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STATI UNITI

Diario di viaggio: 5000 km attraverso la California e i Grandi Parchi, molta libertà e ancor più attrattive
Itinerari di viaggio, escursionismo, kayak e vela in Italia e nel mondo

STATI UNITI: FOTO E DIARIO DI VIAGGIO

Qui sotto alcune delle foto più affascinanti dagli Stati Uniti e un divertente e interessante diario di viaggio pieno di informazioni e aneddoti che descrive l'intero itinerario. Se non le avete ancora lette, date un'occhiate alle informazioni di viaggio e alla mappa dell'itinerario qui: www.wildtrips.net/stati-uniti.htm.

Monument Valley
Monument Valley

DIARIO DEL VIAGGIO NEGLI STATI UNITI D'AMERICA

Quando nell’agosto 2006 partii con tre amici per un viaggio lungo la West Coast americana, avevo intenzione di vivere un’avventura “on the road” simile a quelle dei protagonisti del libro scritto da Jack Kerouac… magari con meno alcol e droghe, ma altrettanto divertente.
Forse le mie fantasie di gioventù erano eccessive e la nostra vacanza non fu per nulla da “beat generation”, anche perché le epoche cambiano e il conformismo si diffonde. Eppure, nonostante la mancanza di sbronze, sfascio, povertà e vagabondaggio, fu una vacanza spettacolare.
Tutto iniziò dall’aeroporto di San Francisco, dove ritirammo la nostra vettura a noleggio. L’addetto della Dollar, la ditta presso cui avevamo prenotato l’auto via internet, s’impietosì quando notò quanti bagagli avessimo e ci consegnò senza sovrapprezzo uno spazioso SUV al posto della berlina da noi richiesta. L’impiegato era tanto gentile e premuroso che pensammo di chiedergli in regalo pure un orologio d’oro e un rene, ma alla fine ci sembrò scortese approfittare della situazione.

Era notte. Guidammo per mezz’oretta prima di fermarci in un motel.
Il mattino dopo, sotto un cielo azzurro, partimmo entusiasti verso la prima meta del nostro itinerario di viaggio negli Stati Uniti, il parco dello Yosemite. La tipica strada a 8 corsie sapeva d’America, ma non era attraente. Quando deviammo verso le montagne, 6 corsie scomparvero e il paesaggio si fece più piacevole.
Yosemite
Yosemite - Questo parco presenta splendidi scenari di montagna ed è un paradiso per gli amanti di trekking e arrampicata.
Inserisco qui una nota per chi, come me all’epoca, non è abituato a guidare vetture col cambio automatico. Quando si vuole fermare la vettura, non bisogna pigiare violentemente la frizione col piede sinistro. Primo, perché non c’è la frizione. Secondo, perché si rischia di schiacciare invece il pedale del freno, inchiodando. Per fortuna nessuno ci tamponò - e la vacanza continuò.
La fama dello Yosemite (pronunciato “iosèmiti” e non “iosemàit”) deriva dalle sue impressionanti montagne rocciose, con pareti mitiche per gli alpinisti più arditi, e dai suoi bei paesaggi montani.
Yosemite
Yosemite
Inerpicandosi, la strada s’inoltrò in una densa foresta. Parcheggiammo e ci avventurammo nella vegetazione su comodi sentieri. C’erano alberi giganteschi, tra cui spiccavano le enormi sequoie centenarie. Eravamo esaltati come bambini al luna park mentre esploravamo quella che era la prima eccitante destinazione del nostro itinerario di viaggio tra i grandi parchi dei maestosi Stati Uniti d'America. Saltellando allegri, ammiravamo questi alberi insensati, alti oltre cento metri e con tronchi tanto larghi che vi si poteva scavare una galleria stradale. Non è un esempio a caso: a fine ‘800, nella sequoia Wawona, senza chiederle permesso, fu davvero scavato un tunnel. Wawona non solo non apprezzò, ma da allora perse il suo aspetto sano e vigoroso.
Yosemite
Yosemite
Sequoie giganti nello Yosemite
Sequoie giganti nello Yosemite - Questi alberi possono superare i cento metri d'altezza e i mille anni di vita.
Una storia triste che non riuscì ad abbassarci il morale. Il nostro entusiasmo derivava dal fatto che quegli alberi assurdi erano soltanto un succoso anticipo dei tanti altri eccessi statunitensi. Sapevamo di trovarci in un paese liberamente folle nella natura come nella società.
