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PANAMA

Diario di viaggio: isole nel Mar dei Caraibi, spiagge sulla sponda Pacifica, e un mucchio di giungla nel mezzo
Itinerari di viaggio, escursionismo, kayak e vela in Italia e nel mondo

PANAMA: FOTO E DIARIO DI VIAGGIO

Qui sotto alcune delle foto più affascinanti dallo stato di Panama e un divertente e interessante diario di viaggio pieno di informazioni e aneddoti che descrive l'intero itinerario. Se non le avete ancora lette, date un'occhiate alle informazioni di viaggio e alla mappa dell'itinerario qui: www.wildtrips.net/panama-itinerario-viaggio.htm.

Tartaruga gigante a Isla Coiba
Tartaruga gigante a Isla Coiba - Nuotare per due minuti con una tartaruga incrociata per casoè un sogno ad occhi aperti.

DIARIO DEL VIAGGIO A PANAMA

Se si vuole compiere una vacanza tranquilla, insieme alla ragazza e a una coppia di amici, qual è la prima cosa a cui si pensa? Esatto, ad esplorare lo stato di Panama a bordo di una jeep. O, almeno, questo è ciò che venne in mente a me in vista delle vacanze di Natale del 2013.
Così, il 16 dicembre in 4 prendemmo il volo da Milano a Panama City con un lungo scalo a New York e una breve sosta ad Atlanta. A New York trascorremmo una bella serata in cui vagammo per Manhattan e salimmo in cima al Rockfeller Center. Il mattino dopo, prima di prendere il volo, avemmo il tempo di goderci una spettacolare nevicata che imbiancò la Grande Mela.
New York under the snow
New York under the snow - Durante uno scalo aereo, poter ammirare New York innevata è una vera fortuna
A proposito di frutta, pioveva come le mele quando la sera stessa atterrammo a Panama. Un taxi ci portò in albergo. L'hotel era molto elegante e costava relativamente poco… e l’idea per la vacanza era quella, poca spesa e tanta resa.
Il mattino dopo, alle 6, un autista ci aspettava di fronte all’ingresso dell’hotel per portarci nell’arcipelago di Guna Yala, alias San Blas, nel Mar dei Caraibi, prima meta del nostro itinerario di viaggio panamense. Era una gita di un giorno prenotata dall’Italia e si rivelò tutto sommato un’ottima idea, anche se imparagonabile a quello che avremmo visto e vissuto in seguito per conto nostro.
San Blas (Guna Yala), Panama
San Blas - La selvaggia regione indipendente dei Guna Yala si affaccia sul Mar dei Caraibi: qui sorge un paradiso di 365 isole.
Attraversammo in auto passi montani e foreste pluviali, fino a raggiungere la base di partenza per l’arcipelago. Qui montammo su una barchetta scassata e salpammo tra canali di mangrovie. Il paesaggio era tropicale come ci si aspetterebbe da un paese ai tropici. Il clima, però, sembrava londinese: grigio, ventoso e non particolarmente caldo. Arrivammo in mare aperto. La prima tappa del viaggio era un’isoletta abitata dai Guna e perciò invasa da basse capanne di legno. Fu una visita molto interessante e caratteristica.
Dog Island, San Blas
Dog Island, San Blas - Un relitto semi-affondato fa da tana a numerosi pesci
Riprendemmo il mare e dopo una mezz’ora ci ritrovammo circondati da isolette sabbiose ricoperte da palme. Ci fermammo in una zona di mare particolarmente celeste, dal basso fondale, dove ci tuffammo per scoprire numerose stelle marine, dure, grosse e colorate. La giornata continuò con altri giri in barca, un paio di splendide spiagge, snorkeling su un vecchio relitto popolato da pesci colorati e un semplice pranzo sotto le palme. Al ritorno eravamo stanchi morti ma abbastanza soddisfatti dell'itinerario. Tornammo in hotel e cenammo nel vicino centro commerciale, che era il ritrovo dei giovani panamensi sfaccendati.
