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FRANCIA E SPAGNA IN CAMPER

Follie a Pamplona, surf sull'Atlantico e kayak nell'Ardèche
Itinerari di viaggio, escursionismo, kayak e vela in Italia e nel mondo

PAMPLONA E I PAESI BASCHI: FOTO E DIARIO DI VIAGGIO

Qui sotto alcune delle foto più affascinanti tratte da questa vacanza in camper in Francia e Spagna, in particolare nei Paesi Baschi. Segue un divertente e interessante diario di viaggio pieno di informazioni e aneddoti che descrive l'intero itinerario. Se non le avete ancora lette, date un'occhiate alle informazioni di viaggio e alla mappa dell'itinerario qui: www.wildtrips.net/francia-spagna-camper.htm.

Hendaye
Hendaye

PAMPLONA E PAESI BASCHI: DIARIO DI VIAGGIO

La libertà è l’assenza di costrizioni di qualsiasi tipo. E’ un concetto complesso e pure un po’ utopico, perché il desiderio stesso di libertà è una costrizione, in quanto impone di fuggire da tutto ciò che lega e condiziona. Ogni scelta è anche una rinuncia.
Cosa c’entra tutto ciò? Ehm… Niente. Mi serve però per spiegare che muoversi su un camper, o su un van camperizzato, è uno dei modi più liberi per viaggiare, sebbene abbia i suoi limiti. Insomma, se la libertà è un assoluto irraggiungibile, ci si può comunque avvicinare.
La sera del 5 luglio 2013 lasciammo la Riviera Ligure e con smania e gioiosa assenza di programmi partimmo in direzione Spagna. Era un venerdì, dopo lavoro, e in tre viaggiavamo a bordo di un Mercedes Vito col tetto a soffietto. L’obiettivo urgente era percorrere più chilometri possibile per avvicinarci alla nostra meta. Il resto dell'itinerario di viaggio in Francia e Spagna era del tutto improvvisato.
Dopo cinque ore di noiosa autostrada tra Liguria e Costa Azzurra, ci fermammo ad Aix-en-Provence quando era ormai l’una di notte. Parcheggiammo il pullmino sotto degli alberi e ci mettemmo a dormire, da barboni.
Quella prima notte avemmo difficoltà ad abituarci ai “letti” del Vito e ci svegliammo stanchi.

Il centro città era costituito da un ampio viale pedonale. Si sa che in Francia si deve stare attenti ai prezzi e, in effetti, la colazione al bar fu più costosa del dovuto. E’ anche vero che risparmiando sul dormire potevamo permetterci qualche lusso gastronomico.
Ripartimmo presto, alternandoci alla guida. Attraversare le pianure francesi in autostrada non rientra tra i piaceri della vita, ma ci sono cose peggiori, tipo la birra analcolica e le zecche. L’importante era avvicinarsi alla meta del nostro viaggio in camper. Montpellier, Narbonne, Carcassonne (bella la sua vista), Tolosa, Pau… Di pomeriggio finalmente lasciammo le autostrade e ci dirigemmo verso i Pirenei. Ci fermammo nell’affascinante paese medievale di Saint-Jean-Pied-de-Port (che di primo acchito traducemmo con San Gianni Piede di Porco – non uno stinco di santo, ma un santo stinco di porco – e avremmo potuto continuare con squallidi giochi di parole per ore e ore, fino al tramonto tra le colline). Da questa cittadina parte il lungo e intenso Cammino di Santiago, un business non da ridere per una cittadina così, ed è infatti piena di turisti. Li merita anche per la sua bella cittadella storica.
St Jean Pied De Port
St Jean Pied De Port - Questa cittadina pittoresca rappresenta un punto di partenza per il Cammino di Santiago.
Pochi chilometri dopo arrivammo al Passo di Roncisvalle e quindi in Spagna. Scendemmo verso Pamplona, che era la destinazione principale del nostro itinerario di viaggio nei Paesi Baschi. Erano le sette di sera quando entrammo in città, accolti da immagini surreali. Gruppi di centinaia di persone, tutte vestite di bianco con cinture e fazzoletti rossi, ci attraversavano la strada. Era infatti il primo giorno della settimana di festa di San Firmino, di cui pensavo di sapere abbastanza dopo avere letto Fiesta di Hemingway (un gran bel romanzo, scritto meglio – si vocifera – di questa pagina). Tuttavia, per qualche strana ragione, le informazioni sul “clothing style” non m’erano entrate in testa e in questa vacanza arrivavo impreparato .
