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PHUKET e la THAILANDIA del SUD

Ko Yao Noi e Ko Yao Yai, Phang Nga, Surin: il paradiso ai Tropici
Itinerari di viaggio, escursionismo, kayak e vela in Italia e nel mondo

IL MARE DELLA THAILANDIA: FOTO E DIARIO DI VIAGGIO

Alla ricerca della spiaggia perfetta
La Thailandia è ricchissima di spiagge e isole e isolette spettacolari, ma qua presentiamo due destinazioni di mare particolarmente selvagge: Ko Yao Noi (con la vicina Ko Yao Yai) e le isole Surin. Segue la descrizione del nostro itinerario, con molte foto, tante informazioni e un breve diario di viaggio.
(Per informazioni generali su prezzi, clima, trasporti, ecc, visitate la pagina generale sui viaggi in Thailandia e Laos, dove troverete anche link alle altre destinazioni, tra cui Bangkok).

Molo di Tha Len, Krabi, Thailandia
Molo di Tha Len, Krabi, Thailandia: da qui parte il nostro viaggio nei mari del sud. Prima tappa, Ko Yao Noi.

IL MARE DELLA THAILANDIA: FOTO E DIARIO DI VIAGGIO

Ko Yao Noi e Ko Yao Yai
Ko Yao Noi è una delle isole più grandi della baia di Phang Nga. Lunga una quindicina di chilometri, presenta diverse spiagge, parecchia giungla, campi coltivati e villaggi non ancora toccati dal turismo. Se nel vostro itinerario di viaggio nel sud della Thailandia volete evitare gli altri turisti (non per antipatia, eh, semplicemente per viaggiare all'avventura) questo è il posto giusto.
Ko Yao Noi, baia di Phang Nga, Thailandia
L'isola di Ko Yao Noi offre diverse spiagge deserte, villaggi tradizionali e fitte foreste
Noi raggiungemmo Ko Yao Noi il 18 dicembre 2015 dall'aeroporto di Krabi: un pullmino ci portò al molo di Tha Len, da dove una barca in legno salpò per l'isola. Da uno spettacolare scenario di giungla e montagne carsiche passammo a uno spettacolare scenario di mare e isolotti carsici ricoperti dalla giungla.
Baia di Phang Nga, sud della Thailandia
La baia di Phang Nga è cosparsa di isole e isolette ricche di scogliere, grotte e vegetazione
Alloggiavamo alla guesthouse Holiday Resort; si attraversava la strada, ben poco trafficata, e si era in spiaggia. Era una vita dura.
Arrivati a mezzogiorno, mangiammo qualcosa presso il nostro alberghetto (aveva anche un bar/ristorante con bei tavoli all'aperto che sapevano di vacanza) e affittammo un motorino con cui girare l'isola. Lungo la strada non incontrammo auto, solo carretti di contadini e qualche altro scooter con turisti più scapestrati di noi. Dopo ogni curva poteva spuntare una lunga spiaggia o un piccolo e tranquillissimo villaggio immerso nella foresta. Le guesthouse e i pochi bar (fino a quel momento vuoti, ma probabilmente si sarebbero riempiti nelle vacanze di Natale) si concentravano nella parte sud-est dell'isola.
Affacciato su una spiaggia a sud dell'isola c'era un ufficio che noleggiava kayak; qui ci fermammo per cercare di organizzare una gita avvincente per il giorno successivo. Non è che la simpatica signora dal viso paffuto sapesse benissimo l'inglese (né tantomeno noi il thailandese), ma riuscimmo a metterci d'accordo per una gita alle isole nella parte orientale della baia di Phang Nga. Dopo una cena in un buon ristorantino, andammo a dormire presto - come quasi sempre, nel corso del nostro itinerario di viaggio in Thailandia. Il mattino ha l'oro in bocca, per il viaggiatore in vena di scoperte.
La signora paffuta ci accolse il giorno dopo con uno dei suoi inimitabili sorrisi. Salimmo su una barca a coda lunga, su cui la donna e il marito caricarono anche una canoa doppia e le pagaie, e salpammo verso lidi da sogno.
Barche a coda lunga nella baia di Phang Nga, sud della Thailandia
Le pittoresche barche a coda lunga ormeggiate su un'isola della baia di Phang Nga
I selvaggi isolotti di cui è costellata Phang Nga Bay hanno in genere pareti scoscese su cui si arrampica una vegetazione lussuriosa e al cui interno si aprono grotte stupefacenti. In alcune di queste grotte, attraverso pericolanti strutture in bamboo, lavoratori thai si arrampicano per prendere - pare - i nidi di rondini. O forse per coltivare droga, chi lo sa!