Yosemite
Yosemite
Continuammo in SUV fino a un punto panoramico pieno di scoiattoli, il Glacier Point. Da qui s’ammirava una vista sconfinata su montagne, valli e foreste. Proseguendo in auto (praticamente una parte di noi per quella vacanza) e fermandoci occasionalmente nei vari punti panoramici o per brevi camminate, c’imbattemmo in fiumi, cascate e spaventose pareti di granito (tra cui il famoso El Capitan). Sottolineo che alcuni dei passi montani che attraversammo arrivavano a 3000 metri di quota, quindi non tutte le strade sono percorribili in inverno. In particolare, il Glacier Point e il Tioga Pass (che porta verso l’interno degli Stati Uniti) sono chiusi da novembre a maggio.
Yosemite
Yosemite
Che le montagne siano alte è abbastanza ovvio. Eppure, noi non ci pensammo e decidemmo di dormire in tenda in un campeggio su una vetta alberata. E’ vero che di giorno si stava benissimo in pantaloncini e maglietta. La sera, però, la temperatura scendeva a 4-5 gradi sotto lo zero. Eravamo a 2700 metri di quota, del resto: non potevamo lamentarci.
Avremmo dovuto bruciare tutto il bosco, per tenerci caldi (uno di noi, preso dal panico, stava per dare fuoco alla nostra unica mappa degli Stati Uniti, ma lo fermammo in tempo, o il nostro itinerario di viaggio avrebbe vissuto seri problemi). Invece, optammo per andare a dormire presto infilandoci nei nostri sacchi a pelo estivi e indossando vari strati d’indumenti di cotone, non avendo con noi nulla di pesante. Alle 4 del mattino ci trovammo tutti chiusi in macchina col riscaldamento acceso. Facemmo di necessità virtù e andammo a goderci l’alba da diversi punti panoramici, su laghi e passi montani. Fu spettacolare. Ringraziammo il gelo.
Yosemite
Yosemite
Quel campeggio nello Yosemite aveva però due lati positivi:
1) c’era il cartello “Attenzione agli orsi”;
2) il pagamento avveniva mediante il deposito di contante in una cassettina di legno. Nessuno controllava: era un sistema basato sulla fiducia. Ciò esemplifica la correttezza e il senso sociale degli americani in generale. E’ vero, molti di loro sostengono la pena di morte, i fast food, il creazionismo contro il darwinismo e le guerre in giro per il mondo, ma non si può pretendere troppo.
Dopo qualche vagabondaggio mattutino, attraverso il summenzionato Tioga Pass lasciammo i bei paesaggi di montagna e scendemmo fino alle piane deserte che s’estendono tra California e Nevada per la tappa successiva della nostra vacanza.

Death Valley
Death Valley - Una regione arida, bollente, inospitale, ma spettacolare.
Improvvisavamo, ma avevamo un improvvisato itinerario di viaggio in mente. Mangiammo un hamburger in un bar che sembrava uscito da un film western. Dopo pranzo, la temperatura esterna salì a 45 gradi. Subimmo così un’escursione termica di 50 gradi nel giro di 7 ore. M’immedesimai facilmente nei pesci surgelati improvvisamente buttati in padella.
Death Valley
Death Valley
Death Valley
Death Valley
Incontrammo la Death Valley, coi suoi paesaggi estremi: dune, laghi di sale, canyon, picchi rocciosi. La vegetazione era praticamente inesistente, mentre l’acqua era presente soltanto sotto forma di una pozza in una piana salata cento metri sotto il livello del mare. Dormimmo in un conveniente motel trovato lungo la strada, come quasi tutte le sere.
Death Valley
Death Valley
Death Valley
Death Valley
Dopo una colazione all’americana con uova e pancetta, il nostro itinerario di viaggio attraverso la natura americana riprese. Lo Zion Canyon, il Bryce Canyon, Canyonlands… tutti luoghi straordinari, con una stupefacente varietà di paesaggi (anche se i canyon rocciosi erano un po’ il tema fisso, come s’intuisce dai nomi).
Zion National Park
Zion National Park - Un posto particolare dove fare jogging.