Pamplona San Firmino
Pamplona - San Fermin - Tutte le strade del centro di Pamplona si riempiono di gente, nella settimana di festa di San Firmino.
Parcheggiammo vicino ad altri camper, in una vasta area, poco lontana dal centro, dedicata ai viaggiatori vagabondi. L’igiene era qui un lontano ricordo: la gente ubriaca dormiva nei prati, che erano pure i bagni, e aleggiava un forte odore di vino. Considerando che non era ancora ora di cena e che la festa era iniziata a mezzogiorno, sembrava un buon segno!
Salimmo fino alle mura di Pamplona e al suo centro storico. I nostri vestiti normali ci facevano però sentire estremamente inadeguati. Comprammo allora da un cinese, per pochi euro, il completo tipico di San Firmino. Tornammo al furgone per cambiarci, indossammo scarpe coperte (c'erano vetri ovunque, quindi le ciabatte erano sconsigliate) e belli luminosi coi nostri vestiti bianchi adornati di rosso ci buttammo nella festa.
Era un autentico sfascio. Vicoli pieni, gente ubriaca, musica alti, balli, odori forti… Mangiammo dei bocadillos con lo jambon serrano (panini al prosciutto) e bevemmo vino e sangria, ma principalmente vagammo a caso per la città.
A Pamplona, durante la settimana di San Firmino, tutte le mattine alle 8 viene tenuto l’encierro, la corsa coi tori. Andammo a curiosare il percorso, cercando un buon punto per osservarla la mattina successiva. Ci annotammo una piazzetta in buona posizione.
Nella zona destinata alla partenza dell’encierro c’erano già i tori che avrebbero corso il mattino dopo, chiusi in un recinto. Incontrammo un tizio esperto, italiano, che era già stato numerose volte in vacanza a Pamplona. Ci spiegò che le corse infrasettimanali erano le migliori, perché meno caotiche. Inoltre, ci rassicurò sugli eventuali pericoli: erano morte giusto una quindicina di persone in cent’anni. Certo, magari poteva capitare di rompersi un gomito o una gamba… A me non sembrava una cosa da poco, ma lui ci spiegò che erano problemi assolutamente trascurabili.
“L’esperto” viaggiatore mi parlava con sicumera, ma io mi convinsi che la sua vita fosse abbastanza patetica. Supposi che a Pamplona avesse provato l’unico momento di gloria della sua esistenza. Ecco, m’immaginavo la sua prima festa di San Firmino, nel 1997: aveva avuto un’avventura (solo baci, niente sesso) con una ragazza completamente ubriaca, che gli aveva poi vomitato addosso. Da quel giorno, aveva iniziato a idolatrare Pamplona e la Spagna, tornandoci tutti gli anni con la speranza di rivivere quei fasti, o almeno per potersi vantare di cose inesistenti al ritorno a casa. Non era più riuscito a ripetere quel successo, ma un giorno, nel 2004, un toro gli aveva dato una codata, rinvigorendo così la sua passione.

Nonostante la mia sarcastica immaginazione, la festa di San Firmino mi stava sinceramente appassionando. Tornammo a vagare per Pamplona. L’alcolismo è una componente necessaria della festa, perciò ci adeguammo. Erano le 2 o le 3 quando andammo a dormire.
Il mattino dopo ci svegliammo alle 6 (perché dormire quando si è in vacanza?) con l’intenzione d’occupare un buon posto per ammirare l’encierro. Essendo la prima domenica di festa, c’era parecchia confusione: baschi, turisti, corridori e rottami ubriachi della notte prima.
Trovammo comunque posto sul terrazzino che ci eravamo annotati. Solo due persone erano messe meglio di noi: ci dissero che avevano preso posizione all’una di notte. In effetti, erano piuttosto isteriche e paranoiche: quando guardavamo nella loro direzione, s’arrabbiavano temendo che volessimo rubargli il posto. Iniziavamo così a capire che quella sarebbe stata la mattina più delirante del nostro itinerario di viaggio in camper e in particolare della nostra vacanza nei Paesi Baschi spagnoli (e pure francesi, va).
Il pubblico era numeroso, fremente e di bianco vestito. C’era gente arrampicata ovunque. Molti erano in strada, dove correvano i tori, per correre con loro e provare a toccargli le corna, dimostrando il proprio coraggio (o follia). Alcuni avevano la GoPro legata al petto, che avrebbe fatto un gran video in caso d'incornata frontale, anche se i tori arrivavano da dietro quindi una GoPro nel fondoschiena sarebba stata più adatta. La polizia cacciava di malo modo dalla strada quelli troppo ubriachi o chi indossava uno zaino. La gente appollaiata sulle recinzioni veniva buttata in pista.
