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MAROCCO

Diario di viaggio: in auto, in dromedario o a piedi tra deserti, canyon e caotici mercatini
Itinerari di viaggio, escursionismo, kayak e vela in Italia e nel mondo

MAROCCO: FOTO E DIARIO DI VIAGGIO

Qui sotto alcune delle foto più affascinanti dal Marocco e un divertente e interessante diario di viaggio, pieno di informazioni e aneddoti, che descrive l'intero itinerario. Se non le avete ancora lette, date un'occhiate alle informazioni di viaggio e alla mappa dell'itinerario qui: www.wildtrips.net/marocco.htm.

Ait Ben Haddour
Ait Ben Haddour - Questa fortezza e la cittadella costituiscono un ottimo inizio per un viaggio in Marocco.

DIARIO DI VIAGGIO IN MAROCCO

Ero già stato in vacanza in Marocco, ma non a Marrakesh e dintorni, le zone forse più affascinanti del paese. Quattro amici e io decidemmo così di rimediare a tale grava mancanza. Prenotammo tre voli a testa (uno per l’andata e due per il ritorno) e ci preparammo a visitare questi luoghi meravigliosi.
(I due voli del ritorno possono sembrare eccessivi, per un viaggio solo. In realtà, la tratta Pisa-Marrakesh era tanto low-cost che, incerti se saremmo potuti restare una settimana o soltanto cinque giorni, ci convenne spendere dieci euro in più e prenotare la doppia possibilità di rientro. Alla fine, riuscimmo a goderci un’intera settimana in territorio marocchino.)
Atterrati all’aeroporto di Marrakesh ritirammo l’auto a noleggio e partimmo subito in direzione Ait Benhaddou, la prima tappa del nostro itinerario di viaggio un po' pianificato e molto improvvisato.
La strada percorreva selvaggi paesaggi montani, un assaggio della bellezza di questa regione del Marocco. Quando arrivammo nei pressi della meta s’iniziò davvero col botto: dalla strada si godeva di una vista da cartolina.
Ait Ben Haddour
Ait Ben Haddour - Un luogo così fotogenico che è stato teatro di diversi film Hollywoodiani.
Ait Benhaddou è infatti un paese di case di fango circondato da spoglie colline. La cittadella, arroccata in posizione spettacolare su uno dei colli, è bella, famosa e protagonista di diversi film (se fosse bionda sarebbe Marylin Monroe).
Parcheggiammo e, per raggiungere la cittadella, percorremmo a piedi le viuzze del villaggio color sabbia ai suoi piedi. Alle pareti delle case di fango erano talvolta opportunamente appesi tessuti colorati e souvenir in vendita. Eppure, forse perché i turisti puntavano direttamente la rocca senza addentrarsi tra le viuzze dell’abitato, respirammo subito l’atmosfera unica del Marocco. Un paese ricco di bellezza e di storia, dove tutti i sassi, le capanne e i cous-cous emanano un’aura di cultura marocchina. Per lo straniero, il viaggio diventa così un continuo susseguirsi d’emozioni.
Ait Ben Haddour
Ait Ben Haddour
Una volta attraversato il villaggio, ci trovammo in una piana pietrosa con di fronte la maestosa rocca. Guadammo un ruscello e iniziammo a esplorare la cittadella. Ci seguiva un ragazzo marocchino che voleva farci da guida, desideroso di una mancia. Volevamo scappare, ma ci disse che era stato nella nazionale di atletica leggera: le possibilità di staccarlo erano praticamente nulle. Ci diede alcune informazioni storiche e culturali e alla fine gli lasciammo qualche dirham.
Stupiti dall’imponenza della fortezza, ma anche dalle decorazioni nelle sue mura fangose, la visitammo fino a goderci il primo tramonto della nostra vacanza. Riprendemmo l’auto e ci fermammo presto in un paese lungo la strada, non appena notammo un alberghetto. Eravamo in un villaggio mal ridotto, con un suo fascino derivante dell’aspetto povero, ma vivo e verace. In particolare, il piccolo mercato era molto caratteristico.

