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OMAN

Esplorazione in jeep di dune, canyon e spiagge deserte, campeggiando nella natura
Itinerari di viaggio, escursionismo, kayak e vela in Italia e nel mondo

OMAN: FOTO E DIARIO DI VIAGGIO

Qui sotto alcune delle foto più affascinanti dall'Oman e un divertente e interessante diario di viaggio pieno di informazioni e aneddoti che descrive l'intero itinerario. Se non le avete ancora lette, date un'occhiate alle informazioni di viaggio e alla mappa dell'itinerario qui: www.wildtrips.net/oman-it.htm.

Muscat
Muscat

DIARIO DI VIAGGIO IN OMAN

Scegliere un viaggio per le vacanze di Natale è problematico, anche se ci sono guai peggiori, nella vita. Le mete vicine all'Italia sono fredde, battute da pioggia e neve. I voli per le destinazioni calde sono molto costosi, a meno di prenotare in largo anticipo o di farsi spedire imballati in uno scatolone.
Per fortuna c’è l'Oman, col suo clima perfetto, i costi contenuti, la popolazione amichevole. Con entusiasmo, la mia ragazza e io partimmo il 23 dicembre (una coppia di amici ci avrebbe raggiunti il giorno seguente). All'aeroporto di Genova ci prendemmo la prima soddisfazione: al momento del check-in, nessuno dei funzionari aveva idea di dove fosse Muscat. Volavamo verso l'ignoto.
(A me spaventa più il noto dell’ignoto. Tra i miei conoscenti, però, la nostra decisione di andare in vacanza in Oman sconcertò alcuni e preoccupò gli altri. In realtà, non c’era nulla da temere… a meno di capotarsi su una duna o di precipitare con la jeep nella grotta di Majlis al Jinn).
Dopo scali a Istanbul e in Bahrain, atterrammo a Muscat alle 3 del mattino ora locale (quindi mezzanotte italiana). Ottenere il visto fu una veloce formalità. Ci dirigemmo poi al banco Hertz e svegliammo con alcuni colpi di tosse l'addetto che ci attendeva. La nostra jeep, prenotata attraverso Auto Europe, era pronta in consegna: una Toyota Prado bianca e luccicante che si sarebbe rivelata un mezzo di qualità.
Nella notte omanita, guidammo verso il centro di Muscat, prima meta del nostro itinerario di viaggio in Oman, con l’insensata idea di fermarci a dormire in macchina, in qualche luogo isolato. Troppo assonnati per pensare, però, parcheggiammo lungo la strada principale sul lungomare di Mutrah e ci addormentammo così in pieno centro.
Muscat Mutrah
Mutrah, Muscat - Il ricco quartiere dove si trova il palazzo del Sultano.
Ci svegliò il caldo alle sei e mezza del mattino. I pochi passanti ci guardavano incuriositi. Ci spogliammo dei vestiti italiani troppo pesanti e c'incamminammo sul lungomare indossando pantaloncini e maglietta. Era la Vigilia di Natale.
Muscat
Muscat
La città si presentò elegante e ben tenuta, con belle montagne rosse che facevano da sfondo a palazzi e moschee. Alle 7:30 s'animò il mercato del pesce, che spiccava per vivacità e puzza. Camminavamo tra pescatori, donne col velo e uomini omaniti intenti a trattare il prezzo di pesci spada e seppie. Fu all'improvviso evidente che eravamo in Oman.