Stelle marine a San Blas
Stelle marine a San Blas
Il giorno dopo ricomparve il sole, che non ci abbandonò quasi più. Tornammo in aeroporto a ritirare la macchina a noleggio prenotata dall’Italia. Avevamo ordinato una jeep e ci ritrovammo in mano una Renault scassata. In seguito alle nostre proteste ( protestare sempre e dubitare ancora di più quando si tratta di autonoleggi!) ci fu consegnata un’eccellente Subaru station wagon 4x4, ideale per un itinerario di viaggio a Panama tra giungle e spiagge. Eravamo pronti ad affrontare qualsiasi pericolo… non che ce ne aspettassimo tanti, da Panama, ma nel dubbio eravamo pronti.
Partimmo in direzione ovest, senza programmi precisi, belli convinti. Come prima cosa ci fecero una multa per eccesso di velocità. Il poliziotto ci disse che ci spettavano delle lunghe procedure burocratiche per pagare la multa. Saremmo dovuti tornare indietro, per di più. Era una scenetta che univa il mondo intero, questa del poliziotto che prospettava giornate di vacanze rovinate da un eccesso di velocità. Così, facemmo ciò che era necessario: pagammo una bustarella all’agente, che ci lasciò andare. (Personalmente ho all’attivo corruzioni di pubblici ufficiali in Namibia, Marocco, Indonesia e, appunto, Panama: quattro nazioni, tre continenti. Prezzo fisso, 30-32 euro, Indonesia esclusa, dove con soli 8 euro si era risolto tutto).

Guidare per le strade di Panama, per il resto, era un piacere: poco traffico e panorami rilassanti quando non erano strepitosi. Dedicammo quel primo giorno alla scoperta della giungla e di qualche affascinante cascata nei pressi dell’Anton Valley. Attraversammo paesini caratteristici e cittadine piuttosto spoglie. Dormire in un buon hotel in una quadrupla costava sui 10 euro a testa e ciò ci rendeva felici.
Il giorno dopo il nostro itinerario di viaggio a Panama ci portò alla splendida Santa Catalina, sull’Oceano Pacifico. Pensavamo fosse un luogo turistico, ma i turisti erano in realtà 10 o 11 noi inclusi. C’erano spiagge spettacolari, barchette di pescatori e palme sul mare.
Santa Catalina, Panama
Santa Catalina, Panama - Affacciata sull'Oceano Pacifico, questa tranquilla località offre surf e panorami straordinari.
Santa Catalina, Panama
Santa Catalina - Un'iguana s'arrampica sulla palma, verso le noci di cocco... più tropicale di così!
Dormimmo in un bungalow scassato, ma in posizione splendida, spendendo 16 euro per una doppia. Facemmo surf ed esplorammo baie indimenticabili di cui non ricordo il nome. Meta imperdibile in ogni itinerario di viaggio a Panama. E anche se il vostro viaggio è in Giappone, per dire, fate un salto qui lo stesso (battuta).
Santa Catalina, Panama
Santa Catalina - Un bravo e giovanissimo surfista del posto.
Santa Catalina, Panama
Santa Catalina
Ripartimmo e raggiungemmo Boca Chica, bel tratto di costa davanti alla quale sorgeva l’isola di Boca Brava, completamente disabitata a parte un hotel. Un panamense s’offrì di portarci in barca sull’isola. Da buoni genovesi, contrattammo sul prezzo anche se era già parecchio basso.
Boca Brava era un’isola tropicale come si deve: colline ricoperte dalla foresta pluviale, scimmie e spiagge. I paesaggi erano sublimi così come la quiete; si contavano più granchi in spiaggia in un minuto che persone in 5 ore. Lo snorkeling, invece, era scadente per via dell’acqua resa torbida dai fondali sabbiosi… ma ciò non ci disturbava più di tanto, prendevamo ciò che la natura ci offriva con grande generosità.
Boca Brava, Panama
Boca Brava - Una bella isola, selvaggia e con piccole, isolate spiagge.
Salutammo le scimmie e tornammo a Boca Chica, dove riprendemmo la jeep. Visitammo una baia vicina, a mio avviso molto bella e, inutile dirlo, sconosciuta al turismo. Testammo le capacità della Subaru sulla sabbia e ripartimmo.
Chiriqui, Panama
Chiriqui - La natura e le nuvole di Panama offrono sempre panorami che invitano alla tranquilla contemplazione.
