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L'ITALIA A VELA

Diario di viaggio: dal nord al sud, 800 miglia di navigazione tra isole spettacolari, cittadine pittoresche e vini memorabili
Itinerari di viaggio, escursionismo, kayak e vela in Italia e nel mondo

VACANZE A VELA IN ITALIA: FOTO E DIARIO DI VIAGGIO

Qui sotto alcune delle foto più affascinanti dalla navigazione a vela da Genova alla Sicilia, e un divertente e interessante diario di viaggio pieno di informazioni e aneddoti che descrive l'intero itinerario. Se non le avete ancora lette, date un'occhiate alle informazioni di viaggio e alla mappa dell'itinerario qui: www.wildtrips.net/italia-vela.htm.

Veleggiare in Sicila
Veleggiare in Sicila

VACANZE A VELA IN ITALIA: DIARIO DI VIAGGIO

"Quindi avresti l’idea folle di partire in barca a vela da Genova e raggiungere la Sicilia toccando le isole e i tratti di costa più belli del Tirreno? Navigando per 800 miglia e due settimane su una barca a vela di 10 metri?"
"Esatto.”
"Mi sembra un’ottima idea. Andiamo.”
Così, nell’agosto del 2013 degli amici e io ci lanciammo in questa impresa. La barca doveva essere portata a Trapani e questa vacanza-trasferimento era una grande occasione.
Partimmo da Genova al mattino, dopo avere fatto cambusa. Un vento leggero ci spinse fino a Chiavari e Lavagna. Fu un piacere, come sempre, passare davanti al verde promontorio di Portofino e alle sue belle scogliere. Ma tutto diventa più bello quando visto dal mare, persino i quartieri iper-costruiti di Genova e Rapallo.
Il giorno dopo lasciammo il Tigullio e facemmo rotta verso la Toscana. Purtroppo dovemmo ricorrere al motore, anche se quel poco vento che soffiava bastava per gonfiare le vele e farci risparmiare un po’ di benzina. La velocità massima è 6 nodi quindi ci vuole una certa pazienza. Ma chi ha fretta di smettere di galleggiare? Io no di certo.
Riva Trigoso, Liguria
Riva Trigoso, Liguria - Veleggiando lungo la Riviera Ligure, è possibile ammirare la costa, con le sue pareti scoscese e i colori e le forme cangianti.
Per una lunga navigazione, viaggiare di notte è necessario. Ciò consente di macinare miglia e di poter sfruttare il giorno con più calma, fermandosi in baie belle o spettacolari per tuffi, snorkeling, relax e camminate lungo la costa.
S'alzò un po' il vento. Così, quando alle 20 il sole iniziò ad arrossare, spiegammo le vele, stappammo una bottiglia di vino bianco e ci prendemmo un panoramico aperitivo. Dietro di noi, in lontananza, la costa ligure, davanti solo mare, la barca andava e noi la lasciavamo andare.
Sunset on the sea
Tramonto sul mare - Attraversando il Mar Tirreno, tramonti e albe sono spettacoli commoventi... e assolutamente gratis!
Dopo uno splendido tramonto e una discreta cena iniziammo i turni per la notte. Due restavano svegli ad aggiustare la rotta, a controllare eventuali altre barche e ad ammirare le stelle. Gli altri dormivano. Essere svegliati alle 2 di notte con la frase “Ehi, è il tuo turno” non è mai un piacere. Ci si sente un po’ come dei condannati a morte chiamati al patibolo, diciamo. Poi, però, ci si siede sotto il cielo stellato, si odora il mare, si chiacchiera, e il tempo passa.
Spinnaker
Spinnaker - Timonando o regolando le vele, la vita sulla barca a vela non è mai noiosa.
Di notte, uno degli spettacoli più notevoli e, per i novellini, inaspettati è quello delle nuvole di plancton fosforescente che passano sotto la barca. Sono semplicemente delle palle luminose che risaltano nel mare nero, ma a me, personalmente, ipnotizzano.
Un’altra caratteristica della navigazione notturna è la difficoltà a percepire le distanze. La luce di una nave può sembrare lontanissima, e invece ce la si ritrova all’improvviso a cento metri dalla prua. Per navigare c’è il GPS e pongo le mie congratulazioni postume ai marinai di una volta, quelli che usavano il sestante e le stelle. Per evitare altre imbarcazioni e vari possibili problemi, però, una conoscenza marinaresca è necessaria anche oggi. Non siate imprudenti, please.