Muscat Mercato del pesce
Muscat, Mercato del pesce - L'affascinante capitale dell'Oman presenta vivaci mercati e uno sfondo di montagne rosse.
Apprezzammo molto Mutrah e i dintorni. Proseguendo in jeep verso est, ci fermammo a visitare l'elegante quartiere dove risiede il sultano, quartiere in cui gli spazzini sono sostituiti dai lucidatori di marmi. Ci dirigemmo poi verso la spiaggia di Bandar Jissah per nuotare e fare snorkeling. Sbagliammo strada e ci recammo invece nel paese di Jissah. Poco male, sia perché volevamo che il nostro itinerario di viaggio omanita fosse all'insegna dell'improvvisazione, sia perché il villaggio di Jissah s'affacciava su una bella baia, che meritava una visita. Eravamo a venti chilometri dalla capitale, ma a parte un paio di alberghi lussuosi c’erano solo natura e paesini caratteristici.
Oman Jissah
Jissah - Un caratteristico villaggio rurale, con una bella spiaggia.
Sulla spiaggia erano ormeggiate diverse barche di pescatori. Ci avvicinammo, curiosi, sperando che qualcuno volesse portarci a fare un giro in cambio di pochi rial. Notammo quattro omaniti e due occidentali intenti ad armeggiare attorno a una barca. Ci avvicinammo facendo finta di niente.
"Come va, ragazzi? Volete fare un giro con noi?” Ci domandarono, rivelandosi subito cordialissimi.
"Grazie, volentieri, ma… dove andate?”
"Una gita tra le isole, pesca e relax."
Accettammo senza domandare altro.
Partimmo in direzione est, attraversando un arco naturale nella scogliera, succoso anticipo di quanto ci aspettava. Ci fermammo a fare un primo bagno. L'acqua era piuttosto calda ed era un piacere nuotare tra bei pesci colorati lunghi mezzo metro. Uno degli omaniti, munito di fucile, ne pescò due, oltre a due seppie e a un'aragosta, nel giro di mezz'ora. C'era cibo a sufficienza per nutrire quindici persone, era il paradiso del pescatore.
Pescatore, Oman
Ottima pesca in Oman - Uno spettacolare giro in barca, offertoci da dei gentili omaniti appena conosciuti, ci ha portato a conoscere anche la ricchezza delle acque della zona.
La nostra vacanza in jeep in Oman si trasformò quel giorno in un itinerario di viaggio in barca tra isole deserte, scogliere rosse, mare limpido e natura incontaminata. Tanta goduria, fino a che approdammo sulla spiaggia deserta di un’isoletta a un chilometro dalla costa. La mia ragazza e io non eravamo assolutamente pronti a stare fuori tutto il giorno (avevamo accettato pensando si trattasse di un giretto di un’ora) quindi scroccammo da mangiare ai due simpatici svizzeri e ai gentilissimi omaniti.
Oman spiaggia
Spiaggia - Un posto perfetto per un barbecue a base di pesce e aragosta.
Questi ultimi prepararono infatti la brace per cuocere il pesce al cartoccio. Inutile dire che ne venne fuori il miglior "pranzo al sacco" di sempre: l’aragosta in particolare era un sogno, senza contare che bevemmo champagne (portato dai due svizzeri). A fine giornata, nessuno ci chiese un euro: furono tutti straordinariamente gentili.
Oman spiaggia
Spiaggia