Ci trovavamo nel paradiso dell’appassionato di fotografia, con quel continuo variare di forme e di colori e con albe e tramonti da far mancare il respiro.
Era il 2006 perciò eravamo agli albori – almeno per le mie conoscenze – della fotografia digitale. La mia macchina aveva una memoria SD da 128 MB in grado di contenere circa 60 foto. Prima di partire m’era sembrato ampiamente sufficiente, equivaleva a circa 3 dei vecchi rullini! In realtà, il desiderio di scattare foto in continuazione era irresistibile. Per fortuna avevamo con noi un computer portatile su cui scaricare le immagini. A fine vacanza ci trovammo con circa 1000 foto a testa scattate su un percorso di 5000 chilometri. L’idea della memoria da 128 MB oggi mi fa proprio ridere.
Bryce Canyon
Bryce Canyon - Questi pinnacoli sono ancora più strani.
Bryce Canyon
Bryce Canyon
Dei luoghi nominati in precedenza, il Bryce Canyon è quello che ci stupì maggiormente, con le sue improbabili rosse guglie rocciose. La visita è semplice: una comoda strada s’inerpica su una montagna, superando i 2000 metri di quota e fornendo numerosi punti panoramici.
Bryce Canyon
Bryce Canyon - Pinnacoli che rendono il Bryce Canyon uno dei parchi nazionali più strani degli Stati Uniti e del mondo.
Bryce Canyon
Bryce Canyon
Canyonlands è invece un’ampia regione selvaggia, forse meno appariscente, ma la cui visita è assai più avventurosa: si possono seguire svariate strade sterrate praticamente deserte che percorrono canyon e terreni rocciosi.
Canyonlands
Canyonlands - Una regione selvaggia con grandi panorami e strade dove guidare è uno spasso.
L’avventura è, in effetti, ciò di cui si ha bisogno in un viaggio del genere, in mezzo a paesaggi tanto stupefacenti. Fu un errore d’inesperienza non praticare qualche attività a contatto con la natura: l’esplorazione in auto, le sgommate sugli sterrati e la ricerca della perfetta angolatura fotografica davano soddisfazione, ma non toglievano la smania di qualcosa in più e la sensazione d’essere continuamente dominati da paesaggi troppo grandi per noi. Trekking e itinerari in canoa in fiumi e laghi sarebbero state soluzioni eccellenti ed economiche per godere di quell’immensa libertà. C’erano inoltre possibilità più costose e complicate, come il rafting di 3 giorni nel Grand Canyon o l’arrampicata.
Canyonlands
Canyonlands
Canyonlands
Canyonlands
Ma mi sto portando troppo avanti. Dopo la regione di Canyonlands incontrammo il Lake Powell, presso cui gli americani della regione si recano nei weekend coi loro SUV con motoscafo al traino. L’acqua piatta e calda lo rende il luogo ideale per wakeboarding, wakesurfing e bare-foot water-skiing. Quest’ultimo sport sembra impossibile quanto la storia che tal Gesù camminasse sulle acque. Eppure, a velocità sostenute, si può davvero praticare sci d’acqua senza sci, a piedi nudi, compiendo pure delle acrobazie.
Lake Powell
Lake Powell
Noi ci accontentammo di nuotare, giocare a racchettoni e praticare altre attività da spiaggia, quindi ripartimmo verso la Monument Valley, con le sue famose cattedrali (di roccia) nel deserto. Al tramonto era uno spettacolo eccezionale. "Sparammo" un po' delle 1000 foto della vacanza.
Monument Valley
Monument Valley - Un altro grande parco nazionale americano tanto impressionante quanto famoso.
Monument Valley
Monument Valley at sunset
Monument Valley
Monument Valley
Monument Valley
Monument Valley
Fu poi la volta del Grand Canyon, un must per ogni itinerario di viaggio negli Stati Uniti occidentali. Lo visitammo soltanto dai principali punti panoramici turistici. Fu sufficiente per rimanere sbalorditi dall’imponenza del paesaggio, anche se come già anticipato un buon trekking ci avrebbe aiutati ad apprezzare e comprendere maggiormente quel luogo unico. In inglese “Grand” significa “grandioso”, più che “grande”, e in effetti così il nome ha senso… “Big Canyon” avrebbe senz’altro sminuito il posto.
Grand Canyon
Grand Canyon - Ci vuole tempo, da spendere in tranquilla contemplazione, prima di comprendere l'immensità di questi spazi.