Anche l’alba in vista dell’isola di Gorgona non fu male. Sembrava il replay del tramonto della sera prima, ma riprodotto al contrario.
Alba sul mare
Alba sul mare
Arrivammo a Capraia verso l’ora di pranzo, dopo essere stati colti da un bel vento che ci aveva spinto al traverso. L’isola, bellissima, è già descritta qui.
Il giorno dopo veleggiammo fino all’isola d’Elba. Ci fermammo a nuotare a Cavo prima di procedere, sotto spinnaker, verso Punta Ala. Al riparo del promontorio ancorammo e facemmo un bagno, purtroppo abbreviato dall’accorrere di numerose meduse evidentemente interessate a conoscerci. Era tardo pomeriggio, quindi stappammo una bottiglia, coniammo il motto “Un uomo un vuoto”, perché una bottiglia di vino a testa al giorno è, in barca, la razione raccomandata, e aperitiveggiammo. Così va vissuta la crociera a vela, a mio avviso: fondersi col mare e con gli elementi e godere dei piccoli grandi piaceri della vita. Cenammo e poi, attorno alla mezzanotte, salpammo verso l’isola del Giglio. Un’altra navigazione notturna svolta senza intoppi.
Giglio Island
Isola del Giglio - Una delle diverse isole pittoresche al largo della Toscana.
Stava albeggiando quando raggiungemmo il Giglio, di cui potemmo ammirare il paese e le brulle colline, oltre che, purtroppo, lo scafo semi-affondato della Costa Concordia, la nave da crociera incagliata nel 2012.
Isola del Giglio, Costa Concordia
Isola del Giglio e Concordia - La nave da crociera semiaffondò quando, nel 2012, colpì degli scogli subito al largo del Giglio.
Continuammo al largo del bel promontorio dell’Argentario fino alla selvaggia Giannutri, poi ancora verso sud-est. Vedemmo i primi delfini della vacanza (meno simpatici del solito, devo rimproverarli) e arrivammo nel pomeriggio a Riva di Traiano, vicino a Civitavecchia, un grosso porto, poco attraente, dove facemmo rifornimento di vino, acqua e carburante (in ordine d’importanza).
Veleggiammo nel tardo pomeriggio fino a Marinella. Ancorammo per fare un tuffo davanti alle sue belle villette sul mare. Mangiammo panzanella, un tipico piatto da navigazione costituito da gallette di pane bagnate con olio, acqua e aceto e condite con pomodori, cipolle e, in realtà, qualsiasi cosa ci si voglia mettere: tonno, olive, acciughe, capperi... a seconda di quanto si sia affamati, e in genere lo eravamo molto. Devo menzionare che la panzanella si sposa bene col vino bianco?
Ripartimmo per un’altra navigazione notturna, notando in lontananza il chiarore delle luci di Roma. Dopo avere ammirato l’ennesima alba coloratissima arrivammo a Palmarola, la prima delle isole Pontine, nonché un autentico capolavoro della natura.
Ormeggio a Palmarola
Ormeggio a Palmarola - Le Isole Pontine, al largo del Centro Italia, formano un arcipelago vario e dalla bellezza prorompente.
Scogliere bianche e colorate, acque limpidissime, baie e scogli e anfratti… L’isola è completamente disabitata, eccezion fatta per un piccolo ristorante sulla spiaggia e qualche casetta, scavata nella roccia di tufo, affittata ai turisti. (C’è, mi dicono, anche la villa delle sorelle Fendi, le stiliste, che però non capisco come facciano al mattino ad andare a fare la spesa. Poverine, avranno una vita davvero grama).
Scogliera a Palmarola
Scogliera a Palmarola
Spiaggia a Palmarola
Spiaggia a Palmarola - Ci sono particolarissime case scavate nelle scogliere rocciose dell'isola.
Ormeggiammo nella splendida baia e, indossata la maschera, nuotammo per un’ora ammirando pesci e fondale. E’ incredibile come si riducano le dimensioni del mondo che c’interessa, in questi casi. In genere si parte per un viaggio dicendo: “Voglio visitare quella città, quella regione, quello stato.” Ma in una baia così selvaggia e bella, l’obiettivo era visitare quello scoglio, quel punto di mare blu, quella spiaggetta minuscola. E non era accontentarsi, anzi, ogni scoglio ci sembrava diverso, un mondo a sé, egualmente meritevole d’essere esplorato fino in fondo.
