli e altri addirittura straordinari.
Anzitutto alloggiavamo in un hotel a cinque stelle con pista da bowling e piscina olimpionica incluse, il che, essendo gratis, ci piaceva abbastanza. Inoltre tra una sessione della conferenza e l’altra potemmo concederci alcune gite.
Visitammo il centro di Xian col suo caratteristico mercato. Esplorammo inoltre un parco dei divertimenti tipicamente cinese (infatti oltre a noi non c’erano stranieri). Era fatto di giardini, corsi d’acqua, laghetti e ricostruzioni di edifici antichi. Le attrattive principali erano giri in pedalò sui laghetti, spettacoli di musica e balli, sfilate allegoriche e giochi di luci e suoni. Rimanemmo affascinati in particolare dalle acrobazie compiute da un piccolo drago cinese (sotto cui si nascondevano due ragazzini) che danzava e faceva salti mortali su dei pali alti tre metri.
Xian
Un drago a Xian - Xian è l'antica capitale cinese ed è ricca di spettacoli inusuali per gli stranieri.
Partecipammo inoltre ad alcune attività organizzate dalla conferenza, tra cui la gita alla famosissima armata di terracotta e una cena in un lussuoso ristorante davanti a begli spettacolo di musica e danza.
Xian Chinese Dance
Danza cinese
L’armata di terracotta è tanto rinomata che non può che deludere. Le centinaia di statue di soldati in grandezza naturale o quasi, ognuno diverso dall’altro, sono infatti stupefacenti, ma racchiuse sotto un poco affascinante capannone (necessario per conservarle). Dal punto di vista storico-culturale, comunque, è uno spettacolo imperdibile.
Xian Terracotta Army
L'armata di Terracotta - Così famosa che non può essere mancata, nonostante il triste capannone che conserva le statue.
Un’altra sera io e la mia ragazza ci perdemmo per il centro, arrivando in una bella piazza moderna dove si svolse uno spettacolo di – indovinate! – luci, suoni e acqua. Dalle fontane s’alzavano getti di decine di metri a tempo di musica mentre in cielo scoppiavano i fuochi d’artificio.
L’ultimo botto della vacanza – altro che botto, una vera e propria esplosione – fu la visita alle mura di Xian, ultima meta del nostro itinerario di viaggio. Non tanto per le mura (comunque davvero notevoli per la loro imponenza, ci poteva passare un’autostrada sopra) quanto per l’eclissi totale di sole che potemmo goderci dalla loro cima.
La conferenza era infatti stata opportunamente organizzata in modo da coincidere con questo raro evento. Nel tardo pomeriggio il sole iniziò a essere coperto dalla luna, un fenomeno inizialmente non visibile a occhio nudo. Ponendosi un apposito filtro davanti agli occhi, però, si poteva notare il “morso” scuro su quella palla gialla che è il sole.
Finché l’eclissi rimase parziale la luce solare era sufficiente per coprirne ogni segno. Poco prima del tramonto, però, l’eclissi si fece totale. Osservando a occhio nudo, accadde tutto molto in fretta. Di secondo in secondo il cielo si faceva sempre più buio, poi in un istante scese la notte e la temperatura calò. Il sole era una palla scura con una sottilissima corona gialla. Noi eravamo frastornati, stupefatti.
Solar Eclipse China
Eclisse solare a Xian - Un modo stupefacente di terminare il viaggio, uno spettacolo originale e vagamente spaventoso. Scese la notte all'improvviso, il sole presto risorse, e poco dopo tramontò di nuovo.
Non avemmo nemmeno il tempo d’abituarci all’idea che il sole potesse scomparire così, all’improvviso, in mezzo al cielo, senza avvertire e senza nemmeno fare una telefonata, che il sole altrettanto velocemente ricomparve dall’altra parte della luna. Fu come una seconda alba. Un quarto d’ora dopo fu invece la volta di un secondo tramonto, quello vero, in seguito al quale venne buio non per un minuto, ma per una notte intera.
Questa esperienza, il fiume Li, la vita cinese e i nostri problemi intestinali si mescolano nei ricordi di uno dei viaggi più belli che si possano sognare. Problemi intestinali comunque lievi, che non devono scoraggiare, e che anzi non sono nulla rispetto al vero problema: il viaggio finì e dall’avventurosa vacanza ritornammo alla routine quotidiana. Come passare da Angelina Jolie a una scimpanzé. (O, per le fanciulle, come passare da Brad Pitt a uno scimpanzé). (O, per gli scimpanzé, come passare da un bell’esemplare di scimpanzé ad Angelina Jolie/Brad Pitt).
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