Grand Canyon
Grand Canyon
Sulla nostra strada incontrammo la folle Las Vegas. I suoi alberghi e casinò, grattacieli dalle architetture mirabolanti, sono una continua fonte di stupore e scuotimenti di capo. Mentre notavamo la replica della Torre Eiffel o di Bellagio ridevamo delle manie americane. Non potevamo però sentirci troppo superiori, perché Las Vegas era uno spasso anche per noi.
Las Vegas
Las Vegas - Una città folle e piena di possibilità d'intrattenimento, in linea con la follia dei paesaggi naturali che la circondano.
C’erano infatti divertimenti per tutti i gusti e tutte le tasche. Le camere d’albergo costavano poco, nei casinò c’erano tavoli e roulette in cui si poteva puntare a centesimi, i ristoranti a buffet fornivano buon cibo a pochi dollari. Era un posto di vacanza studiato alla perfezione per intrattenere e spennare turisti.
Tutto ciò era anche un assalto alla nostra salute fisica. Mangiare presso un buffet con delizie da ogni parte del mondo implica necessariamente riempirsi troppo. Passare da una temperatura esterna di 40 gradi all’aria condizionata fredda degli hotel-casinò è debilitante. Trascorrere le serate in hotel vivaci e lussuosi, senza rendersi conto di quando venga notte, toglie le energie.
Las Vegas
Las Vegas
Alla fine sopravvivemmo comunque, e dopo avere rifiutato di spendere 60 dollari per una quadrupla in un albergo a 5 stelle perché troppo costosa (la faccia del tipo alla reception fu divertente) viaggiammo tutta la notte verso San Diego.
Non avendo il navigatore, seguimmo la segnaletica stradale, in genere ottima, e le palme, secondo la teoria per cui se il numero di palme aumentava ci trovavamo nella giusta direzione. Sorprendentemente funzionò e all’alba ci mettemmo a dormire su una spiaggia della città californiana.
San Diego
San Diego - Sull'Oceano Pacifico, a due passi dal Messico, una città bella e vivibile.
San Diego
San Diego
Al risveglio vagammo per i lunghi litorali sabbiosi, frequentati da famiglie e surfisti e protetti dai tipici “baywatch” col salvagente rosso. San Diego ci affascinò per la sua modernità e vivibilità, oltre che per il clima ideale.
Dopo una notte in motel ripartimmo verso nord, fino a Los Angeles e ai suoi famosi quartieri di Hollywood, Beverly Hills, Bel Air, Santa Monica, Malibu. Mentre attraversavamo Los Angeles Downtown (il centro composto da grattacieli e uffici, frequentato di giorno ma deserto di sera) c’imbattemmo in una scena di guerriglia con tanto di auto rovesciate, fiamme e spari. Sembrava interessante. Ci fermammo a vedere e capimmo che si trattava del set di un film. Un poliziotto (vero o finto? Realtà e fantasia si mischiavano) ci spiegò che era una scena dei Transformers.
Los Angeles
Los Angeles - All'inizio pensammo a terrorismo e guerra, ma era soltanto la scena di un film girata nel centro di Los Angeles.
A Santa Monica sfidammo dei giocatori californiani a beach volley, con alterni risultati. C’era una quantità di campi gratuiti davvero eccessiva: erano necessari milioni di giocatori per sfruttarli tutti. Magari migravano dal nord nella stagione fredda, non so.
In effetti, in una città gigantesca come Los Angeles, suddivisa in agglomerati diversi e distanti, è necessario del tempo per conoscere i punti di ritrovo dei locali, di chi gioca a beach volley come di chi va a farsi una birra o un mojito. Avevamo la sensazione d’essere sempre nel posto sbagliato all’ora sbagliata. Se in Europa spesso la zona più vivace della città è il “centro”, Los Angeles Downtown la sera era invece spettrale. In realtà, c’erano numerosi centri a Los Angeles, uno per “quartiere” (termine non appropriato per indicare ad esempio Santa Monica che ha quasi 100000 abitanti).
Malibu
Malibu
Vagabondando qua e là trovammo dei pub piuttosto frequentati e delle spiagge piene di gente, ma sicuramente per riuscire ad apprezzare la vita losangelina, come di ogni metropoli, c’è bisogno di tempo e di conoscenti del posto, non basta una breve vacanza.