Palmarola Grotta
Grotta a Palmarola - Lo snorkeling lungo le coste di Palmarola rende possibile scoprire affascinanti angoli nascoli, tipo questa piccola piscina naturale sotterranea.
Così, c’infilammo in un buco tra le rocce e ci sorprendemmo a nuotare in una sorta di piscina naturale sotterranea. Poi ammirammo un specie di gambero bianco che nuotava tranquillo, delle occhiate, delle castagnole (pescetti neri, poco appetitosi), delle spaccature tra gli scogli che piombavano giù a profondità inquietanti, dei prati d’alghette colorate, dei ricci…
Palmarola Grotta
Grotta a Palmarola
Palmarola snorkeling
Snorkeling a Palmarola
C’era da perdersi, in quei dettagli.
Col tender, raggiungemmo poi la spiaggia, dove esplorammo quei curiosi buchi scavati nel tufo trasformati in case, un po’ come facevano a Pitigliano (Toscana) oppure in Cappadocia (Turchia).
Le bianche scogliere di Palmarola
Le bianche scogliere di Palmarola
Ripartimmo nel pomeriggio, costeggiando la splendida isola, sempre più impressionati. Arrivammo a Ponza quando il sole stava quasi per tramontare e ormeggiammo nella baia di Chiaia di Luna, che era praticamente deserta.
Isola di Ponza
Isola di Ponza - Un'altra splendida isola delle Pontine.
Per fortuna ci sono le foto perché, altrimenti, mi perderei in un’altra lunga lista di aggettivi entusiastici, procurandovi sonnolenza. Io mi limito a dire che da una parte c’era il tramonto sul mare, tra gli scogli, dall’altra c’era questa infinita parete di roccia verticale ai cui piedi si stendeva una lunga spiaggia. A sinistra e a destra c’erano le solite scogliere bianche e quelle colorate. Le eruzioni vulcaniche e gli smottamenti che avevano formato queste isole erano autori di autentici capolavori. Non conosco artisti bravi quanto la natura – anche se, lo ammetto, le creazioni dei vulcani sono casuali e talvolta pure un tantino catastrofiche.
Tramonto a Ponza
Tramonto a Ponza
Tramonto a Ponza
Tramonto a Ponza
Cenammo mentre si faceva buio e la baia da azzurra diveniva rosa, rossa e infine nera. Dopo cena, in tre prendemmo il tender e decidemmo di remare per quattrocento metri fino alla spiaggia. Al buio, era un’esperienza abbastanza forte, con i riflessi della luna che brillavano talvolta sulla schiuma delle onde, rilevando la presenza di uno scoglio vicino o della spiaggia in lontananza. Una volta arrivati, ci accorgemmo d’avere dimenticato le ciabatte e tornammo indietro a prenderle. Ripartimmo e finalmente sbarcammo sulla battigia.

L’accesso alla spiaggia di Chiaia di Luna è vietato per il rischio di caduta massi dalla scogliera, quindi è sempre deserta. Altrimenti, c’è un modo per raggiungerla dal paese di Ponza: un tunnel nel tufo lungo duecento metri, scavato dai romani 2000 anni fa, che buca la scogliera fino a raggiungere l’altro lato dell’isola.
Muniti di torcia, c’infilammo quindi nel tunnel, con un vago senso di claustrofobia, e dopo pochi minuti di cammino (che sembrarono lunghissimi) spuntammo all’aria aperta. Tirammo un sospiro di sollievo e camminammo su una strada asfaltata fino a raggiungere il lungomare di Ponza paese. C’erano un porticciolo, casette colorate, gelaterie e turisti (quindi al mondo esistevano altre persone oltre a noi: ce ne stavamo dimenticando). Non vivemmo una serata particolarmente vivace, stanchi dopo una giornata iniziata con una navigazione notturna e continuata nuotando e remando, ma fu una bella avventura.
Era mezzanotte quando percorremmo nuovamente il tunnel. Per entrare dovemmo scavalcare un cancello: se spostandosi dalla spiaggia al paese l’accesso sembrava aperto e lecito, il percorso inverso era apparentemente bloccato.
Sulla spiaggia ritrovammo il canotto e rientremmo alla barca. Quella giusta, fortunamente, nonostante il buio. Avevamo sonno. Buonanotte.