La nostra prima cena marocchina fu nel ristorante più appiccicoso della Galassia. Tra una bancarella del mercato e l’altra, s’apriva infatti un locale con un bancone e una griglia su cui sfrigolava della carne. L’ho definito ristorante ma è un complimento eccessivo.
Ci sedemmo. Quando appoggiammo le braccia sul tavolo vi rimasero incollate. Quell’unto era più forte del super-attack.
Assieme a un carrello con fagiolame, piadine e carne arrivarono dei gatti che iniziarono a strusciarsi su di noi. Era proprio un ambiente elegante, ricercato, lucidato a lustro… per un gatto, forse. Fatto sta che oltre a farci delle grosse risate apprezzammo molto le pietanze, tutte estremamente gustose. Si sa che lo sporco condisce meglio di qualsiasi altra cosa.
Il diario di viaggio continua nella vicina Ouarzazate.
Ouarzazate
Ouarzazate - E' meno famosa e attrae meno turisti, ma anche questa cittadella non è affatto male.
La parte storica di Ouarzazate era dotata di una fortezza e di case color sabbia come Ait Benhaddou. Non era altrettanto spettacolare, ma ci piaceva lo stesso. Passeggiammo per il paese incontrando dei ragazzini intenti a giocare a pallone e un minuscolo negozietto d’alimentari in cui comprammo del pane – lo scrivo perché era uno scenario molto marocchino.
Ouarzazate
Ouarzazate
La meta successiva del nostro itinerario di viaggio in Marocco era la valle del Dades, che raggiungemmo attraversando minuscoli villaggi di catapecchie, fiumi in secca, pianure brulle e qualche piccola fortezza color sabbia ammucchiata qua e là. Iniziammo a intuire che ci sono più fortezze in Marocco che banche in Svizzera. Lungo il nostro itinerario di viaggio ne contammo circa 1708946,3.
Dades
Fortezza nel Dades - Questa valle presenta campi verdi e montagne rosse, ed è uno dei luoghi più belli e autentici da visitare in questa zona del Marocco.
La valle del Dades è racchiusa tra montagne rosse. Al suo interno, trovammo villaggi e campi coltivati dato che il Dades è una delle poche aree fertili in questa parte del Marocco. Percorremmo in auto la valle, buttando lo sguardo a destra e a sinistra per ammirare il paesaggio, fino a quando questa divenne un canyon. La strada saliva a tornanti e s’arrivò a godere di belle viste su tutto il Dades.
Dades
Dades
Tornando indietro, dopo un buon pranzo con couscous e tajine e altri piatti tipici, decidemmo di fare la prima camminata del nostro itinerario di viaggio in Marocco. Erano le tre del pomeriggio quando parcheggiammo e decidemmo di salire su un monte a caso di quelli vicini. Partimmo di buona lena, prima attraversando dei campi coltivati e della vegetazione, poi inerpicandoci per delle pietraie sempre più scoscese. Inutile dire che incontrammo degli spettacolari forti diroccati, sarebbe stato sorprendente il contrario. Dopo un paio d’ore arrivammo in cima al monte. Notammo con piacere che quella cresta separava la valle del Dades da uno sconfinato spazio pianeggiante: potemmo così ammirare un ampio panorama a 360 gradi che andava dai campi coltivati alle catene di montagne rosse fino a un deserto roccioso. Davvero meraviglioso.
Dades
Dades - Dalla cima di una montagna, al termine di una camminata spettacolare.
Era inizio novembre e le giornate erano brevi, ma noi non ce n'eravamo curati. Così, restammo sulla cima a scattare foto fino all'ora del tramonto. Il cielo che s’arrossava rendeva tutto più bello. Peccato – ci venne in mente all’improvviso – che eravamo su un monte e che ci aspettava almeno un’ora e mezza di discesa su un dubbio sentiero scosceso.
