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INDONESIA

Diario del viaggio in auto attraverso Giava e Bali, incontrando popolazioni indigene e paesaggi da togliere il fiato
Itinerari di viaggio, escursionismo, kayak e vela in Italia e nel mondo

INDONESIA: FOTO E DIARIO DI VIAGGIO

Qui sotto alcune delle foto più affascinanti dalla Indonesia e un divertente e interessante diario di viaggio pieno di informazioni e aneddoti che descrive l'intero itinerario. Se non le avete ancora lette, date un'occhiate alle informazioni di viaggio e alla mappa dell'itinerario qui: www.wildtrips.net/indonesia-it.htm.

Bromo Volcano
Vulcano Bromo - Uno dei molti vulcani attivi, piuttosto catastrofici, dell'isola di Giava.

DIARIO DI VIAGGIO IN INDONESIA

Da ragazzino, osservando l'arcipelago indonesiano sul mappamondo, rimanevo affascinato da quel vasto insieme d'isole e isolette, dalle forme strane, buttate a casaccio tra Oceano Indiano e Oceano Pacifico. Chissà quante meraviglie racchiudevano quelle terre? Almeno 42.
Nell'organizzazione di un itinerario di viaggio in Indonesia si deve quindi affrontare il filosofico dilemma su quali isole visitare. (A meno che - maledetti - non abbiate sei mesi di vacanza a disposizione). Bali e Lombok, le piu' turistiche? Giava, la piu' popolata? Le selvagge Sumatra, Borneo e Sulawesi?
Siccome eravamo in cinque a partire e non e' mai facile mettere tutti d'accordo, senza contare che il viaggio fu organizzato nel giro di un mese, basammo le nostre decisioni sul caso e l'improvvisazione. Ad esempio, anche se la nostra meta era l'Indonesia prenotammo un volo per Kuala Lumpur, in Malesia, perché quelli per l'Indonesia costavano troppo. Da "KL" avremmo poi raggiunto Singapore e da lì, grazie ai voli low cost dell'ottima Air Asia, Giava e Bali.
La visita di Kuala Lumpur fu una prima esperienza interessante nella nostra vacanza asiatica: la confusione, l'economico cibo asiatico, gli angoli d'indigenza e quelli di appariscente modernità. C'infilammo inoltre in un tempio buddhista dove assistemmo a una cerimonia tenuta da un uomo a torso nudo che indossava uno stretto pareo giallo. Probabilmente era la moda più trendy dell'estate buddhista. Fu curioso ascoltare quei canti e seguire quei rituali, di cui ovviamente non capimmo nulla.
Kuala Lumpur
Kuala Lumpur - La capitale della Malaysia è piena di mercatini, grattacieli, templi e contraddizioni.
Di Kuala Lumpur ci colpì inoltre il caldo afoso, che a un certo punto ci stecchì tutti e cinque in un prato in centro città. Eravamo in una delle piazze principali di KL. Ai suoi quattro lati si trovavano rispettivamente dei grattacieli, degli edifici coloniali, delle architetture tipiche malesi e una specie di chalet svizzero. Credo che il piano regolatore fosse stato scritto da un ubriacone incallito.
Camminando poi attraverso un parco cittadino, praticamente una piccola giungla, raggiungemmo la Torre Menara e la sua terrazza panoramica a 276 metri d'altezza, dalla quale s'ammiravano i grattacieli della città, tra cui le famose Petronas Towers. Nel tardo pomeriggio girammo per vivaci mercatini caratteristici, che la sera si trasformavano nella fiera del cibo a buon mercato. Cenammo in un luogo malfamato, gestito da un convinto oppositore dell'igiene, dove c'era un buffet con carne, verdure e roba colorata non meglio identificata. Non fu malaccio, per quei due o tre euro spesi. Il nostro itinerario in Indonesia iniziava all'insegna del risparmio (anche se eravamo in Malesia).