Si sentì un rintocco in lontananza. La moltitudine di persone sul percorso iniziò a correre. Qualcuno, con l’aria subitaneamente spaventata, tentò d’arrampicarsi su delle finestre.
I tori apparvero all’improvviso, imponenti e veloci. In due secondi percorsero quel pezzo di strada che potevamo vedere dalla nostra posizione. Tra le persone che correvano a fianco delle bestie, alcuni caddero.
In un attimo tutto si concluse. La tensione calò di colpo. C’era chi era deluso per non avere visto, altri iniziarono a camminare in direzioni a noi ignote. Qualcuno era ferito e fu soccorso dalla polizia. Poco dopo passarono delle mucche, correndo. Nessuno le considerò, poverine: solo i tori davano spettacolo. Hashtag sessismo.
C’incamminammo anche noi, verso l’arena. La “Plaza de Toros” era la meta finale della corsa. Entrammo insieme a tanti altri. In qualche modo, arrampicandoci e spingendo, trovammo posto sulle ringhiere delle gradinate. Ci si parò dinnanzi una visuale impressionante.
Pamplona Plaza De Toros
Pamplona - Plaza De Toros - Nell'arena di Pamplona si svolgono spettacolo tanto eccitanti quanto discutibili.
Le tribune erano colme di spettatori che cantavano e urlavano. Nell’arena c’erano coloro che avevano corso nell’encierro, e tanti altri. Tutti con la divisa bianca e rossa, ovviamente. I tori, alla fine della corsa, venivano rinchiusi dentro alle stalle e poi liberati uno per volta all’interno dell’arena. La gente li affrontava, con una certa dose d’incoscienza.
Era uno spettacolo divertentissimo. Il toro correva da una parte all’altra e tutti scappavano. I più paurosi venivano presi in giro dai cori del pubblico, che urlava “Tontoooo tontoooo”. I più coraggiosi, invece, riuscivano a toccare le corna del toro o ancora meglio a saltarlo ed erano applauditi. Qualcuno, immancabilmente, veniva incornato. A un tizio grassoccio furono strappati via i pantaloni e rimase col sedere all’aria, per il divertimento del pubblico.
Pamplona Bull
Un toro di Pamplona - Un brutto momento per una persona, ma un gran momento per la folla.
Lasciammo l’arena e il delirio continuò per la città. Feste e gente ad ogni ora. Fu il momento delle processioni tradizionali di Pamplona, manifestazioni assolutamente insolite per i foresti. C’era una difficilmente comprensibile commistione di sacro e di profano: i crocifissi s’alternavano a sagome che prendevano in giro vescovi e papi. C’erano bande di musica religiosa e bande allegre, c’erano statue giganti portate da uomini forzuti e goliardiche marionette. C’erano scherzi e balli.
San Fermin
San Firmino - Per la città si svolgono curiose processioni.
Dopo pranzo tornammo al pullmino e, stranamente assonnati, lasciammo Pamplona dirigendoci verso San Sebastian, bella città basca sulla costa settentrionale della Spagna. Un’ora dopo eravamo sulla bellissima baia della Concha, su cui si affaccia la città. L’arco di spiaggia è frequentatissimo e chiuso da due promontori e un isolotto. Girammo per il centro, fermandoci poi a sonnecchiare sulla spiaggia della seconda baia di San Sebastian, quella di Zurriola. Riprendemmo il furgone e ci dirigemmo subito fuori città, dove c’era un bel campeggio in collina. Ci lavammo e sistemammo, quindi tornammo in centro con un comodo autobus.
San Sebastian
San Sebastian - Probabilmente una delle migliori spiagge cittadine del mondo.
I pintxos (ovvero le tapas di San Sebastian) sono gustosi piatti di assaggi. Costano da uno a quattro euro, a seconda degli ingredienti, delle dimensioni e del locale. Per riempirsi bisogna divorarne almeno cinque, a volte anche 10, senza contare il fatto che sono tanto appetitose da rendere molto difficile smettere. Noi passammo la serata a vagare da un locale all’altro per goderci i pintxos prima e delle birre poi.
Dopo la riposante notte in campeggio, muovemmo nuovamente il furgone e tornammo a San Sebastian, dove affittammo delle canoe (una doppia e una singola) presso un circolo velico. Trattando ottenemmo un buon prezzo: unica condizione, non uscire dal golfo. Ovviamente, fu la prima cosa che facemmo. Come scusa, avremmo sempre potuto dire d’avere capito di non uscire da un altro golfo, tipo quello di Biscaglia.