L’alba a Chiaia di Luna non è affatto male, anzi, stupisce e commuove.
Chiaia di Luna, Ponza
Chiaia di Luna, Ponza - Il posto, inutile dirlo, è magnifico. Inoltre, come suggerisce il nome, è ideale per cenare in barca, per bersi un bicchiere guardando i riflessi della luna e per trascorrere poi una rilassante notte all'ancora, cullati dalle onde.
Salpammo l’ancora e ci dirigemmo verso Ventotene, distante venti miglia, a sud-est. Dopo una bella veleggiata ormeggiammo in porto, stavolta, in modo da girare comodamente per il paese e fare rifornimento di cibo e… beh, vino, ovviamente. La particolarità di questa bellissima isola è il porto romano, scavato nel tufo, con moli e bitte ricavate dalle roccia duemila anni fa. La cittadina è assai pittoresca.
Porto di Ventotene
Porto di Ventotene - Il porto fu costruito dai Romani circa 2000 anni fa.
Porto di Ventotene
Porto di Ventotene
Ci sono alcune spiagge, molto frequentate, al contrario di Palmarola e Chiaia di Luna. Nonostante la gente, sono notevoli perché, facendo snorkeling, si possono esplorare le vasche subacquee scavate dai romani per allevare murene e altri pesci. Era tutto talmente sorprendente che si rimaneva senza parole… per fortuna perché sennò sott’acqua avremmo bevuto. Bastava indossare la maschera e con due bracciate ci si ritrovava tra nuvole di occhiate, vasche naturali, acqua ovviamente limpida, una stella marina… andateci, per favore.
Nuvola di pesci
Nuvola di pesci - Occhiate.
Stella Marina
Stella Marina
Passammo una notte tranquilla in porto (ah, allora è così che si dorme… finalmente).
Ventotene
Ventotene
Ripartimmo presto verso la nostra prossima meta, Procida. La raggiungemmo in fretta, dopo avere costeggiato Ischia, grazie a un vento abbastanza sostenuto, quindi decidemmo di veleggiare lungo il periplo di Procida. Ormeggiammo poi davanti alla baia di Corricella, un paese di vecchie case colorate, appiccicate e ammucchiate, con da un lato il promontorio roccioso di Terra Murata e il suo castello. Era un capolavoro. Estasiati da tanta meraviglia ci tuffammo in mare prima e nella panzanella poi.
Corricella, Procida
Corricella, Procida - L'isola di Procida, di fronte a Napoli, presenta paesi pittoreschi e coste spettacolari.
Corricella, Procida
Corricella, Procida
Lasciammo Corricella a malincuore e andammo ad ormeggiare nel porto di Procida, sull’altro lato dell’isola. C’era un caldo infernale, ma il posto era molto bello.

Per cena camminammo fino a Corricella, dove mangiammo all’aperto con la pasta alle alici più buona (e pesante) del basso Tirreno. Mangiando fuori, s’impiega poco a notare le differenze tra nord e sud Italia. Vedevamo le porzioni nei ristoranti aumentare, i prezzi diminuire, le ricevute fiscali scomparire. Un aspetto negativo, quest’ultimo, che non toglie nulla al calore e alla simpatia della gente, per carità. E’ solo un’abitudine, peraltro diffusa anche al nord, e che manderà definitivamente in rovina l’Italia molto presto… insieme ai numerosi altri problemi del nostro Paese.
Procida
Procida - Il Vesuvio sull sfondo.
Dormii in barca all’aria aperta, per sopportare meglio il caldo. Partimmo presto, il giorno dopo, diretti verso sud. Veleggiammo con piacere fino a Capri, poi il cielo iniziò a inscurirsi. Il vento calò e dovemmo dare motore, decisi a scappare da eventuali temporali. Passammo davanti alla costiera amalfitana, dove pescammo un bonitto e una tonnella (io non sono in grado né di prendere né tantomeno di uccidere un pesce, ma per fortuna avevamo un amico esperto a bordo). Nel tardo pomeriggio arrivammo a Salerno e ormeggiammo nella nuova Marina di Arechi. Qui ci fu un cambio d’equipaggio, con qualche amico che partì e altri che arrivarono. Io restai, ovviamente.
Nel frattempo, fummo colti da un violento temporale. Per fortuna eravamo tranquillamente ormeggiati in porto. Cenammo in barca col pesce appena pescato, sfilettato e marinato, e con una sostanziosa pastasciutta.