Dades
Dades
Prendemmo quindi la strada del ritorno, perdendo il percorso dell'andata mentre il cielo s’inscuriva. Tornare alla partenza non era comunque difficile, bastava andare verso il basso senza cadere. "Ma in basso a destra o in basso a sinistra?" La maggioranza optò per "in basso senza precipizi". Divenne completamente buio, ma la tattica pagò e ci trovavamo all’improvviso in mezzo a un frutteto. Vagammo per un po’ tra le piante sperando che il contadino non ci prendesse per ladri, quindi trovammo un ponticello in legno con cui attraversammo il torrente del Dades. Poco dopo eravamo sulla strada, non distanti dalla nostra auto.

Lasciammo la valle del Dades e ci dirigemmo verso le gole del Todra, la meta seguente del nostro itinerario di viaggio marocchino. Seguimmo una strada in salita fino a fermarci in un paesino con un paio di hotel. D'istinto, scegliemmo il più brutto ed economico, gestito da un ubriacone che si lamentava della vita. Lo capisco, essere degli ubriaconi in un paese musulmano dev’essere un gran casino. Infatti, ricordava i bei tempi andati, quando la sua carriera d’ubriacone si svolgeva in Europa, dove era più facile reperire risorse per allenarsi.
Dormimmo nell’hotel più squallido, ma cenammo in quello più chic, dove c’ingozzammo di carni e verdure stufate e couscous e un mucchio di buoni intrugli, una delle migliori cene della vacanza.
Al mattino esplorammo le affascinanti gole del Todra. Scoscese montagne rosse, villaggi color sabbia e, indovinate un po’, fortezze sparse. Non che il paesaggio ci annoiasse. Superato l’impressionante canyon che rende famose queste gole, continuammo fino a raggiungere un altopiano isolato e selvaggio, con villaggi berberi appollaiati ai piedi delle montagne.
Gole del Todra
Gole del Todra - Un'altra ottima destinazione per del trekking tra le montagne.
Mentre tornavamo indietro, dei bambini ci tirarono delle pietre, come segno d’apprezzamento per il nostro passaggio.
Parcheggiammo nei pressi del canyon e partimmo per una lunga camminata, descritta in due righe sulla Lonely Planet. Era un buon modo per perdersi tra le montagne e morire di stenti.
Invece, riuscimmo a seguire abbastanza bene il sentiero. Dopo avere svalicato brulle montagne scendemmo nella valle del Todra, attraversando campi coltivati e un villaggio prima d’arrivare sulla strada principale e quindi, con un ultimo sforzo, di nuovo nel canyon e alla macchina.
Gole del Todra
Gole del Todra
Il nostro itinerario di viaggio in Marocco continuò verso la pianura e poi in direzione di Merzouga. La sera, ci fermammo a dormire in un hotel a caso, spendendo poco come sempre.
Il giorno dopo vedemmo villaggi caratteristici e fortezze prima d’arrivare alle porte delle dune sabbiose del deserto di Merzouga. Nei pressi di Erfoud prima e direttamente a Merzouga poi andammo a informarci in un hotel su come visitare le dune. Ci fu proposta una gita in cammello, in carovana, fino a un campo tendato in mezzo al deserto, dove avremmo cenato e dormito. Dopo le dovute trattative sul prezzo, accettammo.
Montammo sui cammelli, no, ops, dromedari, sulla cui unica gobba era posta una sella, e iniziammo la lenta cavalcata tra le dune. I dromedari erano legati l’uno all’altro e a portare il primo c’era la nostra guida.
Dune di Merzouga
Dune di Merzouga - Una gita in cammello nel deserto di Merzouga è memorabile, soprattutto se si dorme in un campo tendato tra le dune.
Se pensate che una gobba di dromedario sia un buon posto dove sedersi, siete fuori strada, tanto che a un certo punto mi misi a cavalcare all’amazzone per evitare danni ad alcuni dei miei organi preferiti. Il dromedario è però un animale assai posato, non ha colpi di testa, obbedisce docilmente: insomma un compagno di viaggio ideale per affrontare il deserto.