Noi pagaiavamo e continue meraviglie ci si presentavano agli occhi: scimmie, spiaggette deserte, stalattiti... Il pezzo forte di questo itinerario in kayak era Ko Hong, con la sua vastissima laguna interna.
Ko Hong, baia di Phang Nga, sud della Thailandia
Nell'isola di Ko Hong si apre una enorme laguna interna, circondata da scoscese pareti ricoperte di vegetazione
Meravigliose anche le spiagge chiarissime di un paio di isolotti che si guardavano facendo a gara di bellezza. Se si vuole cercare il pelo nell'uovo, l'acqua non era limpidissima, a causa del tipo di fondale quasi fangoso della baia di Phang Nga. Ma avremmo avuto modo di vedere altro mare cristallino nel corso della vacanza...
Pagaiammo a lungo, quel giorno, ma fu davvero un piacere; sulla barca a coda lunga percorremmo soltanto alcuni tratti di mare aperto; per il resto, i due coniugi felici ci aspettavano dietro qualche isolotto pescando e parlando del più e del meno (poi magari discutevano di fisica quantistica, chi lo sa).
Spiaggia e kayak su un'isola della baia di Phang Nga, sud della Thailandia
Kayak ormeggiato su una bellissima spiaggia in un'isola della baia di Phang Nga
Al rientro in albergo, riaffittammo lo scooter, che avremmo tenuto fino alla sera successiva, e andammo a cena in un altro simpatico ristorante all'aperto. Come sempre, riso, pollo, verdure, salse e spezie, e come sempre tutto molto buono. Una coppia thai-olandese suonava e cantava. Erano molti gli occidentali che, magari part-time, vivevano in Thailandia con una fidanzata del posto. In alcuni casi si trattava di coppie solide e simpatiche, in altri di rapporti basati sul denaro e l'indifferenza. Questo duetto canoro ci piacque parecchio, irradiavano felicità ed empatia.
Il giorno successivo, col nostro scooter, decidemmo di dare un'ulteriore svolta al nostro itinerario di viaggio thailandese. Ci dirigemmo quindi al molo da cui ritenevamo salpassero i traghetti per l'isola di Ko Yao Yai. Arrivati sul lungo molo chiedemmo informazioni in inglese e a gesti. "Possiamo portare lo scooter sul traghetto?" "Certo, parcheggiatelo lì." Obbedimmo e ci guardammo attorno in cerca del fantomatico "ferry". Mentre voltavamo le spalle al motorino, due tizi lo sollevarono e iniziarono pericolosamente a scendere le scale che portavano in acqua. C'era una barchetta di legno, lì sotto, ma non potevano mica caricarci lo scooter... e invece sì. Per fortuna, il motorino non finì in acqua e io mi ci sedetti su per tenerlo dritto mentre la barca rollava verso Ko Yao Yai.
Da Ko Yao Noi a Ko Yao Yai in barca e scooter
Da Ko Yao Noi a Ko Yao Yai in barca e scooter!
Dopo avere svolto l'operazione inversa, iniziammo a visitare Ko Yao Yai, e la trovammo più grande, più tranquilla e più selvaggia di Ko Yao Noi. A quanto pare, la popolazione musulmana voleva stare tranquilla e quindi non aveva permesso lo sviluppo di strutture turistiche. Iniziammo a guidare per l'isola incontrando lunghissime spiagge deserte, infiniti archi bianchi che separavano il mare dalla foresta.
Spiaggia a Ko Yao Yai, isola nella baia di Phang Nga, Thailandia del sud
Spiaggia a Ko Yao Yai
Spiaggia a Ko Yao Yai, isola nella baia di Phang Nga, Thailandia del sud
Spiaggia a Ko Yao Yai
A causa dei bassi fondali fangosi, spesso per fare il bagno bisognava camminare per chilometri, ma questo problema era irrisorio rispetto alla pace e alla bellezza del paesaggio.
Spiaggia a Ko Yao Yai, isola nella baia di Phang Nga, Thailandia del sud
Spiaggia e palme a Ko Yao Yai
Rientrammo al Ko Yao Noi nel tardo pomeriggio per cenare nella nostra guesthouse, dove mangiammo dell'eccellente granchio accompagnato dall'immancabile birra Chang, la ventisettesima credo nei primi tre giorni di vacanza.
Il giorno seguente caricammo armi e bagagli sulla barca della signora paffuta e di suo marito, che portarono noi e un kayak doppio all'isola di Ko Panak, nella parte occidentale della baia di Phang Nga. Questo era un paradiso per il canoista. Scogliere, grotte e stalattiti (si pagaiava spesso sotto un tetto di roccia lungo decine di metri) e, soprattutto, gli hong. Stavamo procedendo lungo la scogliere quando vedemmo della luce spuntare da una piccola grotta a pelo d'acqua. Per arrivarci bisognava sdraiarsi sul kayak, tanto era bassa la parete rocciosa che ci sovrastava. C'infilammo in quello stretto pertugio muovendo la canoa a suon di spinte sulle stalattiti, perché non c'era spazio per pagaiare, finché ci ritrovammo di nuovo nella luce, a cielo aperto. Eravamo in una grande laguna interna, circondata da pareti rocciose verticali, su cui si gettava una folta vegetazione. C'era una pace assoluta, niente più onde, né le barche che passavano ogni tanto in lontananza, in silenzio solo noi e la natura.
Entrati con la canoa in una grotta di Ko Panak, baia di Phang Nga, Thailandia del sud
Una delle impressionanti grotte di Ko Panak
Avevo letto degli hong, di quelle lagune interne, ma rimanemmo comunque sorpresi, entusiasti. Fu uno dei momenti più emozionanti e avventurosi del viaggio. Era molto emozionante anche il pensiero che il passaggio che avevamo percorso, ovvero l'unica via percorribile verso il mare aperto, sarebbe stato completamente sommerso dall'acqua durante l'alta marea. Se i nostri calcoli erano corretti la marea si stava ancora abbassando, ma nel dubbio non indugiammo troppo in quella serena contemplazione e dopo un quarto d'ora decidemmo di tornare al nostro itinerario in canoa.
In canoa a Ko Panak, baia di Phang Nga, Thailandia del sud
In canoa a Ko Panak, nella parte occidentale della baia di Phang Nga