Il giorno dopo ci spostammo col treno per raggiungere la stazione degli autobus a lungo raggio di KL, che si trovava, un po' inspiegabilmente, fuori città. Da qui partimmo in pullman verso Singapore: sei ore di viaggio più il passaggio alla dogana.
Arrivammo al tramonto e subito Singapore ci colpì, con la sua modernità lucida e sfacciata.
Singapore Marina Bay
Singapore, Marina Bay - Il grattacielo Marina Sands è il più strano di tutti.
Raggiungemmo il centro e cercammo un ostello per dormire. Ci sorprendemmo di trovare tutto pieno. Il mondo in vacanza a Singapore? Siccome volevamo spendere poco, ma senza dormire per strada, alla fine prendemmo due camere in un losco motel a ore gestito da un appassionato di alieni. Era un tipo un po' matto, ma simpatico, che inizialmente pensò fossimo cinque gay desiderosi d'avere un'orgia, come da sua tipica clientela. Ma noi no, ci distinguemmo per il nostro semplice desiderio di dormire. Poi l'albergatore ci spiegò che gli extraterrestri avrebbero salvato il mondo e ci assegnò due stanze in pessime condizioni (che in effetti avrebbero avuto bisogno di un aiuto dal cielo, ma che non riuscirono a vincere l'ambito premio di "Camera più sudicia e sgradevole della vacanza", come si vedrà nel seguito di questo diario di viaggio).
Era piuttosto tardi quando uscimmo per una cena veloce. Ci dirigemmo poi verso Clarke Quay, una delle zone più vivaci della città. Si trovava lungo il fiume Singapore ed era un bel colpo d'occhio: le luci dei bar sul lungofiume e quelle dei grattacieli si riflettevano sull'acqua in una miriadi di giochi di colore. C'erano locali originali e una certa allegria. Non mancavano i turisti in vacanza, alcuni dei quali italiani.

Il giorno dopo, sempre seguendo il fiume Singapore, raggiungemmo Marina Bay, lo specchio d'acqua attorno a cui una giungla di grattacieli crea una delle skyline più spettacolari del mondo, meta fissa per un itinerario di viaggio a Singapore. Fu una bella passeggiata sotto a un sole caldo, ma non troppo. Su un lato della baia svettava il Marina Bay Sands, un insieme di tre grattacieli collegati sulla cima da un'enorme struttura a forma di nave, struttura sulla quale una piscina a sfioro e dei bar fornivano uno spettacolo davvero unico. Salimmo fino sul tetto, visitando la parte accessibile a tutti, per poi intrufolarci in quella della piscine, riservata ai ricchi clienti di un hotel, gente che in un giorno spendeva quanto noi in tutta la vacanza. Ci buttammo in una vasca idromassaggio vista mondo, ma fummo presto cacciati con severità a mio vedere eccessiva.
Singapore
Singapore - Una città moderna e vivace.
Scesi dal grattacielo, prendemmo un taxi per un parco poco fuori il centro dove si trovava un impianto di wakeboard (sci d'acqua con la tavola) chiamato Ski 360 Degree. Si trattava, in pratica, di una sorta di skilift circolare su un bacino d'acqua: ci si attaccava a un bilancino e si partiva in planate sull'acqua, acrobazie e salti. Salti per chi era capace, almeno: noi provammo il wake-skate (skateboard sull'acqua) e ci accontentammo di non affogare in quell'acqua calda e vagamente putrida. Fu il momento sportivo del nostro itinerario di viaggio in Indonesia (anche se eravamo a Singapore).
Ritornammo poi a Marina Bay, che a partire dal tramonto si trasformava, nella zona dell'Esplanade, in un vivace luogo di divertimento con ristoranti, bar e musica dal vivo. Dopo un'eccellente cena in un ristorante thailandese andammo ad ammirare il palco sul mare dove s'alternavano giovani band rock, che suonavano per lo più cover di classici di Beatles, Queen e altri gruppi storici. Alle loro spalle, grattacieli illuminati e spettacolari giochi di luci.