Il giorno dopo il timore di ulteriori temporali ci convinse a restare in porto. Come ammazzare il tempo? Prendemmo una decisione improvvisa: raggiungere Amalfi in autobus.
Amalfi
Amalfi
Ci trovammo così sulla tortuosa e striminzita strada che segue la Costiera Amalfitana. Fu un viaggio di un’ora e mezza che durò una vita, tra panorami spettacolari e curve a cinque all’ora. Amalfi è un piccolo capolavoro, con la sua chiesa e le sue case lungo la costa. C’è una barca pubblica che per due euro porta alle vicine spiagge ai piedi delle scogliere. La prendemmo e, attratti dal vento, decidemmo di fermarci dove affittavano windsurf. Appena uscii, boma in mano, bello come il sole, qualcuno – un dio beffardo – spense il vento, che per un’ora non superò gli 0.5 nodi d’intensità. Io rimasi così immobile sulla tavola in mezzo alla baia, fino a quando una leggera brezzolina mi riportò in spiaggia e riconsegnai l’attrezzatura. Allora, il vento riprese. Eolo maiale.
Dopo una panoramica birra riprendemmo il battello e tornammo ad Amalfi. Da qui, rientrammo a Salerno in traghetto, non potendo sopportare di sprecare un’altra vita in bus. Fu una gita da turisti tedeschi, ma ci permise di godere di panorami indimenticabili, anche grazie al fatto che i temporali previsti non s’erano in realtà fatti vedere.
Amalfi
Amalfi
La sera io e un amico restammo in giro per Salerno in modo da godere di un po’ di vita sociale dopo giorni (o erano anni) di navigazione. La città ci sorprese per la vivacità delle sue strade: numerosi negozi, bar, ristoranti… Dopo un aperitivo esplorammo i bei vicoli, pieni di gente e di ragazzi. Cenammo in una gastronomia riempendoci di pesce fresco e bevendo una bottiglia di falanghina. Spendemmo appena 9 euro a testa. E pure i bar erano estremamente economici: una bottiglietta di birra o un chupito andavano via per un euro (con ricevuta!). Ovviamente, c’erano anche locali più chic e costosi.
Salerno
Salerno
Fu una serata allegra che ci lasciò una bella impressione di Salerno, una città vivace dove la gente sa spassarsela.
Per tutta la vacanza furono predominanti i venti da nord, con intensità tra i 5 e i 15 nodi, e anche il mattino successivo tramontana fu. Partimmo all’alba in direzione sud, a vele spiegate, a una buona velocità di 7-8 nodi.
Subito a sud di Salerno c’è un ampio golfo con alle spalle la piana di Battipaglia. Ancora più a sud ricompaiono affascinanti scogliere. E’ un tratto di costa poco famoso, ma comunque piacevole e non troppo costruito (si parla tanto degli abusi edilizi nel Meridione, ma le coste del Nord Italia non sono messe meglio, anzi).
A vela lungo la Campania
A vela lungo la Campania
Arrivammo nel tardo pomeriggio alla Baia del Buon Dormire, protetta da Capo Palinuro. Era un bel golfo, in cui infatti c’erano ormeggiate una dozzina di barche. Ci godemmo la solita cena spettacolare sull’acqua e una buona dormita (come suggerito dal nome della baia). Il mattino dopo facemmo un bagno corroborante esplorando anfratti e scogli e spiaggette, quindi proseguimmo verso la Baia degli Infreschi, spettacolare ma troppo frequentata (ad agosto capita di trovare traffico anche in mare, ogni tanto). Bastò spostarsi di un chilometro, comunque, per tuffarci indisturbati sotto una scoscesa costa selvaggia.
Dopo qualche ora di piacevoli trastullamenti marini (tuffi e relax e abbronzatura e camminate sulle rocce), salpammo verso le Eolie. Mangiando bevendo scherzando e dormendo facemmo passare le settanta miglia di lunga navigazione. Un leggero vento ci spingeva quando, verso le 4 di notte, vedemmo una luce rossa in cielo, in lontananza: era la Sciara del Fuoco di Stromboli, la scia di lava eruttata dal vulcano sempre attivo. Nella tenue luce dell’alba, quel rosso luminoso divenne meno evidente, ma Stromboli non perse fascino. Era emozionante navigare a vela, in assoluto silenzio, ai piedi del cono vulcanico, ammirandone le nere pareti magmatiche che arrivano al mare.
