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EGITTO

Diario di viaggio: monumenti millenari, deserti, rocce a forma di coniglio e falafel
Itinerari di viaggio, escursionismo, kayak e vela in Italia e nel mondo

EGITTO: FOTO E DIARIO DI VIAGGIO

Qui sotto alcune delle foto più affascinanti dall'Egitto e un divertente e interessante diario di viaggio pieno di informazioni e aneddoti che descrive l'intero itinerario. Se non le avete ancora lette, date un'occhiate alle informazioni di viaggio e alla mappa dell'itinerario qui: www.wildtrips.net/egitto.htm.

Luxor
Luxor - Vista dal Beit Sabee hotel.

DIARIO DI VIAGGIO IN EGITTO

In vista delle vacanze di Natale del 2009, fui colpito dall'idea di visitare l'Egitto. Tale desiderio di viaggio non era nato pensando alle piramidi o al Mar Rosso, bensì trovando per caso, su internet, una foto del Deserto Bianco. Era un luogo troppo assurdo per non correre a visitarlo. Certo, ci sono molti altri posti affascinanti, in Egitto, ma è quando vedo qualcosa d'estremamente bizzarro che proprio non resisto e devo partire. Bisogna seguire la follia, e non la folla, per fare la cosa giusta.
Con questa regola bene in mente, la mia ragazza e io prenotammo il volo per il Cairo con partenza il 23 dicembre e ritorno il 30 (il classico Natale in famiglia poteva tranquillamente essere festeggiato verso il 20). Inoltre, prenotammo un volo A/R dal Cairo a Luxor, un B&B nella città dei templi e la gita di tre giorni nel deserto (quest'ultima tramite l'agenzia di viaggio locale Select Egypt, trovata su internet: non sembrava per nulla affidabile, ma il prezzo molto basso ci convinse).

Come da itinerario programmato, dunque, il 23 dicembre Alitalia prima ed Egypt Air poi ci portarono a Luxor.
Luxor
Villaggio presso Luxor
Cenammo in albergo (il Beit Sabee, una doppia 40 euro a notte) e andammo a dormire. La colazione sulla terrazza della guesthouse fu il primo momento emozionante della vacanza, non tanto per lo scarno buffet di marmellate e pane attorno a cui volteggiavano mosche in abbondanza, quanto per la spettacolare vista sulle montagne rosse attorno a Luxor.
Luxor
Tempio di Luxor
Luxor
Tempio di Hatshepsut
Ci venne a prendere il nostro tassista/guida per la giornata (che pagammo forse troppo, 50 euro a testa inclusi tutti i biglietti e il pranzo)... ...e ci portò a Medinat Habu, ai famosi templi di Karnak e di Luxor, alla Valle dei Re.
Luxor
Tempio di Luxor
Luxor
Tempio Medinat Habu
Un itinerario di viaggio in cui l'imponenza degli edifici e delle colonne si mescolava a quella del paesaggio, rendendo i panorami strabilianti. Per me, appassionato di cibi esotici (soprattutto se bizzarri, folli, insensati, ecc), anche il pranzo col tipico cibo arabo fu un piacere.
Luxor
Tempio di Hatshepsut - Uno dei numerosi templi e monumenti tombali disseminati per Luxor, un po' come nelle città d'oggi disseminano rotonde.
La sera decidemmo di fare una passeggiata nel centro di Luxor. Un taxi scassato ci venne a prendere in hotel. Raggiungemmo il Nilo, dove un uomo tarchiato c'invitò a salire sul suo piccolo battello. Accettammo e, a gesti, chiedemmo sia al tassista che al nostro Caronte di venirci a prendere attorno alle 23. Sinceramente dubitavamo di ritrovarli e non avevamo alcun modo di contattarli, ma eravamo altresì convinti che, nel caso, qualcun altro sarebbe stato pronto ad aiutarci per pochi soldi.
Nile
Nilo e felucche - Tramonto a Luxor.
Dopo avere ammirato un bel tramonto sul Nilo, cenammo all'aperto in un locale vicino al fiume, con pietanze eccellenti. Girammo per la città, osservando con interesse quel mix d'enormi monumenti millenari, moderne strutture turistiche e catapecchie sfasciate. Era il 24 dicembre, ma lo si notava soltanto nei luoghi più turistici, dove qualche cameriere indossava un berretto da Babbo Natale. Non che il tradizionale Natale ci mancasse: si stava bene al caldo, lontani dalla frenesia dello shopping compulsivo e dalle luci abbaglianti del traffico e dei negozi. Preferivamo stare in vacanza in Egitto, a prescindere da che giorno fosse.
Il ritorno all'albergo fu un segno dell'efficiente sistema tipico dell'Egitto (e di altri paesi arabi) di accordi, amicizie e bakshish (mance) tra egiziani e turisti. Alle 11 di sera, come previsto, arrivammo sul Nilo, dove eravamo stati sbarcati dal traghettatore, che trovammo sulla barca pronto a partire. Ci fece salire e ci portò sull'altra sponda del fiume. Qui ad attenderci c'era il tassista, che ci caricò in macchina e a luci spente (per risparmiare benzina) ci riportò in albergo. In tutto spendemmo un paio d'euro a testa.
Luxor
Luxor di notte
All'alba del giorno dopo il nostro tassista di fiducia ci portò all'aeroporto da cui volammo a Il Cairo per continuare il nostro itinerario di viaggio in Egitto. Agli arrivi c'era ad accoglierci un uomo che teneva un cartello con scritto il mio nome. In silenzio, senza fornisci informazioni, ci scortò fino a un SUV su cui salimmo mezzi addormentati. Partimmo così per una strada dritta e monotona che sembrava destinata a scomparire in mezzo al deserto. Mentre osservavamo quelle distese infinite di sabbia e pietre ci domandavamo se fossimo vittima di un rapimento. Lo chiedemmo anche al nostro autista, in inglese, ma non capì e perseverò nel suo mutismo. Noi ci convincemmo che era così: del resto, avevamo pagato quei tre giorni di tour 140 euro a testa, inclusi dormire, mangiare, bere, autista, guida, jeep, ingressi ai parchi, ecc... davvero troppo poco per essere vero, persino per un viaggio low cost in Egitto.