Boca Chica, Panama
Boca Chica
In serata, quando già era buio, arrivammo a Boquete, località montana rinomata tra i “gringo” americani in pensione: qui, infatti, possono trascorrere la vecchiaia con un clima favorevole e un basso costo della vita.
A nostro avviso, ci sono, a Panama, luoghi molto più sensazionali, ma Boquete fu l’unica cittadina in cui non riuscimmo a trovare immediatamente un posto letto. Al quarto tentativo, e per la folle spesa di 15 euro a testa, trovammo finalmente una camera libera.
Era tardi per cenare e i ristoranti stavano chiudendo. Riuscimmo a sgranocchiare qualcosa di tipico (carne, patacones – cioè fettine di platano fritte - e verdure). A Boquete la vita notturna era inesistente come nel resto di Panama, ci sembrava, ma la nostra vacanza aveva comunque altri obiettivi.
Il giorno dopo, attraverso una strada di montagna tra il meraviglioso e il fantastico, raggiungemmo la costa caraibica panamense e quindi la città di Almirante, che era l’opposto di quei paesaggi: piena di spazzatura, grigia, praticamente inguardabile. Però, era il punto di partenza per l’arcipelago di Bocas del Toro, destinazione necessaria in ogni itinerario di viaggio a Panama che si rispetti.
Road with cows in Panama
Strada invasa dalle mucche nel bel mezzo dello stato di Panama
Arrivati ad Almirante, un tizio anziano e zoppo si gettò al nostro inseguimento su una bicicletta scassata. Con tutta la potenza della Subaru, lo seminammo. Ma lui era furbo. Conosceva le scorciatoie. E dopo poco ce lo ritrovammo alle calcagna.
Alla fine, chiusi in un vicolo cieco, dovemmo fare inversione. Lui ne approfittò e si avvicinò al finestrino. Ansimava ed era prossimo all’infarto, quindi, impietositi, gli chiedemmo cosa volesse. Ci disse che ci avrebbe guidati all’imbarco passeggeri per Bocas del Toro. Noi lì volevamo andare, in effetti, così lo seguimmo.
Ci fece parcheggiare in un economico posteggio privato, dove avremmo lasciato l’auto per due giorni, e ci accompagnò al porticciolo. Si guadagnò una mancia.
Appena salimmo sulla barchetta, carica di persone e bagagli, l’atmosfera puzzolente di Almirante cambiò. Viste da quel canale di mare, le baracche in mezzo alla vegetazione avevano un loro fascino.
Bocas è un arcipelago composto da numerose isolette caraibiche, alcune belle e altre meravigliose, una destinazione in genere inserita in tutti gli itinerari di viaggio a Panama. La città principale, Bocas del Toro, sa proprio di vacanza: è piena di ristoranti e hotel per tutti i gusti, soprattutto economici, e si trova su Isla Colon. Le altre isole sono quasi disabitate.
Arrivati a Bocas Town facemmo un breve giro per la cittadina e scegliemmo un hotel a caso. Alle tre del pomeriggio eravamo pronti per una prima visita dell’arcipelago. Incerti sul da farsi, alla fine un taxi-boat ci portò alla Isla Bastimientos. Arrivammo in quindici minuti a un porticciolo alle cui spalle c’erano soltanto mangrovie. Un ottimo inizio! Dal molo raggiungemmo un sentiero che conduceva alla spettacolare Red Frog Beach. Dovemmo pagare un paio d’euro d’ingresso, ma erano niente in confronto a quei paesaggi.
Isla Bastimientos, Bocas Del Toro
Isla Bastimientos, Bocas Del Toro - Nell'arcipelago di Bocas del Toro, nel Mar dei Caraibi, la vegetazione si protende sulle spiagge... e oltre.
Il turista stanco si fermava in spiaggia e si spegneva lì. Noi, però, sospettavamo che ci fossero altre meraviglie dietro l’angolo, quindi continuammo a camminare lungo la costa e poi lungo la spiaggia fino a trovarci in un paradiso caraibico, fatto di sabbia bianca, palme sull’acqua, vegetazione impressionante, isolotti rigogliosi e… davvero, le foto parlano da sé. Non c’era alcun segno umano (un resort si trovava al centro dell’isola, ma era fortunatamente invisibile a causa della vegetazione). Non c’era nessuno. Lo sottolineo non perché sono misantropo, ma perché l’immersione nella natura inebria come nient’altro. Uno dei momenti più esaltanti del viaggio.