Stromboli
Stromboli - Raggiungendo Stromboli di notte, è possibile notare da lontano la rossa scia di fuoco che scene continuamente lungo le pendici del vulcano attivo.
A Stromboli c’è un paesino di case bianche. Viene da domandarsi perché qualcuno ci viva, tra un’eruzione e l’altra. Il punto è che proprio grazie al vulcano il terreno è molto fertile. In più, oggi c’è il turismo.
Stromboli e Panarea sono separate da dieci miglia d’acqua, che percorremmo a motore (erano le Eolie, ma il vento era finito). Non dovevamo cazzare la randa, lascare il cunningham o poggiare, ma anche solo ammirare le due isole e i coni vulcanici di Lipari e Salina in lontananza era un’occupazione degna e gradevole.
A Panarea ormeggiammo a una boa e scendemmo a terra col canotto. Vedemmo cose strabilianti. Case bianche in mezzo ad alberi fioriti, mare verde e celeste e trasparente, colline brulle, da Far West, con cactus e fichi d’India; e poi i resti di un villaggio preistorico appollaiato su una piccola penisola con le sue baiette dall’acqua tanto limpida che si potevano contare le pietre sul fondale.
Panarea
Panarea - Forse la più bella isola delle Eolie.
Prendemmo un forte respiro ed emozionati lasciammo il sentiero che fa il periplo dell’isola e scendemmo a fare un tuffo. Una mezz’ora di snorkeling ci permise di scoprire pesci, alghe arancioni e qualche piccola medusa che, grazie alla maschera, schivammo abilmente.
Panarea
Panarea
Se non lo sapete, v’informo che i fichi d’India sono molto saporiti, ma toccarli è una delle idee peggiori che possano venirvi in mente, ancora peggio che offrire la cena a un lottatore di sumo. Sono infatti muniti di piccole, irritanti spine trasparenti (sto parlando dei fichi d’India, non dei sumotori), che s’infilano dappertutto. Essendo praticamente invisibili, è difficilissimo toglierle e si trasmettono più facilmente della peste bubbonica: se un uomo innocente usa un guanto per raccogliere dei fichi d’India, poi lo poggia su una sedia, quindi un altro tocca quella sedia, poi stringe la mano a qualcuno… zac!, un’epidemia di spine di fichi d’India si diffonde.
Panarea
Panarea - Lungo questo spettacolare tratto di costa si trovano le rovine di un villaggio preistorico. Da migliaia d'anni l'umanità gode di questi panorami, ma non credo che nessuno si sia mai annoiato della vista.
Cenammo in barca, ormeggiati nella bella baia, e come frutta divorammo dei fichi d’India. Poi ci trovammo tutti a grattarci, e ancora oggi, a pensarci, mi sento pungere.
Il giorno dopo lasciammo la bella Panarea e navigammo verso Lipari, la più popolosa delle Eolie. La costeggiammo per ammirare il panorama, quindi c’infilammo nel canale che separa quest’isola da Vulcano e, tornando verso nord-ovest, ormeggiammo presto in una bella baia di Lipari, con vista su un faraglione. Bellissimo, capolavoro, spettacolare, eccetera eccetera.
Lipari
Lipari
Dopo un lungo bagno ripartimmo costeggiando le scogliere occidentali di Vulcano, sotto il suo colorato cratere fumante. Ormeggiammo in un’altra baia, praticamente deserta (mentre quelle più rinomate erano molto frequentate).
Isole Eolie
Isole Eolie
Una lunga remata sul tender ci portò a fare il bagno sotto una scogliera nera. L’acqua era limpida, il fondale mosso, con archi di roccia sotto cui nuotare in apnea e scogli che facevano da tana a piccoli pesci. Fu uno dei più bei momenti di snorkeling della vacanza.
Vulcano, Eolie
Vulcano, Eolie - Anche veleggiare costeggiando vulcani attivi non è mai noioso, anzi!
Vulcano, Eolie
Vulcano, Eolie
Era tardo pomeriggio quando partimmo per un’altra lunga navigazione serale, direzione Palermo. La notte fu illuminata dai lampi di un temporale poco lontano. Ne avremmo fatto volentieri a meno, ma non ci bagnammo né fummo investiti da trombe d’aria. Arrivammo all’alba a Palermo, che costeggiammo.