Pranzammo in una stazione di servizio per camionisti. Il bar era in condizioni pietose, ma i bagni erano messi peggio. Ripartimmo e ci fermammo di nuovo in mezzo al nulla. "Ecco, questo è il momento del rapimento vero e proprio," ci dicemmo. Invece l'autista scese dal pullmino, aprì il cofano, tirò alcuni pugni al motore e ripartimmo. Meccanica applicata.
Arrivammo all'oasi di Baharyia verso l'ora di pranzo. Fu stupefacente vedere sorgere i palmeti e le case all'improvviso, in mezzo a quel piatto nulla sabbioso.
Egypt Baharya Oasis
Oasi di Baharya - Questa città nel mezzo del deserto è molto particolare: la sua crescita fu resa possibile da un'ampia oasi.
Egypt Desert
Duna sabbiosa
La cittadina era polverosa e sembrava cadere a pezzi, ma affascinava. L'autista silenzioso ci "rilasciò" in un bell'albergo in cui altri turisti attendevano di partire per il Deserto Bianco.
La nostra guida arrivò poco dopo. Era un ragazzo bassino, tipicamente beduino con la sua tunica e il suo turbante, originario di Baharyia. Si presentò parlando un inglese davvero limitato, su cui noi ponemmo dei dubbi, ma lui insistette che il suo inglese era perfetto. Gli demmo ragione per non offenderlo. La mia ragazza, la guida e io montammo su una bella Toyota 4x4 al cui volante c'era un autista molto simpatico e vagamente pazzo. Partimmo così per il nostro itinerario di viaggio nel deserto egiziano, non più il monotono piattume visto nella mattinata, ma un affascinante alternarsi di colori, rocce, colline e dune.
Egypt Black Desert
Deserto Nero - Dal Cairo una lunga strada porta nel deserto.
Ci fermammo in una zona di terreno scuro (il Black Desert), quindi su una lunga duna sabbiosa, per poi proseguire nell'itinerario attraverso le straordinarie Akabat Mountains, dove bevemmo un the alla menta in posizione panoramica.
Egypt Aqabat Mountains
Aqabat Mountains - Queste montagne presso il Deserto Bianco invitano palesemente all'esplorazione in 4x4.
Egypt Aqabat Mountains
Aqabat Mountains
I due beduini andavano matti per due cose (come tanti altri in Egitto): il the, che riempivano di zucchero, e la shisha, cioè la pipa ad acqua con cui fumavano il tabacco. Entrambe le specialità non erano per nulla indicate alla loro salute, ma per quei tre giorni ci adeguammo perché, in effetti, era un bel vivere.
Egypt Aqabat Mountains
Aqabat Mountains
Egypt Aqabat Mountains
Aqabat Mountains
Arrivammo al buio in mezzo al Deserto Bianco, di cui inizialmente potemmo soltanto intuire la bellezza. I beduini allestirono un campeggio e iniziarono a cucinare, mentre io e la mia ragazza ci guardavamo attorno. C'erano sabbia, bianche formazioni calcaree e molte stelle. Il campeggio improvvisato era costituito da una tenda per noi e un tappeto per la cena, attorno a cui i beduini crearono un riparo per il vento. Ci sedemmo sul tappeto e li osservammo affettare verdure e carne, che buttarono in un pentolone. Ne venne fuori un delizioso stufato di pollo. Intanto, chiacchieravamo (per quanto possibile date le differenze linguistiche) e cantavamo.
Egypt White Desert
Deserto Bianco
Egypt White Desert
Deserto Bianco
A qualche centinaio di metri da noi era stato costruito un altro campeggio mobile per gli occupanti di tre o quattro jeep. Insieme ai beduini li raggiungemmo e ci mettemmo a parlare e ridere coi turisti e le altre guide. C'era chi suonava il bongo, chi ballava e chi fumava shisha. Fu una splendida serata sotto il cielo più limpido che si possa desiderare. Era un paradiso selvaggio che valeva molto più dei pochi euro spesi. Sicuramente era meglio di un iPhone, ad esempio.