Ko Panak è piuttosto grande, quindi pagaiammo a lungo. Incontrammo a un certo punto un'altra grotta, con tanto di scimmie. In questo caso, c'erano un paio di battelli di turisti e alcune guide thailandesi a bordo di canoe gonfiabili che attendevano all'esterno della grotta. C'inoltrammo nel cunicolo, in questo caso un ampio e tortuoso tunnel lungo sicuramente più di 100 metri. Ovviamente era completamente buio e la torcia frontale era assolutamente necessaria. L'ultima parte del tunnel si stringeva e di nuovo con uno stretto pertugio sbucava in un hong ancora più vasto del precedente. Le pareti a picco lasciavano spazio in qualche punto a una fitta vegetazione. Sull'acqua crescevano le mangrovie.
In canoa a Ko Panak, baia di Phang Nga, Thailandia del sud
Un hong - laguna interna, raggiungibile soltanto attraverso un tunnel - a Ko Panak
Al termine di questa nuova avventura continuammo il nostro itinerario canoistico incontrando spiagge deserte e rocce strane fino a terminare il periplo e ritrovare la barca della lady paffuta. Il marito gozzovigliava fumando e rilassandosi. Pranzammo in una bellissima baia. Vacanza.
In canoa a Ko Panak, baia di Phang Nga, Thailandia del sud
In canoa a Ko Panak, nella parte occidentale della baia di Phang Nga
Rientrammo quindi a Ko Yao Noi, dove lasciarono noi e i nostri bagagli direttamente sulla barca che ci avrebbe portato a Phuket per la continuazione del nostro itinerario di viaggio tra le isole della Thailandia.

Nai Yang Beach (isola di Phuket)
La nostra permanenza a Phuket si ridusse a due sere e una mattina sulla spiaggia di Nai Yang. Questa è una delle zone più tranquille dell'isola di Phuket, con pochi ristorantini sulla sabbia, niente locali trasgressivi e pochi turisti (relativamente al resto di Phuket - tantissimi rispetto a Ko Yao, ovviamente). Raggiungemmo la spiaggia in minibus (dopo essere arrivati in battello da Ko Yao Noi).
Nai Yang beach, Phuket: tramonto in spiaggia
Tramonto in spiaggia a Nai Yang, sull'isola di Phuket
Alloggiammo presso l'hotel Family Houses, un posto tranquillo. La prima sera avemmo giusto il tempo di vedere il bellissimo tramonto sorseggiando una birra e di cenare sulla spiaggia, con cibo non particolarmente memorabile - un segno del turismo balneare. All'alba del giorno dopo partimmo per le isole Surin, su cui ci fermammo tre giorni (vedi sotto). Tornammo poi al Family Houses per un'ultima notte a Nay Yang.
Fu particolarmente divertente e significativo il fatto che, durante la nostra permanenza sulle isole Surin, volevamo lasciare i bagagli e anche alcuni oggetti di valore in hotel. Quando chiedemmo alla gentilissima receptionist del Family Houses se avesse un posto sicuro per le nostre cose, ci disse: "Sì, certo, a casa di mia mamma!" Noi ci fidammo ciecamente.
La nostra mattina di relax a Nai Yang Beach fu davvero piacevole, all'interno di una vacanza iperattiva. Una lunga spiaggia su cui camminare, praticamente deserta al mattino, con alle spalle imponenti alberi, e in mare barche di pescatori. Facemmo il bagno, giocammo e ce la spassammo.
La spiaggia di Nai Yang, Phuket
La spiaggia di Nai Yang, Phuket
Rientrammo all'hotel verso l'ora di pranzo; un taxi ci portò all'aeroporto di Phuket (vicinissimo a Nai Yang) e volammo verso il Laos, la meta successiva del nostro viaggio.