Del resto, un giro in canoa della baia di San Sebastian sarebbe stato breve e poco interessante, e noi dai nostri itinerari di viaggio chiediamo sempre il meglio. Ci prendemmo tre ore di tempo, in cui pagaiammo lungo le scogliere a ovest della città.
Pays Basque
Paesi baschi - Un giro in canoa può portare ad esplorare tratti di costa inabitati e scogliere spettacolari.
Era un bel paesaggio con impressionanti pareti di roccia. Abituati al Mar Ligure, lì nei Paesi Baschi, ovviamente bagnati dall'Oceano Atlantico, notavamo due differenze principali: le lunghe onde oceaniche e i prati verdi al posto della macchia mediterranea.
Arrivammo fino a una selvaggia baia rocciosa orlata da una spiaggia di grosse pietre. Scendemmo a terra e tra gli alberi notammo due capanne di legno. Ci inerpicammo ad esplorarle: ormai erano in cattive condizioni, ma dovevano essere state dei rifugi di fortuna per pescatori o per qualche hippy desideroso di fuggire dalla civiltà moderna.
Noi, invece, a colpi di pagaia tornammo in città e, passando in canoa di fianco a bar, bagni e bagnanti, rientrammo in porto.
Kayak San Sebastian
Kayak a San Sebastian
Dopo un altro po’ di vita da spiaggia a San Sebastian riprendemmo il furgone e ci dirigemmo verso ovest. Ci fermammo presto per ammirare il panorama della città dal Monte Igeldo. L’ingresso era a pagamento e sulla cima c’erano un parco giochi e un immenso hotel: iniziammo a notare che nei Paesi Baschi (e in Spagna in generale) hanno veramente esagerato con le costruzioni sul mare. Per fortuna, la vista sulla baia della Concha era strepitosa.
San Sebastian
San Sebastian dal Monte Igeldo
Riprendemmo le nostre peregrinazioni in camper, senza una meta precisa, seguendo la strada lungo la costa. Vedemmo begli scorci e belle spiagge, ma anche cittadine rovinate da un’eccessiva cementificazione.
Zarautz, ad esempio, era “rapallizzata”. Aveva però il vantaggio d’essere un paradiso per i surfisti, col suo lunghissimo spiaggione.
Pays Basque
Paesi Baschi
Getaria era più piccola e caratteristica, col suo porticciolo. Zumaia era sviluppata, ma affascinava per le vicine scogliere.
Quando fu sera ci fermammo a cenare a Mutriku. Doveva essere un caratteristico paesino di pescatori, e in effetti lo era… con un grattacielo in mezzo, però. Peccato perché quel condominio criminale rovinava completamente il borgo, che altrimenti avrebbe potuto vagamente ricordare le Cinque Terre.
Chiedendo consiglio a un anziano del luogo, ben contento d’essere d’aiuto, ci facemmo guidare presso un buon ristorante nascosto. Fu un’ottima idea: freschi frutti di mare, porzioni abbondanti e prezzi contenuti.
A quel punto, dovevamo solo trovare un posto dove dormire! Ripartimmo in furgone verso ovest e ci fermammo presto in un ampio parcheggio sul mare, davanti alla spiaggia di Barreiatua, poco prima di Ondarroa (sono tutte località dei Paesi Baschi, lo giuro, non sto inventando nomi a caso). Alzammo il tetto a soffietto e, due sotto e uno sopra, prendemmo facilmente sonno.
Ci svegliammo ben riposati e il paesaggio ci mise subito di buon umore: un’ampia spiaggia, un isolotto roccioso e delle scogliere da esplorare. Camminammo fino al paese di Ondarroa per fare colazione. I condomini non erano proprio opere d’arte, ma tra il fiume e le spiagge il paese aveva un suo fascino. Tornammo indietro e c’incamminammo tra gli scogli, cercando i tratti di costa più selvaggi. Ammirammo quelle affascinanti lingue di roccia che s’infilavano in mare.
Flyboard
Flyboard
Nel frattempo, il parcheggio iniziò a riempirsi. Quando vedemmo arrivare dei parcheggiatori capimmo che era il momento di partire e ci allontanammo velocemente da Barreiatua. Del resto, i parcheggiatori baschi potevano già essere soddisfatti, con tutti i soldi che avevamo speso a San Sebastian, dove non ci era stato possibile trovare posteggi gratuiti.