Rientrammo dalla gita in barca alle 5, quando il sole stava quasi per tramontare. Riprendemmo la jeep e, stanchi ma felici, ci dirigemmo verso l'Al Shiraa Apartments Hotel, che avevamo prenotato dall'Italia. Si trovava nella parte di Muscat denominata Qurm, distante una trentina di chilometri da Mutrah. La capitale omanita è lunga in modo insensato.
Sulla strada ci fermammo in un modernissimo centro commerciale. All'ipermercato Carrefour comprammo il necessario per campeggiare nei giorni seguenti. Fu esilarante la scena in cui testando un traballante tavolino da campeggio con sedie incluse, io, la mia ragazza e il commesso crollammo a terra mentre il tavolino cedeva sotto il nostro peso. Il commesso per un attimo temette d’essere licenziato, ma quando noi scoppiammo a ridere si rilassò e rise anche lui.

Il traffico di Muscat nell'ora di punta ci rallentò parecchio - nella parte commerciale la città non ha nulla da invidiare alle capitali europee, sia per i pregi che per i difetti. Guidati in modo accettabile dal navigatore GPS Garmin, giungemmo all'albergo alle 10 di sera. Era elegante, pulito e, soprattutto, costava appena 45 euro a notte per una doppia. Comunque, al termine di una giornata lunga 36 ore, non ci godemmo l'ampia camera: dopo esserci tolti di dosso un chilo e mezzo di sabbia, che spargemmo con cura per tutta la stanza, e dopo avere sistemato spesa e bagagli, ci restò giusto il tempo di dormire.
Alle 7 del mattino del giorno seguente passammo a prendere i nostri amici all'aeroporto, felici di cominciare per davvero il nostro itinerario di viaggio in jeep in Oman (anche se già il primo giorno era stato meraviglioso). Ci augurammo buon Natale, stipammo la Toyota Prado all'inverosimile e ci dirigemmo verso l'interno dell'Oman lungo una strada scialba. Il paesaggio divenne più attraente quando spuntarono le prime montagne. Nakhl, nostra prima tappa, ci piacque molto: all'interno di un'oasi ricca di palme, un bel forte color sabbia svettava sul villaggio piuttosto povero.
Oman Nakhl
Nakhl - Uno dei molti forti circondati da oasi in Oman.
Ci perdemmo il giusto prima di trovare la nostra meta successiva, lo sterrato che per 70 chilometri percorre il Wadi Bani Auf. Una jeep è necessaria per questo avventuroso itinerario, anche se il percorso non è difficile. L'importante è non distrarsi mentre si guida sull'orlo di un precipizio alto alcune centinaia di metri. La strada ci portò prima in una splendida valle tra palmeti, scoscese pareti rocciose di colore rossastro e minuscoli villaggi abitati soprattutto da capre, poi a risalire il canyon. C'erano meravigliosi panorami ad ogni curva, e anche nei rettilinei.
Oman Wadi Bani Auf
Wadi Bani Auf - Un avventuroso giro in 4x4 in un selvaggio canyon.
Lo sterrato si concluse in cima a un monte con una bella vista, da cui scendeva una strada asfaltata molto meno divertente. A metà pomeriggio iniziammo a cercare un buon punto per il primo campeggio della vacanza. Dopo esserci avventurati in qualche stradina secondaria, trovammo infine una zona abbastanza isolata sul fondo di una valle ai piedi del canyon Wadi Ghul. Era un terreno brullo, tra rocce e montagne, con poche piante secche che ci fornirono legna a sufficienza per il falò serale. L'Oman non è certo rigoglioso di vegetazione, ma si trova quasi sempre qualcosa da bruciare.
Montammo tende e tavolino, costruimmo un forno con alcune pietre e ci godemmo la serata mangiando zuppe liofilizzate portate dall'Italia, crackers comprati alla Carrefour e carne di scarsa qualità acquistata in un piccolo supermercato. Bevemmo del buon vino rosso (nell'islamico Oman, lo si puo' acquistare soltanto presso il duty free dell'aeroporto) e ci fumammo un sigaro sotto le stelle. La bella vita ha bisogno di poco.