Al tramonto tornammo col taxi-boat a Bocas Town. Una buona cena a base di aragosta ci costò oltre 10 euro a testa.
Durante la notte la pioggia s’imbatté incessante sull’isola, ma il mattino dopo il cielo si schiarì. Noi partimmo per una gita in barca che ci portò a vedere mangrovie, delfini e, infine, la splendida Cayo Zapatilla, un’isoletta di sabbia bianca, palme e vegetazione lussureggiante. Anche qui, ci si poteva appisolare sulla prima spiaggia oppure camminare lungo tutto il periplo dell’isola, come facemmo noi. Senz’altro la mossa giusta, i panorami erano esaltanti. Bocas era un arcipelago turistico per gli standard panamensi, ma bastava camminare per duecento metri e non c’era più nessuno attorno. Ed erano le vacanze di Natale!
Cayo Zapatilla, Bocas Del Toro
Cayo Zapatilla, Bocas Del Toro - Un'isoletta spettacolare, praticamente deserta.
Cayo Zapatilla, Bocas Del Toro
Cayo Zapatilla, Bocas Del Toro - Caraibicissima
Il giorno dopo le ragazze restarono in città, mentre noi due uomini prendemmo il bus. Fu un’esperienza. Il pullmino, infatti, partiva soltanto quand’era pieno, e l’opera di riempimento era compiuta da un ragazzino che correva da una parte all’altra chiamando i clienti e inventando orari di partenza poi inevitabilmente non rispettati. Alla fine il mini bus si mosse e, per un dollaro, ci facemmo lasciare a “La Gruta”, la grotta, una destinazione originale per un itinerario a Bocas del Toro.
Scendemmo dal bus e ci avventurammo su un sentiero. Le indicazioni erano a dir poco scarse. Una signora con due bimbi e due galline ci chiese un’offerta per entrare nella grotta. Lasciammo un dollaro a testa e c’infilammo “sottoterra”.
La Gruta, Bocas Del Toro
La Gruta, Bocas Del Toro - Avventurarsi in una grotta piena di pipistrelli, tra torrenti e giungla, è un modo geniale d'interrompere la sequenza di spiagge.
Sicuramente si possono visitare grotte più grandi e profonde e ricche di stalattiti, al mondo. Questa, però, era speciale per due motivi: primo, non c’era una guida, non c’era una via, non c’erano passerelle né luci, e non c’erano nemmeno turisti. Secondo, c’era pieno di pipistrelli.
Noi eravamo assolutamene disorganizzati. Infradito, costume e una sacca impermeabile erano le nostre dotazioni. Il flash del cellulare ci faceva da torcia. Camminavamo con l’acqua fino al ginocchio, al buio, tra rocce e pipistrelli, poi all'improvviso uscimmo nella foresta.
Io credo che il giro tradizionale prevedesse qui di tornare indietro. Ma noi volevamo di più. Al che, seguendo il fondo del ruscello, infangati fino al collo, circondati da mosche e zanzare, prendendo tutte le forme di dengue e malaria possibili immaginabili, arrivammo a un’altra caverna. Ci avventurammo, eravamo Indiana Jones e il suo compare in un luogo affascinante. Uno dei momenti più selvaggi dell'itinerario di viaggio a Panama.
Rispuntammo nella foresta, quindi, tra un’esplorazione e l’altra, ci perdemmo. Tornammo sui nostri passi e dopo almeno un’ora ritrovammo la strada. Stavamo aspettando un minibus quando comparve un taxi. Volevamo contrattare sul prezzo, ma ci chiese una cifra tanto stracciata che non ce la sentimmo.
Nel primo pomeriggio prendemmo la barca per Almirante, dove incredibilmente ritrovammo la Subaru sana e salva. Ci mettemmo alla guida e, tra paesaggi sempre meravigliosi, ritornammo sulla costa Pacifica, a Las Lajas, un’infinita distesa sabbiosa. Dormimmo in un resort sull’Oceano, un posto lussuoso con piscina, giardino sulla spiaggia, e tutte queste amenità che pagammo profumatamente (venti euro a testa).