Nel frattempo, gli edifici alle nostre spalle scomparvero e ci trovammo circondati da dune sempre più alte. I colori andavano dal giallo a un tenue rosso, interrotto talvolta dal verdino spento di alcuni cespugli tristi, soli e assetati.
Su e giù, su e giù, su e giù, e alla fine arrivammo al campo tendato, nel mezzo del deserto. Le tende erano ampie e “ammobiliate” con coperte e sacchi a pelo allineati per terra, su lunghe stuoie. In tutto c’era posto per quasi cento persone “schiacciate” per bene, ma per fortuna oltre a noi c’era solo una decina di viaggiatori in vacanza in quel punto del deserto marocchino.
Dune di Merzouga
Dune di Merzouga
Facemmo una camminata tra le dune circostanti e mentre il tramonto portava sensazionali colori caldi conoscemmo il beduino che gestiva il campo. Era calmo, imbambolato, e continuava a ripetere “Tranquillo tranquillo”. Il sole, le sostanze fumate o la permanenza nel deserto gli avevano fatto smarrire un pochino di senno, ma sicuramente non aveva l’aria stressata.
Cenammo all’aperto, sotto le stelle, chiacchierammo un po’ e andammo a dormire.
Al mattino ammirammo ancora il panorama e ripartimmo sui nostri puzzolenti cammelli. Arrivati in città decidemmo d’affittare i quad. Preceduti da una guida sul suo quad, ci lanciammo in salite e discese sulle dune. Fu divertente, anche se un po’ costoso.
Merzouga Desert Quad
Quad nel deserto di Merzouga
Riprendemmo la Peugeout “300 e qualcosa” e la vacanza continuò lasciandoci il deserto alle spalle. Circondati da un terreno sempre brullo arrivammo nell’animata cittadina di Rissani, con un mercato vivace e caratteristico. I venditori ci seguivano cercando d’appiopparci qualche fregatura: non c’erano altri turisti quindi ci vedevano come galline dalle uova d’oro… se si pensa agli stipendi dei giovani italiani, si può proprio dire che tutto è relativo!
Dopo Rissani il paesaggio diveniva quasi lunare, con scure pianure pietrose circondate da montagne spoglie. Ricomparve poi un po’ più di verde, quindi dei villaggi con gli immancabili forti. Arrivammo infine alla destinazione seguente del nostro itinerario di viaggio in Marocco, la valle del Draa, più ampia e fertile di quella del Dades.
Draa Valley
Valle del Draa - Più ampia e più verde del Dades, la valle del Draa ospita ottimi datteri e, inutile dirlo, pittoresche fortezze.
Era ricca di palmeti e di altra vegetazione, in particolare piante da dattero. Tra le città di case antiche color sabbia ormai decadute, la più affascinante presentava un’imponente roccaforte che s’elevava su vasti campi coltivati. C’erano caratteritiche mulattiere, acqua canalizzata in modo molto artigianale, contadini che trascinavano degli asini carichi di sterparglie e i più buoni datteri che si potessero desiderare.
Draa Valley
Valle del Draa
Draa Valley
Valle del Draa
Ci fermammo a dormire a Zagora in un hotel che era stato elegante, ma era ormai decadente.
Il mattino dopo partimmo per Marrakesh. Lungo la strada notammo – attenzione, tenetevi forte – dei forti. Ci fermammo a fare la spesa nel negozio di un paesello che aveva una parete colma di colorate scatole impilate. Ne prendemmo un paio. C’erano dentro biscotti e dolciumi. Fu divertente la scena in cui, usciti in strada, offrimmo le caramelle a dei bambini, già di per sé un’idea discutibile. Un ragazzino non innocente, ma lesto, di fronte alla possibilità d’infilare la mano nel sacchetto per prendere una caramella, pensò bene d’arraffare l’intero sacchetto e filare via, sotto lo sguardo deluso del nostro compagno di viaggio (lui sì, innocente, anche se trentenne).