A Long Island partecipammo a una gita di whale watching. Purtroppo non era la stagione giusta per incontrare delle balene (ce lo dissero dopo che avevamo pagato il biglietto); fu comunque divertente perché vedemmo centinaia di delfini.
Da Los Angeles il nostro itinerario di viaggio negli Stati Uniti occidentali continuò verso nord. Ci fermammo a surfare a Santa Barbara, in una mattinata grigia. Il pomeriggio il cielo si schiarì e proseguimmo lungo la bella costa fino a Monterey. Il mattino dopo ancora cielo grigio e un’altra gita di whale watching, stavolta coronata da successo. La baia di Monterey offre ampie garanzie in fatto d’avvistamento balene, per non parlare di foche e delfini. Chiaro che a uno può anche non fregare niente delle balene, ma a nostro avviso fu un’esperienza affascinante. La cosa migliore sarebbe stata affittare una barca a vela (c’era un bel vento) e navigare tra i cetacei: adrenalina allo stato puro! Un’avventura che “spacca di brutto”, soprattutto se si centra una balena… ma di solito non succede.
Da Monterey continuammo verso nord fino a San Francisco, ultima meta del nostro itinerario di viaggio. Il cielo tornò a essere azzurro, che non è affatto scontato in questa zona della California, al contrario del fortunato sud dove è estate quasi tutto l’anno.
San Francisco
San Francisco - Una città affascinante piena di attrattive.
San Francisco
San Francisco
San Francisco, col Golden Gate Bridge, i colli su cui s’inerpicano i tram, i palazzi ben tenuti, l’ampia e ventosa baia in cui si trova l’isola di Alcatraz, è unica, bella e vivibile. Vi trascorremmo gli ultimi due giorni della vacanza, vivendo una divertente avventura l’ultima sera, prima di prendere il volo verso l’Italia.
San Francisco
San Francisco
San Francisco
San Francisco - Il Golden Gate Bridge fu l'ultimo mitico e notevole monumento della nostra vacanza.
Stavamo ammirando la skyline notturna di San Francisco, coi suoi grattacieli illuminati e un ponte percorso dal traffico, quando chiusi distrattamente la porta del SUV. Purtroppo, le chiavi erano all’interno dell’auto. Quando feci per riaprire la porta, notai che era scattata la chiusura centralizzata. Insomma, ci trovammo chiusi fuori dalla macchina, sequestrati nel mondo esterno. Ci guardammo per un po’, addossammo giustamente ogni colpa all’addetto della Dollar che non ci aveva donato un rene, quindi camminammo fino a una vicina centrale di polizia. Il commissario ci fece chiamare i pompieri.
Questi arrivarono poco dopo con il camion rosso d’ordinanza, quello dei film con la scala antincendio sul tetto. Mi sembrava davvero eccessivo, ma i pompieri scesero ridendo. Erano gentili e scherzosi. Con un’ascia e del fil di ferro riuscirono ad aprire la portiera senza danneggiarla. Noi rientrammo felicemente in possesso della nostra vettura. Tale esperienza ci rimase impressa per la cordialità dei pompieri che simboleggiava, in realtà, la generale gentilezza degli americani, sempre pronti ad aiutare.
Guidammo fino all’aeroporto. Il nostro volo fece scalo a Philadelphia, dove sostammo ventiquattr’ore: avremmo avuto tempo d’andare fino a New York, ma ci accontentammo di Philadelphia, città non molto appariscente che i più conoscono per la scalinata su cui “Rocky” urlava Adrianaaaaaaaaa nel famoso film. Dormimmo in stazione, venendo svegliati alle 4 del mattino da un poliziotto con due colpi di torcia sulla panchina. Noi e gli altri barboni dovemmo lasciare l’edificio.
Tornammo all’aeroporto e la vacanza finì davvero. Un viaggio spettacolare e facile, dove “on the road” significa libertà, ma non scomodità (davvero, se vi sembra scomodo, dovete provare l’isola di Giava in Indonesia). Un viaggio assolutamente consigliabile, anzi obbligatorio, fondamentale e necessario. Luoghi in cui si potrebbe anche tornare, compiendo un itinerario più lungo tra i parchi nazionali e aggiungendo attività avventurose, divertenti e altamente improbabili.
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