Singapore
Singapore skyline - Oltre alla vista, Marina Bay offre concerti dal vivo e validi ristoranti che la rendono, nella zona dell'Esplanade, una destinazione ideale per le vostre serate a Singapore.
Questa zona moderna è ben tenuta e, a partire dalla musica, "occidentalizzata", ma camminando per il centro di Singapore trovammo anche i tradizionali mercatini asiatici. Insomma, se qualcuno proprio odia l'igiene, può trovare il suo ambiente anche qui.
Il mattino dopo, Air Asia ci portò da Singapore a Yogyakarta, nella parte centrale dell'isola di Giava, in Indonesia. Già, proprio l'Indonesia, la meta del nostro itinerario di viaggio di cui questo diario dovrebbe in teoria parlare (ecco, ora inizia).
A Yogyakarta, l'arrivo all'aeroporto non fu come ci aspettavamo. L'ufficio informazioni non informava, le compagnie di auto-noleggio non esistevano, tutti volevano venderci qualcosa. Più che un aeroporto sembrava una cooperativa di negozietti sull'orlo del fallimento. Ci sentivamo più persi che in vacanza.

Ci fu proposto un pullmino con autista, ma non ci convinse (non che avessimo le idee chiare). Alla fine notammo un tizio col berretto dell'Avis, gli chiedemmo consigli e gli dicemmo che ci sarebbe piaciuto affittare un'auto. Rispose in un buon indonesiano e ci complimentammo con lui per la conoscenza della lingua. Purtroppo, però, non capimmo una mazza. Così, ci fece montare su un pullmino e ci portò all'agenzia Avis, che era poco distante. Anche l'altro impiegato non parlava inglese e trattammo sul prezzo a suon di cifre scritte su fogli di carta, ma alla fine riuscimmo a noleggiare una Toyota Avanza, un SUV di scarsa bellezza prodotto in Indonesia. L'avremmo riconsegnata a Surabaya, nella parte est di Giava.
Fieri del nostro nuovo mezzo ci buttammo così in centro città, a visitare il palazzo del sultano, che però era chiuso. Dopo avere trovato un lussuoso albergo a 12 euro a testa per la notte, passeggiammo per le strade trafficate di risciò e tra le baracche dei quartieri più poveri, che offrono sempre le sensazioni più intense.
Yogyakarta
Yogyakarta - Arrivati in Indonesia, nell'isola di Giava, si trova un ambiente ben più povero.
Cenammo in hotel - buone le pietanze indonesiane, ma ripetitive e meno saporite rispetto al cibo thailandese mangiato a Singapore - e andammo presto a dormire dopo un'oretta di relax a bordo piscina (finalmente un po' di vacanza).
Il giorno dopo guidammo fino agli affascinanti templi di Borobudur e Prambanan, insiemi d'imponenti edifici buddhisti costruiti nel verde 1300 anni fa.
Tempio di Borobudur
Tempio di Borobudur
Sono mete turistiche relativamente frequentate, spesso parte degli itinerari dei viaggi organizzati, ma non si tratta certamente di turismo di massa né di ambienti patinati stile resort: i "ristoranti" attorno ai templi, ad esempio, sono malridotti ed economici e offrono il tipico cibo indonesiano povero (riso o noodles più carni e verdure conservate per anni dietro a una vetrina impolverata).
Tempio di Prabanan
Tempio di Prabanan
I templi meritarono la visita per l'imponenza dei monumenti e per l'atmosfera vagamente mistica (dal punto di vista dell'atmosfera, sono ancora più notevoli i meno famosi monumenti nei pressi di Prambanan, in particolare il palazzo di Rato Boku). In serata partimmo verso est, direzione Gunung Bromo, scontrandoci col peggior traffico del mondo. Era una strada a doppio senso, e per ogni corsia c'era una fila interminabile di veicoli scassati che si muovevano a trenta chilometri l'ora, mentre a bordo strada procedevano motorini carichi di banane, persone e sterpaglie.