Las Lajas, Panama
Las Lajas - Un'immensa distesa di sabbia sul Pacifico, con tramonti da saltarci dentro.
Dopo un tramonto strepitoso, trascorremo la serata ascoltando l’oceano e guardando le stelle.
Il giorno dopo ci dirigemmo verso l‘Hotel Heliconia, che organizzava un’escursione di tre giorni a Isla Coiba: avevamo prenotato dall’Italia, prima di partire, sia l’albergo che la gita.
L’Hotel Heliconia è gestito da due olandesi e si trova sulla costa occidentale della penisola de Azuero. Per raggiungerlo passammo attraverso i “soliti” paesaggi rigogliosi cui si alternavano campi coltivati e casette colorate. A parte il pranzo di Natale (era il 25 dicembre) in un sudicio self-service per camionisti (che aveva il suo fascino, comunque), era tutto meraviglioso. Per aggiungere ai panorami idillici ulteriore “idillicità”, ogni tanto si vedevano scorci di un mare azzurro, ma così azzurro che sembrava blu.
Penisola di Azuero, Panama
Penisola di Azuero
Ci avventurammo su stradine sterrate alla ricerca di un qualche caratteristico sbocco sul mare. Prima fummo bloccati da un fiume, il cui guado era forse possibile ma sicuramente rischioso. C’erano contadini e bambini che giocavano in acqua. Era tutto bucolicissimo. Al termine di un altro sterrato trovammo finalmente l’accesso al mare. Ci avventurammo con la 4x4 lungo la spiaggia, su una specie di duna, e poi, in un momento d’incoscienza, guidai giù dalla duna fino al mare. Era tutto spettacolare, sì, ma al momento di risalire rimanemmo insabbiati. Sapevo che nel corso del nostro itinerario di viaggio alla fine avrei combinato qualche casino, con la jeep tra le mani.
Penisola di Azuero, Panama
Penisola di Azuero
Ci fu qualche momento di panico, ma soprattutto ci furono delle risate. I piaceri del viaggio. Sgonfiammo le gomme per avere più superficie galleggiante sulla sabbia e iniziammo a guidare lungo la spiaggia alla ricerca di un punto meno ripido per risalire alla strada sterrata. Non lo trovammo. Nel frattempo ci godevamo il panorama.
Eravamo disperati, pronti a trascorrere il resto delle nostre vite su quella spiaggia di Panama vivendo del nostro pescato e bevendo latte dalle noci di cocco (non una brutta fine, in verità), quando mi convinsi che la cosa giusta da fare per risalire la duna era prendere moooolta rincorsa a velocità moooolto sostenuta. Così guidai fino a un tratto di spiaggia dal fondo più duro, accelerai al massimo, mi diressi verso la duna, e quasi saltai giù dall’altra parte rischiando di finire in un fiume. Ma no, all’ultimo, in cima, rallentai, e il problema fu risolto abilmente.
Arrivammo all’hotel, molto bello in una vegetazione lussureggiante, cenammo e andammo a dormire.
Il giorno dopo iniziò la gita in barca. Eravamo noi quattro, una coppia californiana, un panamense proprietario della barchetta, suo figlio, e la nostra guida dell’hotel, un vero appassionato della natura, amante di piante, uccelli, pesci e animali in genere.
Isla Coiba, Panama
Isla Coiba, Panama - Isla Coiba è un paradiso naturale dove la giungla selvaggia fa da sfondo ad acque ricche di vita
Isla Coiba è un paradiso naturale, disabitato, dove sono presenti alcuni semplici bungalow ricavati dalle strutture di un carcere abbandonato. Dopo la lunga navigazione ci sistemammo nei locali. La guida ci disse che c’era molta più gente del solito. Mah, ci saranno state 20 persone e avevamo a disposizione un’isola intera più tutto il mare circostante. Ed era il 26 dicembre. Panama continuava a stupirci, luoghi molto più banali erano presi d’assalto da orde di turisti e invece lì… solo noi. O quasi.
La spiaggia su cui si affacciavano i bungalow era strepitosa, quella appena dietro anche, ma era abitata da un coccodrillo, di nome Tito, e quindi non era frequentabile.
