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MAROCCO DEL NORD

Diario di viaggio: come vivere esperienze uniche e caratteristiche guidando tra Fez, Meknes, Rabat e dintorni
Itinerari di viaggio, escursionismo, kayak e vela in Italia e nel mondo

MAROCCO DEL NORD: FOTO E DIARIO DI VIAGGIO

Qui sotto alcune delle foto più affascinanti dal Marocco del Nord e un divertente e interessante diario di viaggio pieno di informazioni e aneddoti che descrive l'intero itinerario. Se non le avete ancora lette, date un'occhiate alle informazioni di viaggio e alla mappa dell'itinerario qui: www.wildtrips.net/marocco-citta-imperiali.htm.

Meknes
Meknes. L'antica capitale del Marocco presenta interessanti monumenti ed è più tranquilla delle altre città imperiali

DIARIO DI VIAGGIO IN MAROCCO

Il mio primo viaggio in Marocco risale al novembre 2008, quando la mia ragazza e io trovammo un buon volo low-cost per Fez (o anche Fes). Prenotammo inoltre un’auto a noleggio e una camera in un hotel (Ryad Bahia) di Meknes.
La nostra avventurosa vacanza iniziò quando atterrammo di sera nell’antica capitale marocchina. A collegare l’aeroporto col resto del paese non c’era una moderna superstrada, bensì una strada dissestata con voragini improvvise e muli e famiglie che camminavano sulla corsia più esterna. Stando ben attenti a non investire nessuno, in modo miracoloso arrivammo a Meknes e poi, ancor più stupefacentemente data la scarsità d’indicazioni, in centro. Da piazza Lahdim telefonammo al nostro albergatore, che ci consigliò un luogo pericoloso dove parcheggiare e quindi ci accompagnò nel bel Ryad (un’abitazione con un cortile interno). Ci fu subito offerta una tajina, ovvero un contenitore di terracotta utilizzato per cuocere carni e verdure. Scartammo la tajina e divorammo il contenuto.
Dopo una buona dormita e una saporita colazione (the alla menta e frutta fresca in particolare), lasciammo il Ryad. Il nostro alloggio era nel mezzo dei vicoli di Meknes, ma decidemmo di dedicare il primo giorno del nostro itinerario di viaggio in Marocco alla vicina Fez. Prendemmo quindi la nostra Peugeot a noleggio e raggiungemmo la storica città imperiale.
Fez
Fez. Davvero c'è spazio per delle strade tra tutte quelle case ammucchiate? Sì, c'è, ma sono solo vicoli angusti.
Fez s’estendeva in una piana tra le colline. Avvicinandosi, la vista dall’alto della città era notevole, con quell’agglomerato di case tanto denso che sembrava impossibile ci potessero essere anche solo un paio di vie tra di esse.
In effetti, non c’erano vie, ma vicoli angusti. Siccome non sapevamo da che parte cominciare, ci facemmo convincere da una guida ad accompagnarci in giro. Mah, un'idea mezza sbagliata, col senno di poi. Sarebbe stato molto più divertente perdersi nella città. La guida però ci consentì d’apprezzare luoghi che altrimenti avremmo sicuramente mancato.
Fez
Fez
Era venerdì, il giorno di festa e preghiera, quindi la città era più tranquilla del solito, data la quasi totale assenza delle bancarelle del mercato. Si camminava meglio, ma si perdeva un po’ lo spirito della città (un po' un errore in questa vacanza). Notammo frotte di uomini e, separatamente, donne che uscivano dalle moschee.
Si sa che nei paesi arabi la donna non sempre è trattata come dovrebbe. Di questo divenne particolarmente convinta la mia ragazza, cui la guida non rivolgeva la parola. Tutt’al più, talvolta, un sorrisetto sarcastico. La nostra guida era un giovane integralista.