Già che ci sono, scateno una polemica gratuita. Quando descrivo i miei viaggi, qualcuno, talvolta, risponde che “non ha i soldi per partire”, pur possedendo scarpe Hogan, giubbotto Moncler, iPhone e altri oggettini alla moda (per l'iPhone la scusa del contratto biennale a 40 euro al mese ovviamente non vale: per usare whatsapp e viber basta molto meno, il resto è solo un modo dilazionato per pagare lo smartphone). Ovviamente va benissimo, ognuno spenda come preferisce ed è bello ci siano vedute differenti sulla vita: voglio solo dire che talvolta non è questione di potere o non potere, ma, più semplicemente, di scelte. Ed è anche bene stare attenti che queste scelte non siano condizionate dalla pigrizia mentale, perché a volte si rischia di rinunciare a cose meravigliose solo perché attaccati a qualche oggettino o a qualche costosa e inutile abitudine.
Egypt White Desert
Deserto Bianco - Queste formazioni calcaree hanno preso forme assurde che rendono questo deserto un posto unico al mondo.
Dopo una bella dormita nei sacchi a pelo (la temperatura di notte scese sicuramente sotto i 10 gradi) ci svegliammo all'alba per ammirare finalmente lo spettacolare Deserto Bianco alla luce del sole. Vagammo a piedi tra quelle formazioni rocciose insensate mentre i beduini preparavano la colazione e smantellavano il campo.
Egypt White Desert
Deserto Bianco
Egypt White Desert
Deserto Bianco
Ripartimmo poi con la jeep e continuammo a muoverci lungo itinerari fuori strada tra paesaggi spettacolari. Pranzammo sotto l’ombra degli alberi di una piccola oasi (le uniche piante nell'arco di chilometri). La sera, campeggiammo in mezzo al nulla e mangiammo carne cotta alla griglia.
Egypt White Desert
Deserto Bianco - Campeggiare in un deserto di monumenti calcarei è un'esperienza da provare almeno una volta nella vita.
Egypt White Desert
Deserto Bianco
Il giorno dopo, l'avventuroso itinerario di viaggio in jeep continuò. L'autista guidava a cento all'ora in mezzo al deserto e intanto ascoltava musica dance araba a massimo volume: era da morire dal ridere o di paura, a seconda del momento.
Oasis
Oasi - Vegetazione praticamente inesistente, quindi potete immaginare il piacere dell'ombra tra queste poche palme.
Camels
Cammelli
Sopravvivemmo anche a questo e tornammo a Baharyia. Ci spiacque salutare i due simpatici beduini. Un altro autista ci caricò sul suo pullmino che ci portò a Il Cairo, in centro, dove avevamo prenotato una camera privata in un ostello.
Uscimmo per cena, trovando un ristorantino non male nei pressi della gigantesca piazza Tahrir. La città ci pareva sicura, vivace, attraente.
Cairo
Il Cairo - La capitale dell'Egitto è caotica e piena zeppa di monumenti.
Il mattino successivo noleggiammo per venti euro un taxi per la giornata, contattato dall’ostello. L’autista aveva vissuto per anni a Genova prima di tornare in Egitto e parlava perfettamente l’italiano. Ci fece così anche da guida, cosa di cui gli fummo grati anche se cercò d’arrotondare con le tipiche tecniche utilizzate nei paesi arabi (cioè fermandosi in negozietti e ristoranti che gli passavano una percentuale).