Isole Surin
Un parco nazionale e un autentico paradiso naturale, l'arcipelago delle isole Surin è accessibile in un'ora e mezzo di battello (veloce). Noi avevamo prenotato un tour su internet con il Khao Lak Travel Center, una soluzione quasi inevitabile perché tutte le tende e i bungalow sulle isole sono gestite dall'ente del Parco, con cui è difficile interagire per un viaggiatore indipendente.
Isole Surin, Thailandia sud-occidentale
Isole Surin, Thailandia sud-occidentale
La nostra soluzione (3 giorni e 2 notti in tenda, con attrezzatura da campeggio fornita dal tour operator) ci permise di godere appieno di queste fantastiche isole, che consiglio assolutamente d'inserire nel vostro itinerario di viaggio nel sud della Thailandia nonostante siano magari più scomode di altre destinazioni. Il primo giorno facemmo snorkeling sulla barriera corallina e visitammo un villaggio Moken, una popolazione nomade di pescatori.
Villaggio Moken alle isole  Surin, Thailandia sud-occidentale Villaggio Moken alle isole  Surin, Thailandia sud-occidentale
Villaggio Moken alle isole Surin
Fu un'esperienza davvero interessante; purtroppo lo tsunami del 2004 rivoluzionò la vita dei Moken così come le isole Surin. I Moken infatti furono costretti, per sopravvivere, ad adeguarsi in parte alla vita stanziale. I coralli sui fondali delle Surin, invece, furono in buona parte danneggiati. Così, mentre alcuni dei fondali che ammirammo erano coloratissimi e stupendi, altri erano pieni di bianchi coralli spezzati.
Isole Surin, Thailandia sud-occidentale Isole Surin, Thailandia sud-occidentale
Snorkeling alle Isole Surin, Thailandia sud-occidentale
Tutti i pasti erano inclusi nel nostro tour, quindi la sera si cenava piuttosto bene nel ristorante del parco nazionale. Poi si camminava lungo la spiaggia, con soltanto il rumore del mare di sottofondo, e si andava a dormire in tenda a un passo dall'acqua.
Spiagge alle isole  Surin, Thailandia sud-occidentale Spiagge alle isole  Surin, Thailandia sud-occidentale
Spiagge alle isole Surin, Thailandia sud-occidentale
Il paesaggio, in particolare nelle vicinanze della sede del parco, era stupendo: sabbia bianca, mare di tutte le sfumature dell'azzurro, isole e isolette ricoperte dalla giungla. Il nostro terzo giorno di vacanza nell'arcipelago Surin ci offrì la possibilità di fare snorkeling prima con una tartaruga, poi con degli squali della lunghezza di un metro e mezzo. Che dire... che spettacolo! In quei giorni vedemmo una miriade di pesci colorati, ma interagimmo anche con un tranquillissimo varano.
Isole Surin, Thailandia sud-occidentale Isole Surin, Thailandia sud-occidentale
Snorkeling alle Isole Surin, Thailandia sud-occidentale
Ritornammo a Nai Yang, a Phuket, la sera del 25 dicembre. Mentre noi ce ne andavamo, il numero di turisti sulle isole Surin aumentava con tutti i viaggiatori arrivati in Thailandia per le vacanze di Natale, un altro segno che forse il paradiso naturale non ci sarà più. Per noi, comunque, l'arcipelago delle Surin fu uno dei luoghi più straordinari del nostro itinerario di viaggio.
Isole Surin, Thailandia sud-occidentale Isole Surin, Thailandia sud-occidentale
Isole Surin
(Pssst, da qui il viaggio continua in Laos).

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