Ogni tanto, commentava scandalizzato sul fatto che troppe donne marocchine non indossassero più il velo e che i costumi si stessero involgarendo sulla copia di quelli occidentali. Mah. Belle le tradizioni, ma la cosa migliore è che ognuno faccia come vuole, finché non fa del male a nessuno. Altrimenti, se s’inizia a vietare, chi pone i limiti? Poi finisce che la religione vieta d’indossare certi vestiti, i rappresentanti politici degli stilisti per ripicca rendono illegale la religione, i macellai approfittano del clima di divieti per proibire la verdura, i vegetariani proibiscono la carne, e si muore tutti di fame.
Fez
Moschea, Fez
Sottolineo comunque che in nessun’altra occasione mi sono trovato di fronte ad altri simili integralisti maleducati, né in Marocco né viaggiando in altri paesi arabi… A meno che non si guardi la TV, dove in tutti i paesi, inclusa l'Italia, ci sono tizi che blaterano su questioni morali di cui non sanno nulla o a cui non sono interessati, giusto per farsi belli. Proprio non capisco chi pretende d’imporre i propri dettami religiosi sugli altri. E’ come imporre per legge che il colore preferito di tutti debba essere il blu cobalto.
Aaaaaaaaaaaa sono andato fuori tema! Scusatemi.
Tornando al nostro itinerario di viaggio in Marocco, nel caratteristico, immenso e labirintico centro storico di Fez rimanemmo particolarmente colpiti dalle tintorie, dei luoghi estremamente puzzolenti dove vengono conciate le pelli. Usavano tinte naturali, tipo lo sterco di non so quale animale. Tutto ciò avrebbe dovuto convincerci a non utilizzare mai più nulla in pelle, ma invece comprammo un puffo blu. Non uno di quegli esserini dei cartoni animati, che notoriamente non si trovano in Marocco, ma un poggiapiedi. (Mi vedo già male a tradurre questo gioco di parole in inglese; potrei anche rinunciarci, fa abbastanza pena comunque).
Pranzammo in un posto consigliato dalla guida (che sicuramente si prese la sua mancia, ma pagammo poco). Nel pomeriggio la vacanza continuò percorrendo vicoli e piazze della Medina, tra una moschea e una Medersa (scuola coranica). Fummo invitati a entrare in un negozio di tappeti, bello e strabordante di tessuti appesi. Ci fu offerto un immancabile tè alla menta. I venditori insistettero per venderci qualcosa, noi dicemmo che non volevamo niente e alla fine si offesero. Non so cosa pretendessero: tra l’altro, viaggiando col solo bagaglio a mano, non sapevamo proprio dove infilarcelo, il tappeto (non siate volgari). Nel tardo pomeriggio la guida fu così gentile da offrirci un tè alla menta sul tetto di casa sua. Accettammo volentieri, seppur convinti che ci avrebbe rapiti e giustiziati in quanto infedeli.
Il tè era buono e dolcissimo, la vista affascinante. Avanzò un po’ di tè per il bis, che la guida offrì a me, snobbando la mia ragazza: in quel caso apprezzai il modo di pensare marocchino. Lei non tanto, ma era tutta colpa sua se era donna!
Non fummo rapiti, quindi potemmo ripartire in auto per Meknes, suonando il clacson all’impazzata per far scansare i bambini dalla strada. In fin dei conti era un divertimento, a metà tra un gioco e una festa.
Tramonto in Marocco
Tramonto in Marocco
Sabato visitammo i vicoli di Meknes, poi, in una gita su un calesse trainato da cavalli – un’attività davvero troppo turistica, ma fu divertente – girammo tra palazzi imperiali, mausolei e porte tra le mure (come la bella Bab Mansour), ammirando queste notevoli opere dell’architettura araba. Rimanemmo particolarmente stupiti dalle stalle imperiali, con enormi colonne in pietra, imponenti in modo financo eccessivo: erano stalle per cavalli, non per dinosauri.