In taxi raggiungemmo la periferia de Il Cairo, dove si trovava l’ingresso del principale sito delle Piramidi, quello di Giza. Qui noleggiammo un dromedario, su cui salimmo in due, e accompagnati dal cammelliere vagammo tra i famosi monumenti tombali dei faraoni.
Pyramids
Piramidi - Ovviamente immancabili: colpiscono sempre, nonostante la fama mondiale.
Camel
Cammello - Un bell'uomo, col suo stile.
Per quanto sia famosa la vista delle Piramidi, e per quanto sia deludente il fatto che si trovino sì nel deserto, ma a poche centinaia di metri dai più brutti condomini de Il Cairo, la loro vista ci emozionò. Del resto, si tratta d’edifici assurdi e giganteschi.
In quei momenti decisi che quando sarò morto chiederò di spargere le mie ceneri, così da evitare inutili fastidi a tanti schiavi. Anzi, forse farò meglio a chiederlo da vivo. Vedemmo poi la Sfinge, che ci colpì per le sue dimensioni ridotte. Avevamo immaginato di meglio.
Sphynx
La Sfinge - Molto meno notevole delle Piramidi.
Oltre alle Piramidi di Giza c’erano siti simili poco lontani da Il Cairo, luoghi quasi altrettanto imponenti e ugualmente privi di buon senso, ma molto meno frequentati. Così, il nostro autista ci propose un itinerario di viaggio tra le Piramidi d'Egitto che ci portò a Saqqara e a Dahshur. In quest’ultimo sito potemmo salire i gradoni della Piramide Rossa di Snefru e da qui entrare dentro il cuore della piramide, attraverso una stretta e ripida discesa. Non si vedeva niente, ma si poteva immaginare che quella fosse la camera tombale. Sopra di noi c'erano cento opprimenti metri di roccia. L'aria era stantia, vecchia di 3000 anni. Certo, questo ci tranquillizzava sulla resistenza della struttura.
Nel pomeriggio si concluse la gita. Vagammo allora da soli per il centro de Il Cairo, trovando un negozio di deliziosi e zuccheratissimi dolciumi. Io divenni un amante della bakhlava (un insieme di miele, noci e altre bontà). Mostrando il passaporto potemmo poi entrare nel complesso di edifici del consolato italiano, al cui interno c’era un ristorante che serviva pizza, pastasciutte e altri piatti tipici del Bel Paese. Il cibo egiziano era fantastico, ma ci piaceva l’idea d’andare a cena al consolato, era una cosa troppo stupida per non farla. In effetti, entrando nella trattoria sembrava proprio d’essere in Italia. Unica differenza, il pizzaiolo era italiano e non egiziano… ahahah.
Dedicammo il nostro ultimo giorno di vacanza alla visita del centro de Il Cairo. Passeggiammo per il vivace souk, fermandoci a pranzo presso un baretto con due tavolini all’aperto. Il posto sembrava pulito quanto un porcile mal frequentato, ma i tavolini in mezzo alla gente e al souk erano impagabili. Sorprendentemente, poi, anche il cibo risultò ottimo: saporite insalate miste e i più buoni falafel che io abbia mai mangiato – e li ho mangiati almeno in altre tre o quattro occasioni.
Cairo
Il Cairo
A parte il traffico insensato, vagare per Il Cairo fu semplice e sicuro. Il centro monumentale, tra vicoli e moschee, era davvero affascinante.
Cairo
Il Cairo
A cena ci concedemmo gli ultimi piatti tipici arabi, perché il mattino dopo ritornammo all’aeroporto e in Italia e il viaggio finì e l'itinerario terminò e lasciammo l'Egitto e la tristezza ci colse. Dai 25 gradi soleggiati passammo al freddo e alla pioggia. Non benissimo. Finire la vacanza era come finire un piatto di falafel: un momento di delusione, e il desidero prorompente d’organizzarsi presto per un bis, o almeno per una bakhlava.
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