Continuammo lungo la tortuosa strada sul mare. Ora la costa era più selvaggia, priva di spazi dove costruire e rovinarla. Quando arrivammo in vista di Lekeitio ci fermammo. Eravamo su una collina sul mare, con un bel panorama.
Lekeitio
Lekeitio - Una bella cittadina sul mare con possibilità di surfare.
Parcheggiammo e iniziammo a camminare in un bosco prima e su un ampio prato verde poi, scoprendo angoli di paesaggio davvero notevoli, tra i più belli del nostro itinerario di viaggio nel nord della Spagna. Lekeitio sembrava una bella cittadina, molto costruita, ovviamente, ma non rovinata. Tornammo al furgone camperizzato e cercammo un parcheggio in città. Fu davvero un’impresa, ma alla fine trovammo un posteggio gratuito, distante dal centro. Una lunga camminata ci portò prima sul porto, dove mangiammo due tapas, poi, seguendo il lungomare, alle belle e frequentate spiagge. A un certo punto dovemmo attraversare un fiume. C’era la bassa marea e, tenendo alte sopra la testa tutte le nostre cose, tipo donne africane, ma più chiari e imbranati, riuscimmo a guadare.
Lekeitio
Lekeitio
Arrivammo così alla lunga spiaggia ai piedi della collina verdeggiante su cui eravamo stati poco prima. Davanti alla città c’era un isolotto collegato alla terraferma da una lingua di sabbia. Andammo a visitarlo, ma presto la marea iniziò a salire e ci affrettammo a tornare indietro, prima di rimanere bloccati.
Volevamo noleggiare una tavola di surf, ma l’intensità delle onde era calata e non c’era più nulla da surfare. Avemmo allora l’idea del SUP, ma tutte le tavole erano impegnate. Lekeito ci piaceva, ma dava problemi.
Lekeitio Island
Isola di Lekeitio
Alla fine, comunque, anche camminare e godersi la spiaggia fu un piacere. Per compiere una qualche attività “tipica”, provammo delle racchette da pelota basca. Erano pesantissime: il braccio si stancava subito, ma, centrando la palla bene davanti, s’imprimeva alla pallina una velocità eccezionale, particolarmente pericolosa per gli altri bagnanti (lo scopo del gioco era ammazzare qualcuno, credo).
Tornammo verso il furgone. Con la marea alta, attraversare il fiume era improponibile. Il paesaggio stesso era cambiato: le ampie spiagge divenute molto più strette, gli scogli scomparsi.
Era metà pomeriggio quando riprendemmo l’auto. La strada s’allontanò dalla costa, perdendo qualcosa dal punto di vista paesaggistico. Arrivammo all’autostrada e guidammo fino a Bilbao. Per una città così grande, fu sorprendentemente semplice arrivare in centro e parcheggiare a due passi dal Guggenheim Museum.
Bilbao Guggenheim Museum
Museo Guggenheim di Bilbao
Questo originale edificio, costruito nel 1997 per ridare lustro al lungofiume di Bilbao, è uno dei massimi esempi di architettura moderna (come direbbe il libro di storia dell’arte delle medie). Le curve delle sue pareti di lamiera hanno forme sorprendenti e riflettono la luce del sole e i colori cangianti del fiume.
Bilbao
Bilbao - Una città con una sua storia, ma moderna e vivibile, da visitare.
Bilbao Guggenheim Museum
Museo Guggenheim di Bilbao
Era quasi il tramonto, quindi non ci fu possibile visitare gli interni. C’era però molta gente che camminava sul lungofiume ad ammirare l’edificio e tutto il contorno.
Ci spostammo in centro e la nostra prima, positivissima impressione su Bilbao fu confermata. Era una bella città, ben tenuta, ricca, che coniugava storia e modernità.
Bilbao
Bilbao
Bilbao
Bilbao - Un posto originale per il SUP.
C’erano numerosi ristoranti che offrivano menù tra i quindici e venticinque euro. Scegliemmo quello che ci attirava di più e cenammo all’aperto, in un vicolo vivace, sentendoci proprio in vacanza, e a Bilbao per di più.
Era notte quando riprendemmo il furgone e ci allontanammo dalla città, prima in autostrada, poi in strade di campagna, in direzione San Sebastian. Tentammo qualche deviazione in stradine isolate e finalmente trovammo uno spiazzo in mezzo agli alberi dove parcheggiammo, alzammo il soffietto e ci mettemmo a dormire.