Il nostro itinerario di viaggio rimase inevitabilmente rallentato (a Giava abitano 100 milioni di persone e ci sono due strade, quindi forse avremmo potuto prevedere quella situazione). Anche di notte il traffico non diminuì, quindi verso l'una, dopo essere stati rifiutati da un paio di motel, trovammo un albergo per camionisti che ci accolse con le sue camere sporche e piene d'insetti. Verso le 4 ci svegliò un pipistrello che volava per la stanza. Andammo dai ragazzi della reception e imitammo un uccello (anche se era un mammifero). Convincemmo così uno di loro a salire in camera con una scopa per cacciare il volatile. Dopo un curioso balletto tra il giovane indonesiano e il pipistrello, con tanto di versacci spaventati dell'uno e dell'altro, tornammo a dormire. Ci svegliammo alle 7 per nulla riposati e ripartimmo in direzione est, sempre nel caotico traffico di questa parte d'Indonesia.
La cosa impressionante era che a fianco di quei 350 chilometri di strada c'erano sempre baracche e capanne e case, senza interruzione, come fosse la città più lunga del mondo. Dopo altre interminabili ore trascorse tra camioncini scassati e fumi tossici, arrivammo ai piedi del Vulcano Bromo. Iniziammo a salire tra le montagne per una stradina finalmente priva di traffico che s'inoltrava in una fitta giungla. Ogni tanto, ai bordi della strada, c'erano campi coltivati e contadini dall'aria molto più rilassata rispetto ai connazionali che vivevano in mezzo all'inquinata confusione della "civiltà".
Riappacificati con l'Indonesia, raggiungemmo il villaggio di Wonokitri, fatto di case in legno con una splendida vista sulla giungla e sulle valli circostanti. C'erano degli aggressivi affittacamere. Alla fine scegliemmo un albergo piccolo ed elegante, ma comunque senza riscaldamento né acqua calda. Credo fossimo a duemila metri di quota, quindi una doccia fredda poteva essere traumatica… ma non c’era nemmeno la doccia, soltanto un grosso lavandino, perciò nessun problema.
Il gestore dell'albergo ci propose di partecipare subito alla gita sul Vulcano Bromo. Avevamo letto che era preferibile l'alba, ma anche al tramonto non sarebbe stato male, quindi accettammo volentieri. Ci venne a prendere un'affascinante jeep gialla con una guida poco anglofona ma simpatica. Fu una gita spettacolare in un paesaggio assurdo.
Bromo Volcano
Vulcano Bromo - Si tratta di una montagna sacra per gli Indù.
Scendemmo nella caldera del vulcano, per poi inerpicarci a cavallo sulla vetta di uno dei crateri più recenti. Sbuffava fumo e zolfo a ripetizione.
Bromo Volcano
Vulcano Bromo - Una cavalcata ci condusse a uno dei crateri più recenti.
Pensando alle tragiche eruzioni che accadono in Indonesia con inquietante frequenza, ci dirigemmo poi in jeep presso un punto panoramico da cui ammirare il tramonto sulla caldera. Era meraviglioso. Andateci. Davvero.
Bromo Volcano
Vulcano Bromo
La sera cenammo con la guida in un negozietto/bar, dove mangiammo gustosi piatti tipici: oltre ai soliti noodles, c'erano freschi prodotti di quelle terre, dal pollame alle verdure fino alle banane, per non parlare delle mosche che vagavano per il negozio. Trovammo poi addirittura un internet point dalla connessione lenta ma funzionante con cui aggiornammo famiglie e amici sulla perfetta riuscita del nostro itinerario di viaggio in Indonesia.