Arrivammo a Marrakesh nel pomeriggio. Ci buttammo nel confuso traffico cittadino con immane coraggio. Parcheggiammo nei pressi del centro, in un posteggio a pagamento. Demmo dei soldi a quello che reputavamo un parcheggiatore, che poi insistette per accompagnarci nel suo hotel di fiducia. Noi gli dicemmo che sapevamo già dove andare, anche se non era del tutto vero. Lui insistette e noi non riuscimmo a seminarlo. Ci raggiunse poi un altro parcheggiatore che ci chiese i soldi per il posteggio. Rispondemmo che li avevamo già consegnati al primo tizio. I due si guardarono in cagnesco. Iniziarono una discussione. Siccome noi tirammo dritti, i due loschi figuri dovettero fare un breve armistizio per convincerci a entrare in un hotel. Rifiutammo, ci allontanammmo e li lasciammo a litigare. Vedemmo volare una sberla, poi si separarono.
Scegliemmo un albergo economico consigliato dalla Lonely Planet, a due passi dalla piazza principale di Marrakesh, Jemaa-el-Fnaa, tipica meta di vacanze.
Marrakech
Marrakech, Jamaa el-Fna - La piazze principale di Marrakech è probabilmente uno dei posti più vivaci dove cenare.
Questa piazza è piena di baracchini che offrono da mangiare. All’ora di cena, era una guerra per accaparrarsi i clienti. S’accorsero subito che eravamo italiani e ci apostrofavano urlando “bancarotta”. A quanto pareva dalle loro battute, i marocchini erano fissati su due aspetti dell'Italia: la crisi economica e... Antonella Clerici. Amavano la Clerici.
Mangiammo piuttosto bene, cercando d’evitare le trappole turistiche. Girammo per l’ampia e vivace piazza e i dintorni prima d’andare a dormire.
Il giorno dopo fu interamente dedicato alla visita di Marrakesh, coi suoi mercatini caratteristici, le trattative estenuanti per far abbassare un prezzo dell'ottanta per cento, i bei vicoletti del centro, le moschee e i monumenti. Siccome nel nostro itinerario di viaggio in Marocco volevamo vivere momenti autentici con la popolazione locale, la sera io e un altro c’infilammo nella più malfamata sala giochi di Marrakesh, in un quartiere isolato in cui ovviamente non c’erano turisti, per sfidare a calciobalilla i ragazzi locali.
Decidemmo di metterci dal lato del calcetto spalle al muro per poterci meglio difendere in caso d’aggressione: metà dei ragazzi era amichevole, ma l’altra metà guardava con interesse i borselli in cui tenevamo portafogli e macchina fotografica.
Perdemmo la prima partita, penalizzati dalle regole marocchine, vincemmo la seconda, giocammo in fretta la terza con l’intenzione di scappare. Mentre ci avviavamo verso l’uscita ci offrirono della droga e ci chiesero 10 euro per l’ingresso nella sala giochi. Rifiutammo entrambe le proposte. Ci dissero allora di salire delle scale per andare al piano di sopra a parlare col padrone. Le scale portavano chiaramente al luogo in cui saremmo stati malmenati e derubati, quindi rifiutammo anche questa e uscimmo dalla sala giochi facendoci largo tra i giocatori di calciobalilla e di biliardo.
Nel complesso, Marrakesh è una città meravigliosa tanto per l’architettura quanto per la gente, dove stradine caratteristiche e vivacità vanno di pari passo.
Marrakech
Marrakech
Siccome avevamo stretto una “amicizia” basata sullo scherzo e lo sfottò coi camerieri, cenammo presso lo stesso baracchino della sera precedente (anche perché da altri baracchini avevano esagerato con gli sfottò: noi avevamo scelto i più simpatici).