Ci svegliammo immersi nel verde. C’era un agriturismo poco distante, e nient’altro. Anche la strada finiva. Poi, all’improvviso, comparve un treno che fluttuava a mezz’aria, tra gli alberi. Ci svegliammo meglio e realizzammo che sulla collina davanti a noi ci dovevano essere dei binari nascosti dalla vegetazione.
Guidammo fino a Zarautz, dove affittammo due tavole da surf. C’era poca onda, ma sufficiente per dei principianti su delle longboard.
Lasciammo la gigantesca spiaggia e guidammo fino a Pamplona. Arrivammo verso le 5 del pomeriggio con l’obiettivo d’assistere alla corrida. Infatti, tutte le sere alle sei, durante la settimana di San Firmino, i tori che hanno corso al mattino nell’encierro vengono uccisi nella Plaza de Toros. In linea di principio, non approvavamo lo spettacolo, ma volevamo farci un’idea di persona.
Essendo mercoledì la città era meno affollata, ma erano comunque numerose le armate bianco-rosse che battagliavano a chi era più ubriaco. Attorno all’arena, in particolare, c’era parecchia confusione.
I biglietti “regolari” erano venduti con ampio anticipo, quindi bisognava cercare dei tipi più o meno loschi che facessero bagarinaggio. Trattando, rifiutando offerte e attendendo il momento giusto spendemmo tra i 20 e i 35 euro a testa. Entrammo nell’arena e salimmo sulle gradinate.
Essendo già stati nella Plaza de Toros alla fine dell’encierro, eravamo abbastanza preparati su ciò che avremmo visto. La confusione però era moltiplicata per 42. Tutti avevano da bere e da mangiare, urlavano e cantavano, le bande suonavano. C’erano pizze da asporto, pentoloni in cui cuocevano dei fagioli, borse frigo colme di alcolici, hot-dog, dolci… Erano tutti brilli e generosi, offrendo bibite e cibo ai vicini di posto. Del resto, in tanti avevano portato alimenti a sufficienza per un reggimento.
Corrida
Corrida - Lo spettacolo nell'arena è crudele, ma in parallelo si svolge uno spettacolo follemente divertente sugli spalti: il pubblico spagnolo impazzisce letteralmente tra alcol, cibo, scherzi e canzoni.
L’abbondanza era tale che interi bicchieri di sangria, wurstel, panini volavano da una gradinata all’altra. Tutti erano sporchi di vino, noi inclusi, ovviamente: era impossibile sfuggire a quel bombardamento alcolico.
Entrò il primo toro. La banda suonò, i tipici canti s’alzarono. Era uno spasso.
Purtroppo, qua iniziò il momento spiacevole della corrida. Il picador, un cavaliere con una lunga lancia, entrò nell’arena e iniziò a ferire il toro, indebolendolo. Il toro se la prendeva col cavallo, che era bendato e indossava un’armatura.
Fu poi la volta dei banderilleros. Puntavano il toro, gli correvano incontro e gli infilzavano le banderillas nel collo. Apprezzai il loro coraggio e la loro agilità (nulla li proteggeva), ma era uno scontro impari: un solo animale contro un gruppo di uomini (c’erano anche i peones, coi drappi, per stancare e distrarre il toro).
Infine, intervenne il matador. Era lui, ovviamente, il centro dello spettacolo della corrida. Con movenze il più possibile eleganti, attirava il toro e se lo faceva passare a fianco. A un certo punto il torero si fece consegnare una spada. Continuò nei suoi giochi di maestria. Quando giudicò che fosse il momento giusto (l’animale stanco, il pubblico attento, lo spettacolo ben riuscito), attirò il toro a sé, lo ingannò col movimento del drappo e fece per piantargli la spada nel collo.
Pamplona Corrida
Pamplona - Corrida
Tuttavia, il colpo andò a vuoto. Il toro, dolorante, era ancora pronto a correre. I peones lo distrassero. Il pubblico fischiava.
Il matador raccolse la spada, caduta nella sabbia, e ricominciò i suoi rituali. Arrivò di nuovo il momento dell’uccisione, ma il giovane torero sbagliò ancora. Urla di scherno e cori offensivi si levarono dalle tribune.
Il toro, ferito, sanguinante, stanco e confuso, era vicino al bordo dell’arena. I peones lo confondevano coi loro ampi drappi fucsia. Il matador fece un ultimo tentativo con la spada. Sbagliò ancora. Il pubblico lo ricoprì d’insulti. Intervenne allora uno dei peones, col coltello. S’avvicinò al toro e con un colpo rapido lo fece stramazzare al suolo.