Palermo
Palermo - Il capoluogo della Sicilia e i suoi dintorni offrono splendide viste
Ammirammo i monti rocciosi alle spalle di Mondello e continuammo in direzione di Castellamare del Golfo. La raggiungemmo nel pomeriggio, alla velocità di oltre 8 nodi, spinti da una bell’aria da nord-est.
Mondello
Mondello
Ormeggiare a Castellamare è un vero piacere per il diportista: si tratta di un riparo sicuro e moderno da cui si può ammirare la vecchia cittadella, col suo castello sul mare e le case arroccate sulla collina.
Castellamare del Golfo
Castellamare del Golfo
Castellamare del Golfo
Castellamare del Golfo
Cenammo in un delizioso ristorante – come è noto, la cucina siciliana è qualcosa di paradisiaco. Siccome il nostro tavolo era nel mezzo di un vicolo frequentato, potemmo anche osservare le bellezze femminili siciliane: delle centocinquanta donne che passarono durante la cena, almeno 143 erano tra il carino e lo splendido. Penso che anche gli uomini non fossero male, ma non me ne intendo.
Castellamare del Golfo
Castellamare del Golfo
Da Castellamare a Trapani, era l’ultimo giorno di navigazione. Passammo davanti alla caratteristica Scopello e alla bella Riserva dello Zingaro, poi alla turistica San Vito Lo Capo, famosa anche per il Cous-Cous Fest. Vedemmo delle vecchie saline, quindi costeggiammo scogliere e spiagge. Ci fermammo per un tuffo sotto un monte dolomitico, il promontorio di Monte Cofano, davanti alla località balneare di Cornino. Non sapevamo cosa ci facessero le Dolomiti in Sicilia, forse erano in vacanza. Alle spalle dell’abitato, c’erano enormi miniere di marmo.
Monte Cofano, Sicila
Monte Cofano, Sicila - Talvolta, d'estate, le Dolomiti vengono in vacanza in Sicilia.
Continuando a costeggiare, passammo davanti alla tonnara di Bonagia. La pesca dei tonni m’incuriosisce. Primo, se si pensa a quanti ne vengano pescati tutti i giorni nel mondo ci si stupisce di come possano non essersi ancora estinti. Si riproducono in modo incredibile, ma simili mattanze un po’ dispiacciono. L’altro aspetto interessante è che nelle tonnare tirare su i pesci era un rischioso gioco d’abilità e forza, coi tonni che formavano un mucchio spaventato e inferocito e che venivano arpionati al volo quando saltavano. Il pescatore che arpionava un tonno da 70 chili nel momento sbagliato veniva trascinato nel mucchio e faceva una gran brutta fine.
Un bel vento (sempre dai settori settentrionali) ci spinse per le ultime miglie. Arrivammo in vista delle Egadi e la nostra meta, Trapani, era poco lontana. La costa ora era piatta, tanto che mezzo chilometri al largo ci poteva essere appena una decina di metri di fondo. Un buon uso di GPS, carte e portolani è consigliato per evitare le secche.
Il porto di Trapani ha un unico ingresso per navi commerciali e diportisti. Chiamammo la capitanera per identificarci (strana formalità introdotta per evitare imbarcazioni clandestine) e ormeggiammo nel nuovo “parcheggio” della nostra barca a vela di dieci metri. Eravamo arrivati, dopo 800 miglia di navigazione per le coste italiane. Stappammo una bottiglia. La sera passeggiammo per la vivace Trapani, dove cenammo a suon di cous-cous. I ristoranti erano pieni e il servizio lentissimo, perciò mangiare con la stanchezza della navigazione addosso fu l’ultimo grande sforzo.
La serata si concluse coi fuochi d’artificio. Per un attimo pensammo che i trapanensi stessero festeggiando il nostro arrivo; in realtà, la Madonna di Trapani ci stava rubando la scena. Scoprimmo infatti che il 16 agosto era festa cittadina. Andammo a dormire.
L’impresa era compiuta. La barca era in Sicilia e noi sopra di essa, sani e salvi. Sentivamo una sorta di simbiosi con la navigazione e il mare, che è una cosa bellissima anche se può causare dipendenza. Ma ciò che provavamo più di tutto erano il senso di soddisfazione, il gioioso spirito di squadra e la forte convinzione in noi stessi. Eravamo pronti a nuovi viaggi, a nuova vita e a nuovi venti.

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