Il mattino dopo lasciammo quello splendido posto e sull'Avanza ci perdemmo nella giungla, in un percorso casuale, seguendo stradine malridotte in direzione sud. Vagavamo senza meta, ma era bellissimo. Niente traffico, solo natura e ogni tanto qualche villaggio di contadini. A un certo punto passammo di fronte a una scuola. Decidemmo d'accostare e dare un'occhiata. Un giovane maestro fece per fermarci, con un sorriso, dicendo che non c'era il preside. Noi facemmo finta di nulla ed entrammo. Venimmo guardati con curiosità dai bambini che giocavano a pallavolo su un campo in terra. In quattro c'inserimmo nella partita mentre uno di noi restò con gli altri bambini mostrando loro foto, monete europee e altre cose "esotiche".
Indonesia School
Scuola indonesiana - Entrammo in una scuola in mezzo alla campagna più remota: giocare coi bambini entusiasti fu un'esperienza unica.
Quando finimmo di giocare fu una festa. I bambini, persa l'iniziale timidezza, ci parlavano e ridevano. Le bambine, coi capelli coperti dal velo islamico, ci chiedevano l'autografo e se lo stringevano poi al petto. I maestri ci parlavano con ammirazione. Vollero poi tutti uscire a vedere la nostra Toyota Avanza, che non era certo un "gioiellino", ma comunque li entusiasmò. Erano sensazioni incredibili. Chissà se quei ragazzi avevano mai incontrato un europeo? Quanti veicoli che non fossero trattori scassati avevano visto? Gli studenti avrebbero scritto un tema su di noi? Altro che vacanza, ci sentivamo degli esploratori d'altri tempi.
Indonesia School
Scuola indonesiana
Dopo quell'esperienza entusiasmante continuammo verso sud. Raggiungemmo la strada principale e quindi nuovamente il tipico traffico indonesiano. Trovammo un'indicazione per Sedangbiru, che a quanto pareva era un posto di mare, e decidemmo di seguirla. Queste strade secondarie erano un piacere, tra giungla e villaggi, e fu ancora meglio quando arrivammo al mare, con le palme e le spiagge bianche. Sedangbiru era un caratteristico villaggio di pescatori, con barche colorate e tonni giganteschi. A essere furbi, il nostro itinerario di viaggio in Indonesia si sarebbe dovuto fermare qui.
Sedangbiru
Sedangbiru, Java - Un minuscolo e pittoresco villaggio di pescatori che vede zero turisti stranieri.
Sedangbiru
Sedangbiru, Java
Continuando lungo la strada raggiungemmo un altro bel litorale. Le onde dell'oceano da una parte della spiaggia, una laguna dall'altra, il verde, i cocchi caduti dalle palme, due pescatori e una piroga. Avvicinammo il caratteristico pescatore in mutande e berretto e gli domandammo se potessimo fare un giro in piroga. Ci disse di sì e provammo, lasciandogli poi 5000 rupie di ricompensa. Li accettò ridendo, ma chiaramente non sapeva che farsene. Realizzammo poi che non erano nemmeno 50 centesimi di euro. Beh, in Indonesia poteva essere l'equivalente di un semplice pasto.
Sedangbiru
Sedangbiru, Java
Poco più avanti, lungo la spiaggia, c'erano alcune casette. Speravamo ci fossero un albergo e un ristorante, un'idea di vacanza all'occidentale assolutamente al di fuori degli standard di Sedangbiru e dintorni. C'era invece soltanto un negozietto, il cui proprietario, che soprannominammo Mowgli per la chiara somiglianza col personaggio di libri e film, ci fece una proposta allettante: avrebbe attrezzato una griglia sulla spiaggia e cucinato per noi del pesce. Quindi, avremmo potuto dormire sulla sabbia, accanto a un falò che lui e la sua famiglia avrebbero amorevolmente accudito. Accettammo subito.
Sedangbiru
Spiaggia presso Sedangbiru, Java - Questa spiaggia deserta era strepitosa.