Il giorno dopo ci dividemmo: tre di noi rimasero a Marrakesh per godere di massaggi e bagni turchi. Io e un altro prendemmo l’auto e guidammo per un’ora e qualcosa verso Essaouira, bella cittadina che dovrebbe far parte di ogni itinerario di viaggio in questa zona del Marocco. Lungo la strada fummo fermati dalla polizia. C’era infatti un cartello di stop per il controllo della gendarmeria. Io ero alla guida e rallentai. Venti metri più avanti c’era il poliziotto, così mi fermai da lui. In francese, ci disse che eravamo responsabili di una grave infrazione per non esserci fermati al cartello “Stop”. Era assurdo, visto che m’ero appositamente fermato davanti al poliziotto, ma il gendarme insistette. Minacciò di portarci in centrale e di sequestrarci patente, auto e probabilmente pure la vita, rovinandoci la vacanza e strappandoci tutti gli album di figurine di quand'eravamo piccoli. Iniziò una trattativa. In Marocco si tratta per tutto. Ci propose una multa salatissima, noi dicemmo che era inaccettabile, e dopo cinque minuti di discussione in francese concordammo per una trentina d’euro. Era un misto tra una multa, un atto di corruzione e un corso avanzato di francese. Ripartimmo un po’ preoccupati da eventuali altri controlli, ma ridevamo.
Essaouira è una bella città sulla costa atlantica, famosa soprattutto per il surf. Ha però anche un bel porto pieno di pescherecci e una cittadella in spettacolare posizione panoramica sul mare. Presso dei baracchini sul lungomare si può mangiare pesce fresco a buon prezzo – come sempre bisogna trattare e spostarsi da un ristoratore all’altro per ottenere degli sconti.
Affittammo due tavole da surf presso un centro ben organizzato e ci divertimmo per un’ora e mezza tra le onde. L’acqua era fresca e una muta era necessaria, anche considerando il vento che spirava abbastanza forte.
Essaouira surf
Surf a Essaouira - Una bella città di pescatori con ottime possibilità per il surf.
A questo punto di tale diario di viaggio, scrivo volentieri una considerazione meteorologica. Il Marocco è caldo e soleggiato, e nel corso della nostra vacanza autunnale era stato possibile metterci a torso nudo a prendere il sole ovunque, sulle dune, nelle oasi, in città… L’unico posto troppo fresco per la tintarella era appunto la ventosa costa atlantica. Lo tenga a mente chi vuole abbronzarsi.
Dopo il surf andammo a vedere i dromedari che vagavano per la spiaggiona oceanica: erano enormi, più alti e più sani di quelli del deserto. Probabilmente avevano una vita più semplice e più cibo a disposizione. Dopo avere vagato per la bella cittadina e il suo mercato riprendemmo la macchina quando era quasi il tramonto.
Essaouira
Essaouira
Essaouira
Essaouira
Guidare di notte non è il massimo in Marocco, primo perché senza navigatore dovevamo ovviamente prestare la massima attenzione alle indicazioni stradali, e secondo perché l’autostrada aveva lavori in corso improvvisi, non segnalati. Dopo avere rischiato di finire in un mucchio d’asfalto ed esserci mezzi persi attorno a Marrakesh, arrivammo non si sa come nel nostro solito parcheggio.
Raggiugemmo gli altri e trascorremmo la serata nella Marrakesh moderna, in un locale chic.
La cena costò una ventina d’euro, ma era notevole. C’era la discoteca, che offriva alcolici, e, al piano di sopra, c’erano danzatrici del ventre e diverse escort che s’accompagnavano ad anziani uomini d’affari. Noi non intendevamo questo per luogo chic, ma la nostra ultima serata marocchina fu divertente.
Il giorno dopo facemmo un breve giro in centro, quindi concludemmo il nostro itinerario di viaggio in Marocco guidando fino all’aeroporto e prendendo il volo per l’Italia.
Sull’aereo, esprimemmo intelligenti considerazioni sulla vacanza:
"Che spettacolo!”
"Che paesaggi, che emozioni, che atmosfere…”
"Ma quante fortezze c’erano? O erano paranoici o avevano infiniti nemici.”
Infine, ci facemmo i conti in tasca e notammo d’avere speso pochissimo.
"E’ stato uno dei viaggi col più alto numero di bei momenti per euro speso.”
E così, da buoni genovesi, grazie a questa conclusione rincasammo ancor più soddisfatti e felici.
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