Le bande suonarono una musica potente e allegra. Noi eravamo a dir poco impressionati, ma il pubblico spagnolo, abituato, beveva e cantava e rideva. Lo spettacolo andava avanti. Che assurdità la corrida!
Entrarono degli uomini a piedi e a cavallo, tutti vestiti con abiti tradizionali baschi. Il toro fu legato per la testa e trascinato fuori dall’arena. Il sangue fu presto spazzato via dalla sabbia e il secondo toro entrò in campo.
Nel frattempo, il pubblico mangiava in abbondanza. Vicino a noi c’era una famigliola tedesca in vacanza, circondata da spagnoli che offrivano hot-dog in continuazione al padre grassoccio. La madre aveva un’espressione terrorizzata in viso e se ne stava tutta intimidita in un angolo, mentre attorno a lei volavano bicchierate di vino. Le figlie, due ragazze sui quattordici anni, venivano importunate da giovani baschi ubriachi, che provavano a baciarle. Noi ridevamo a vedere il padre distratto dal cibo mentre la sua famiglia era in balia degli eventi.
Era uno spettacolo delirante, un’orgia in cui tutto poteva succedere, ma in realtà sugli spalti non c’era violenza. Nonostante si venisse continuamente colpiti da oggetti, salsicce e sputi, non scoppiavano risse. Eventuali litigi venivano subito sedati da una bevuta nell'amichevole atmosfera sugli spalti della corrida.
Il secondo torero era molto più abile del primo e fu più volte applaudito dal pubblico. I suoi movimenti erano fluidi, in pieno controllo della situazione nonostante sfidasse il toro a passargli vicinissimo.
Arrivò il momento dell’uccisione. Stavolta fu sufficiente un solo colpo di spada, scagliato nel punto giusto, per uccidere il toro e terminare le sue sofferenze.
La corrida continuò con altri quattro tori. Il pubblico, però, era sempre più distratto dai propri vizi. Lo show, per noi, era sugli spalti.
Lasciammo la corrida meravigliati. E’ uno spettacolo degradante, oppure una tradizione da preservare? Una tortura per i tori, o un combattimento molto più onorevole di quello che succede nelle macellerie? Ha senso scandalizzarsi, considerando che gli animali uccisi nelle corride sono solo una minima parte di quelli uccisi tutti i giorni per produrre alimenti? Si dice che i tori abbiano la possibilità di ricevere la “grazia”, se combattono in modo straordinario (ma nel frattempo sono stati gravemente feriti). Se invece periscono, come accade praticamente sempre, vengono poi macellati.
Sinceramente, non farei mai del male a un animale e ritengo molto ingiuste le corride. D’altra parte, credo che chi mangia carne – come faccio volentieri io – non possa scandalizzarsi troppo senza risultare vagamente ipocrita.
Con questi interrogativi giravamo per Pamplona. Le strade del centro erano sempre in festa. In un vicolo incontrammo un simpatico gruppo musicale e un banchetto con “chorizo” di vari tipi, offerto dal quartiere. Mangiammo a scrocco e bevemmo birra al bar. Sempre bello risparmiare qualcosa durante un lungo itinerario di viaggio.
Dopo un’altra bella serata, ci ritirammo a dormire nel nostro furgone, nel solito parcheggio. Al mattino ci svegliammo piuttosto presto e ci dirigemmo verso la costa. Abbandonammo però i Paesi Baschi iberici e ci fermammo a Hendaye, in Francia, subito dopo il confine.
Hendaye
Hendaye - La parte francese dei Paesi Baschi presenta paesaggi notevoli.
Ci sarebbe piaciuto affittare un hobie-cat o un surf, ma, stranamente, non c’erano né vento né onde. Dopo avere dato un’occhiata alla lunga passeggiata a mare, decidemmo di fare una camminata verso la costa selvaggia a est della città. L’ampia baia era infatti chiusa da un piccolo promontorio verdeggiante dalle pareti scoscese. Continuando a piedi dalla lunga spiaggia fino a sotto le scogliere incontrammo paesaggi magnifici. Era una costa insolita, con tagli orizzontali nella roccia, anfratti, isolotti popolati da gabbiani e scogli posizionati nei modi più strani. Esplorammo, nuotammo, fotografammo e curiosammo. Dormimmo anche un po’, cullati dal rumore del mare.
Hendaye
Hendaye
Ci sarebbe stato da perdersi in camminate sugli scogli per ore e ore. Il rischio di rimanere intrappolati dall’alta marea avrebbe reso il tutto ancora più emozionante. Invece, a un certo punto decidemmo di salire ripide tracce di sentiero fino alla cima delle scogliere. Qui incontrammo sentieri battuti e prati verdi. C’era una splendida vista.