Nel pomeriggio girammo per il vivace mercato e la Medina. Meknes ci piacque molto e fummo contenti d’averla come nostra base della vacanza. La cena fu ottima, ancora una volta. Poco vario il cibo marocchino, forse, ma con sapori sempre notevoli. Probabilmente era merito delle spezie, saporitissime.
Il giorno dopo partimmo demmo una svolta al nostro itinerario di viaggio in Marocco e partimmo in auto per Rabat, distante 130 chilometri. Stranamente era una bella strada quindi impiegammo poco più di un’ora per percorrerla.
Rabat
Rabat. La capitale del Marocco, sull'Atlantico, è piuttosto moderna, ma presenta monumenti e una cittadella molto interessanti.
Anche Rabat era una città imperiale, ma si differenziava notevolmente da Fez e Meknes. Primo, era sul mare; secondo, trattandosi della capitale marocchina, era più dinamica e moderna; terzo, la Medina non era fatta di edifici color sabbia, ma di casette bianche con le porte azzurre. Sapeva di Grecia più che di Marocco.
Rabat
Rabat
Rabat
Rabat
Il primo impatto con Rabat fu la torre di Hassan, un imponente minareto, con gli eleganti edifici religiosi e giardini circostanti. Ci dedicammo poi al centro storico, che, con le sue belle viste sul mare, sul fiume e sulla città dall’altra sponda (Salé), apprezzammo molto. Era interessante notare che tra la moderna e dinamica Rabat e la tradizionale, chiusa Salé c’era una differenza abissale, come confermammo poi facendo un giro in macchina in quest’ultima e venendo squadrati malissimo dalla locale popolazione, evidentemente non abituata alle visite di turisti in vacanza.
Rabat souq
Souq di Rabat
Salé
Sulla riva opposta del fiume rispetto a Rabat, la città di Salé è una città molto tradizionalista al contrario della più moderna capitale.
Nei pressi di Rabat c’è la necropoli di Chellah, o Sala Colonia, di origini romane (con elementi fenici, ancora più antichi), e fortificata nel medioevo dagli arabi. E’ un luogo spettacolare, per la sua posizione in collina, in mezzo alla natura, con torri diroccate e colonne millenarie su cui hanno nidificato gli uccelli.
La nostra auto ci spinse poi (con la nostra approvazione) lungo la costa a nord di Rabat, tipicamente oceanica con lunghe spiagge sabbiose. Rientrammo a Meknes quando si stava facendo buio, sotto un tramonto incredibilmente rosso che ci sembrò palesemente africano… come se ci volesse ricordare che per quanto vicini all’Europa eravamo comunque in un altro continente.
Morocco beach sunset
Spiaggia del Marocco a nord di Rabat
Lunedì era l’ultimo giorno della nostra intensa vacanza. In auto ci dirigemmo allo stupefacente paese di Moulay Idriss, arroccato su una collina. Era un’antica città sacra, con un importante mausoleo. Ci godemmo le belle viste sulla città, quindi vagammo per gli scoscesi vicoletti e per l’animato mercatino. I venditori erano piuttosto aggressivi, il che aggiungeva vivacità alla visita.
Moulay Idriss
Moulay Idriss. Una città sacra per i musulmani, meta di pellegrinaggi, appollaiata sulla cima di una collina.
Moulay Idriss
Moulay Idriss
Riprendemmo l’auto, sempre intatta nonostante l’avessimo lasciata sotto lo sguardo di un parcheggiatore dall’aria poco affidabile, e guidammo fino a Volubilis. Qui, in aperta campagna, sorgono spettacolari rovine di un’antica città romana. Si distinguono ancora degli edifici, dei templi e addirittura dei mosaici all’aria aperta. A noi s’unì un anziano marocchino rugoso, che ci voleva fare da guida. Lo rifiutammo un po’ di volte, ma alla fine ce lo sorbimmo per buona parte dell’esplorazione. Si guadagnò così una magra pagnotta. Parlava solo francese, che non è che sia la nostra prima lingua, ma era simpatico e ci fece fare qualche risata.
Volubilis
Volubilis. Queste antiche rovine romane sono tanto ben conservate da risultare sorprendenti.
Eravamo molto soddisfatti, ma il nostro itinerario di viaggio in Marocco non era ancora finito! Ripartimmo così per Sefrou, cittadina berbera abbarbicata alle pendici dei monti dell’Atlante, ultima meta della nostra vacanza. Da un punto panoramico potemmo scorgere delle cime innevate. Sefrou era molto caratteristica, con la Medina, le mura e il mercatino di frutta e verdura. Alcune guide ci proposero d’accompagnarci nella visita. Era un mestiere diffusissimo, a quanto pareva. L’unico modo, per tanti, per guadagnarsi da vivere. Con questo pensiero in testa, la mia ragazza e io, pur amanti dell’indipendenza, accettammo d’essere accompagnati per un po’ da un trentenne dai modi educati che parlava un ottimo inglese.
Sefrou
Sefrou
Ci trovammo benissimo con lui, che ci portò tra l’altro a pranzare nella peggior bettola di Sefrou. Fu un pranzo ottimo, saporito e a un prezzo irrisorio.
Visitammo poi la campagna attorno a Sefrou. In particolare, nelle colline circostanti erano state scavate numerose grotte nella roccia calcarea, grotte che in antichità erano state abitazioni. (Ok, questa nota culturale non ha una precisione proprio pedantica, ma non ricordo tutto).
Sefrou
Sefrou è un paese tra le colline. Cactus e neve nella stessa foto sono una combinazione abbastanza rara!
Ciò che ricordo bene sono i racconti della nostra guida, che ci spiegò quanto fosse difficile lavorare e guadagnare in Marocco, anche per un laureato, come lui. Ci narrò poi di quando s’era trasferito in Provenza, dove aveva avuto una relazione con una ragazza francese, purtroppo terminata per il suo ritorno in patria. Parlava con molta sensibilità, e ci spiacque che una persona sveglia e poliglotta se la passasse economicamente così male… Non doveva essere facile la vita, in Marocco.
Alla fine gli lasciammo una buona mancia (relativamente ai prezzi marocchini, almeno), anche perché stavamo per lasciare il Marocco e non avevamo più bisogno di Dirham.
Ci dirigemmo all’aeroporto. Da vero illuso, avevo immaginato che le strade per l’aeroporto internazionale fossero piene d’indicazioni. Invece, andare all’aeroporto era un po’ come andare a una discarica fuori città: strade scialbe e male asfaltate che s’intrecciavano a caso tra lavori in corso ed edifici mezzi crollati. Sembrava che lo scopo dell’urbanista fosse impedire a tutti d’allontanarsi dal Marocco. In effetti, potrebbe essere un’intelligente tattica per trattenere i turisti.
Alla fine, ci perdemmo in una rotonda con nove uscite, una più malridotta dell’altra. Già stavamo pensando di prolungare il nostro itinerario di viaggio, quando, a suon di tentativi e chiedendo consiglio a un anziano che a malapena sapeva in che continente si trovasse (c’indicò una direzione a caso, trasversale a tutte le strade), trovammo la retta via. Arrivammo così in tempo all’aeroporto, consegnammo l’auto, sorprendentemente senza danni, e tornammo in Italia.
Fu una vacanza memorabile per i luoghi visitati e per le sensazioni che ci offrì. Mi rimase il desiderio di tornare a visitare il Marocco, paese povero, ma che può dare molto. E, in effetti, in Marocco tornai.
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