La famiglia di Mowgli era cattolica e la sola abitante di quella zona. Non c'erano né turisti né altri indonesiani. Uno di noi andò in moto con Mowgli a comprare del pesce fresco al prezzo di due euro al chilo. La grigliata fu eccezionale, le successive chiacchiere attorno a un the caldo anche (nonostante le enormi difficoltà linguistiche). Fumammo dei sigari, cui gli indonesiani non erano abituati: il padre di Mowgli lo provò e per orgoglio non volle smettere, ma poi praticamente svenne sul tavolo. La dormita attorno al falò fu affascinante, nonostante l'umido e il freddo (che mai ci saremmo aspettati sull'equatore).
Mowgli
Il nostro amico Mowgli - Non lo ringrazieremo mai abbastanza per averci cucinato del buon pesce e per aver acceso il falò che ci ha tenuto caldo la notte, mentre dormivamo sulla spiaggia.
Ci svegliammo alle luci dell'alba, resa magica da una leggera foschia. Ci sgranchimmo la schiena a pezzi. Dopo una camminata e un po' di relax in spiaggia, ripartimmo, ma sarebbe stato bello restare da Mowgli ancora a lungo, e forse avremmo dovuto. Dalla sveglia sul vulcano alla notte in spiaggia passando per la scuola, era stato il più bel giorno di viaggio di sempre. Spero che queste emozioni "trasudino" dal presente diario di viaggio (anche se poi vi troverete con gli schermi tutti bagnaticci).
Sedangbiru
Sedangbiru
Sedangbiru
Sedangbiru
Obiettivo successivo era sopravvivere al traffico indonesiano. Ci riuscimmo, e potemmo così raggiungere un albergo lungo la strada verso Bali. Era un hotel di lusso con stanze perfette, parco, piscina, ristoranti... il tutto per 13 euro a testa a notte. Di nuovo vacanza.
Il giorno successivo visitammo il Meru Bitiri National Park, ben fornito di giungla, scimmie e spiagge.
Meru Bitiri National Park
Meru Bitiri National Park
Peccato per i troppi chilometri di stradine sterrate: per chi ha fretta, la circolazione stradale indonesiana non è l'ideale. C'inventammo anche un itinerario su un piccolo battello che faceva la spola tra una sponda e l'altra di una laguna. C'eravamo solo noi, perciò il traghettatore ci fece fare un bel giro turistico di quella zona paludosa ricca di mangrovie e sanguisughe.
Meru Bitiri National Park
Meru Bitiri National Park - Il viaggio su questo battello fu una vera avventura, con tanto di tentato ricatto.
Meru Bitiri National Park
Meru Bitiri National Park - Mangrovie.
Al momento di tornare - era quasi il tramonto - ci chiese una cifra che giudicammo spropositata (10 euro a testa). Ci fece capire che, se non avessimo accettato, ci avrebbe lasciato a piedi. (Le sanguisughe s’eccitarono alla sola idea). Dopo una lunga e tesa contrattazione, a suon di gesti e cifre scritte sulla sabbia ci accordammo per la metà e tornammo in battello. Nel frattempo s'abbassò la marea e il povero traghettatore dovette disincagliare la barca diverse volte. Alla fine gli lasciammo quanto pattuito più una discreta mancia.
Meru Bitiri National Park
Meru Bitiri National Park
Passata un'altra piacevole notte nell'hotel lussuoso ci dirigemmo verso Bali. Dopo una passeggiata per la non memorabile citta' di Banyuwangi, prendemmo il traghetto e raggiungemmo la famosa isola. Spiagge, piantagioni di riso, templi indù e un traffico infernale ci accolsero.
Bali
Bali
Bali
Bali - Una cerimonia misteriosa sulla spiaggia.
Un simpatico autista di pullman decise d’ucciderci, senza ragioni valide: infatti, invase la nostra corsia per effettuare un sorpasso subito dietro una curva e fece per venirci addosso. Noi dovemmo buttarci fuori strada per evitare un frontale. Finimmo in un fosso, ma a suon di spinte e sgasate e imprecazioni riuscimmo a ripartire e il nostro itinerario di viaggio in Indonesia continuò.