Hendaye
Hendaye
Esplorammo la zona. Poi, invece di tornare via mare, risalimmo i prati, scavalcando qualche recinzione fino a una imponente abbazia. Da qui seguimmo in discesa la strada provinciale fino a raggiungere la spiaggia e il nostro furgone.
Ripartimmo. Guidammo fino alla vicina St Jean de Luz, dove trovammo posto in un bel campeggio sul mare (il fantasioso nome del camping era in effetti “Du bord de mer”).
Davanti alla nostra piazzola c’era una spiaggia. Non resistemmo alla tentazione di un ennesimo tuffo nell’Atlantico, che quel luglio era particolarmente caldo, quasi come il Mediterraneo.
C’era anche un baretto che preparava aperitivi. Per 8 euro si mangiavano sei ostriche bevendo un bicchiere di champagne. Si vedeva il mare e le ostriche sapevano di mare, come doveva essere. La loro consistenza molliccia può sembrare disgustosa, ma a noi piaceva.
Per cena camminammo fino al centro di Saint Jean de Luz. Uomini malvagi ci avevano detto che era a soli dieci minuti dal campeggio, seguendo la spiaggia. In realtà, impiegammo una faticosa mezz’ora.
Saint Jean De Luz
Saint Jean De Luz - Una cittadina attraente piena d'ottimi ristoranti di pesce.
Lo sforzo fu premiato dal bel centro storico, caratteristico e ben conservato. C’erano numerosi turisti che affollavano i ristoranti. Ne scegliemmo uno in base ai menù a prezzo fisso. Mangiammo conchiglie e lumache e cozze di primo e una ricca zuppa di pesce di secondo. Dopo la mousse al cioccolato, ci alzammo da tavola soddisfatti: una cena più tipicamente francese non era possibile.
Dopo avere vagato per la città c’incamminammo lungo la spiaggia, sperando di trovare la strada breve per il campeggio suggeritaci dai summenzionati uomini malvagi. Confermammo la loro malvagità, perché dopo avere camminato per quella che sembrava una vita e mezza non trovammo alcuna strada. Allora tornammo indietro, verso la stazione, e chiamammo un taxi, rientrando confortevolmente al camping.
Il mattino dopo ci svegliammo con la prospettiva di guidare per parecchi chilometri. Volevamo fermarci a Biarritz per una pausa, ma a causa dell’intenso traffico non trovammo parcheggio. Allora, profondamente offesi, all'insegna della più folle improvvisazione dell'itinerario, prendemmo l’autostrada e andammo in Camargue, distante 570 chilometri. Dopo sei ore d’auto trovammo facilmente posteggio, a Saintes Maries de la Mer. Alla faccia di Biarritz.
Saintes Maries de la Mer è una bella cittadina sul mare, molto particolare con le sue case bianche. Passeggiando vicino al porticciolo, notammo un battello in partenza. Ci salimmo su, senza pensarci due volte, certi che qualcuno ci avrebbe fermato… ma no, nessuno ci chiese i biglietti.
La barca uscì dal porto. Ci fu offerto da bere. Non si vedeva granché, soltanto la costa sabbiosa, e quando il battello con quella strana gente si diresse verso il largo ci domandammo cosa stesse succedendo. Ipotizzammo che si trattasse di una setta di pazzi intenzionata a compiere un suicidio di massa. Invece, al tramonto la barca tornò indietro. Arrivati al porto abbandonammo quell’insensato viaggio organizzato e, incerti sui motivi di quella gita, riprendemmo a camminare per la città.
Scegliemmo un ristorante con la solita tecnica del menù fisso. Osservammo poi una fiera di cavalli (una delle maggiori attrattive turistiche della Camargue: una cavalcata sui sentieri, tra le paludi e i fenicotteri rosa, è un bellissimo modo per godersi questa regione).
Per dormire guidammo fino a una sperduta stradina sterrata. In mezzo a un silenzioso e buio non-so-cosa, ci coricammo nel nostro ormai confortevole pullmino.
Camper
Camper in Camargue
Ci svegliammo in un bel paesaggio paludoso, tra specchi d’acqua stagnante e tranquilli fenicotteri. Vagammo per un po’ per quel caratteristico panorama della Camargue, quindi facemmo rotta verso nord.
Il viaggio continuò nell'Ardèche... Continuate la lettura qui, con informazioni, foto e diario di viaggio sulla discesa dell'Ardeche.
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