I tre giorni e due notti che trascorremmo sull’isola furono i più belli della vacanza. Camminammo nella giungla, tra le scimmie, esplorammo con la barchetta foreste “acquatiche” di mangrovie tra cui volavano pappagalli e uccelli colorati, vedemmo da lontano un paio di coccodrilli e, soprattutto, facemmo snorkeling nelle acque più ricche di pesci che si possano sognare.
Snorkeling a Isla Coiba, Panama
Snorkeling a Isla Coiba
Tartaruga a Isla Coiba, Panama
Tartaruga a Isla Coiba
I posti migliori per lo snorkeling erano i piccoli isolotti che attorniavano Isla Coiba, già di per sé affascinanti. Ad esempio, il “Granito de Oro” aveva un diametro di non più di duecento metri, eppure offriva una splendida spiaggia dorata, palme e alberi rigogliosi, rocce tondeggianti e centinaia di paguri.
Granito de Oro, Isla Coiba
Granito de Oro, Isla Coiba - Un isolotto vicino a Isla Coiba è tanto affascinante sopra quanto sotto la superficie del mare.
Granito de Oro, Isla Coiba
Granito de Oro, Isla Coiba
Nuotando lungo tutto il periplo dell’isolotto vedemmo migliaia di pesci colorati, branchi di barracuda, murene, squali e tartarughe lunghe un metro: ogni specie aveva il suo posto preferito. Gli squali erano inoffensivi per l’uomo (così c’era stato giurato, almeno), erano lunghi massimo un paio di metri e stavano tranquilli sul fondo. Nuotare nell’Oceano Pacifico assieme a una tartaruga gigante, per un paio di minuti, fu invece una delle esperienze più idilliche della mia vita. Quel dominio assoluto della natura era un po’ inquietante, ma pure esaltante.
Pesci a Isla Coiba, Panama
Pesci a Isla Coiba
Squalo a Isla Coiba, Panama
Squalo a Isla Coiba - Lo snorkeling con gli squali è tanto emozionante quanto sicuro... se si tratta degli squali giusti, e se non li si disturba.
Ci sentivamo comunque al sicuro: soltanto una volta, facendo snorkeling al tramonto, quando i predatori iniziano ad andare a caccia e mi trovai a nuotare a un metro e mezzo di distanza da due squali e da una murena lunga quasi quanto me… ecco lì pensai che era meglio rientrare alla spiaggia!
Murena a Isla Coiba, Panama
Murena a Isla Coiba
La sera, a Isla Coiba, trascorreva serena. La guida preparava la cena (non c’erano né bar né ristoranti, ovviamente, soltanto una cucina in comune per i bungalow) e poi ci si sdraiava sulle amache appese tra le palme, a guardare le stelle e il riflesso della luna sul mare.
Uccelli colorati a Isla Coiba
Uccelli colorati a Isla Coiba
Nuotare a Isla Coiba, Panama
Nuotare a Isla Coiba - Nuotare e tuffarsi è il modo migliore per godersi le spiagge di questo parco naturale
Al termine di quei tre giorni strepitosi (forse i più entusiasmanti del nostro itinerario di viaggio panamense) rientrammo all’hotel Heliconia, dove ci rilassammo e dormimmo in vista dell’ormai prossima partenza. Il giorno dopo, infatti, guidammo fino a Panama City, fermandoci in qualche punto panoramico, ma con lo spirito già purtroppo rivolto alla fine della vacanza. Visitammo le chiuse del celeberrimo Canale di Panama.
Chiuse del Canale di Panama
Chiuse del Canale di Panama
Molto interessanti, ma vuoi mettere col nuotare con una tartaruga?? Poi ci fermammo a dormire in un hotel sulla calata di Amador, da dove si godeva una bella vista sulla città. Una buona cena a base di carne e patacones e una buona dormita. Il mattino dopo, all’alba, guidammo fino all’aeroporto, lasciammo la Subaru e rientrammo in Italia.
Panama City
Panama City - La città di Panama vista dalla calata Amador.
Panama, i suoi cieli tropicali, il mare, i pesci, i paesaggi rigogliosi, la pace e la libertà di quei luoghi erano nei nostri cuori e un po’ anche nelle macchine fotografiche… Ma non bastava. Torneremo presto. O, come minimo, scriveremo un inutile diario di viaggio. Ehm…
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