Raggiungemmo l'immensa e caotica città di Kuta verso sera. Dopo qualche ricerca trovammo un albergo adatto alle nostre esigenze (in centro, con parcheggio e a buon prezzo). Esausti, ci sistemammo e uscimmo a godere della vivace movida balinese, ricca di surfisti australiani, prostitute indonesiane e collegiali europei in vacanza.
Dedicammo il giorno successivo al surf (decine di maestri offrono lezioni e affitto tavola a buoni prezzi). Le onde ci massacrarono, ma ci divertimmo un mondo. Trascorremmo un'altra serata nei club più esclusivi, con musica da discoteca oppure musica dal vivo (anche qui le cover di classici rock andavano per la maggiore). Dopo una mezza giornata di surf, avanzammo in Avanza in direzione nord, attraversando l'isola, lungo un itinerario finalmente idilliaco come ci si potrebbe aspettare da Bali. Il traffico infatti non era più un problema e tra risaie a terrazza, laghi e colline verdi ci sentimmo in pace con noi stessi e con l'Indonesia.
Bali
Bali, terrazzamenti e risaie - Bali è un paradiso per il surf, ma anche l'entroterra è particolare e tipicamente asiatico.
Arrivammo la sera nel nord-ovest di Bali, dove trovammo un elegante hotel a due passi dal mare.
Il giorno successivo volevamo fare snorkeling sulla barriera corallina: una pretesa non eccessiva, a Bali. Ci dirigemmo al porto da cui partivano le gite per l'isola di Menjangan. Trovammo un tizio simpatico che s'offrì d'accompagnarci con la sua barchetta per quindici euro a testa inclusa l'attrezzatura. Non era poco, per l'Indonesia, ma furono soldi ben spesi, che ci permisero d'ammirare il mare cristallino, i bei panorami e soprattutto i coloratissimi fondali abitati da una miriade di pesci tropicali.
Menjangan Island
Menjangan Island, Bali - Questa piccola isola subito davanti alle cose balinesi presenta splendidi fondali dove fare snorkeling.
Menjangan Island
Menjangan Island, Bali
Menjangan Island
Menjangan Island, Bali
Dopo questa gita iniziò il lungo ritorno verso l'Italia. Attraversammo in traghetto lo stretto tra Giava e Bali, e qui vivemmo una piccola disavventura. Al momento di caricare l'auto sul battello, uno dei doganieri ci chiese il libretto dell'auto. A sorpresa, non lo trovammo. In effetti, i due impiegati dell'Avis s'erano scordati di fornircelo! Si prospettavano problemi. Alla fine ce la cavammo donando 8 euro al gendarme, in una scena d'imbarazzata ed economica corruzione.
Guidammo poi fino a Surabaya, fermandoci in qualche bel punto sulla costa nord di Giava Est.
Piroga, Indonesia
Piroga in Indonesia - Giava è una strana isola, che alterna traffico e baraccopoli a natura incontaminata e angoli paradisiaci.
Il traffico non era insopportabile come nella strada a sud. Dall'aeroporto di Surabaya volammo a Kuala Lumpur e da qui, dopo una lunga notte in aeroporto, verso l'Italia.
Si concluse così un'altra vacanza emozionante, un itinerario di viaggio casuale e migliorabile ma comunque molto soddisfacente. Per tirare la somme, come finale di tale diario di viaggio, direi che tra i luoghi meravigliosi descritti, certamente quelli che ci regalarono le emozioni più grandi furono i villaggi al di fuori degli itinerari turistici, visitati quasi per caso in assoluta libertà. Col senno di poi, si sarebbe dovuto spendere più tempo a vagare così tra terre sconosciute, magari riducendo alcuni pesanti spostamenti.
Ad ogni modo, anche questo viaggio fu un successo, e magari un giorno - chissà - torneremo a trovare Mowgli nella giungla.
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