Dopo una buona dormita, la colazione tra le rocce aveva un ottimo sapore. Bevevamo tè quando s'avvicinò a noi un uomo col fucile. Era una spiacevole sorpresa, il fatto che stessimo per morire: rischiava di rovinare la vacanza e di accorciare brutalmente il nostro itinerario di viaggio in Oman. Un po' preoccupati, scoprimmo che in realtà si trattava soltanto di un cacciatore di volpi, gentilissimo come gli altri omaniti, che ci fece provare a sparare contro un cespuglio e c'invitò poi da lui a bere un caffè. Smontammo il campeggio e guidammo fino a casa di Ahmed, un'abitazione indipendente in un paese di sette edifici sparsi non distante dalle belle case di terra di Al Hamra. Seduti sui tappeti in una stanza vuota permeata dai fumi dell'incenso, bevemmo un caffè che aveva un sapore a metà tra un espresso e il tè. Il nostro ospite, il suo amico e i loro figli ci offrirono anche dei saporiti datteri e delle arance. Le mogli non si fecero vedere. Ci scambiammo i contatti perché Ahmed voleva venire a visitare l'Italia.
Continuammo il viaggio nel Wadi Ghul e poi sul Jebel Shams (la montagna più alta dell'Oman), bei panorami che non ci colpirono comunque quanto quelli del giorno precedente, forse perché troppo simili.
Oman Jebel Shams
Jebel Shams
Pranzammo con riso e pollo nel bar di una stazione di benzina. Il cibo era decente, l'igiene scarsa, la location pittoresca. Ci dirigemmo poi verso Nizwa, di cui esplorammo il centro e il bel forte simile a quello di Nakhl.
Nizwa
Nizwa
Nizwa
Nizwa
Continuammo poi verso Ibra, lungo una strada scorrevole - mai incontrato traffico eccezion fatta per Muscat - che attraversava lande desertiche e qualche bella montagna. Volevamo dormire in albergo, ma l'interno dell'Oman offre poca scelta in quanto a sistemazioni turistiche. Per fortuna, trovammo due camere al semplice Ibra Motel: non valevano trenta euro a testa, ma poteva andare peggio. Ibra, che è alle porte dell'enorme deserto sabbioso omanita, dà l'idea di una città di frontiera: stazioni di rifornimento ed edifici moderni alternati a indigenza e baracche, un mercato piuttosto vivace, in particolare quello di frutta e verdura, e un certo via vai di jeep. Ha un suo fascino.
Cenammo in abbondanza e molto bene nel ristorante di fronte all'Ibra Motel: tanti antipasti di verdure, salse varie, riso, spezie e ottimo kebab di pollo o agnello. Spendemmo 10 euro a testa, ma solo perché eravamo affamatissimi.
Il giorno dopo ci dirigemmo verso le dune delle Al Sharqiya Sands, una destinazione fondamentale per ogni itinerario di viaggio in Oman.
Il programma era semplice: sgommare con la jeep a destra e a manca cercando di non insabbiarsi. Fu un successo. Avemmo la buona idea di seguire la pista sabbiosa principale, che portava ai campeggi attrezzati (le indicazioni erano per il "1000 Nights Camp") e poi, continuando per 200 chilometri in mezzo al deserto, a Masirah Island e al sud dell'Oman. In questo modo, eravamo sicuri di poter chiedere aiuto a qualcuno in caso di problemi.
Ci tentò l'idea d’attraversare tutto il deserto, come faceva un'avventurosa famigliola francese che incontrammo lungo la strada. Purtroppo, però, la nostra vacanza era troppo breve. Ci accontentammo quindi di vagare sulle dune, senza allontanarci troppo dalla pista principale. Era uno sballo sgasare con le ridotte per arrampicarsi tra le dune, per poi saltarne giù in furiose accelerate, derapando nel tentativo di non fermarsi mai, per evitare l'insabbiamento.
Al Sharqiya Sands
Al Sharqiya Sands - Un enorme deserto, una destinazione perfetta per derapare sulle dune con la jeep, e il posto ideale per rilassarsi godendosi il tramonto dalla cima di una duna.
La Toyota Prado si comportò egregiamente e a metà pomeriggio decidemmo di concederle del meritato riposo. Ci fermammo in un luogo isolato tra le dune, con un bel panorama, per preparare il nostro secondo campeggio. Piantammo le tende, montammo il tavolo, raccogliemmo legna (alcuni tronchi secchi, quasi bruciati, e qualche arbusto: mi stupii della presenza di queste piante, che sicuramente passavano una vita grama).
Camminammo sulle dune fino a una posizione abbastanza aperta per ammirare il tramonto. Quindi, tornati al campo base, accendemmo il fuoco e preparammo la cena (risotto ai funghi liofilizzato e snack vari). Bevemmo vino e alle 8 sembrava la serata perfetta, sotto la luna piena (le torce erano praticamente inutili) e le stelle. Il vento ci cullava. Purtroppo, però, finita la cena il vento aumentò e anziché cullarci decise di sradicare le tende e ricoprirci di sabbia. Fu un gesto spiacevole e inaspettato da parte sua. Dovemmo necessariamente metterci a dormire mentre fuori infuriava la tempesta.
Il mattino dopo c'era ancora vento e la sabbia aveva riempito ogni cosa e ogni nostro orifizio. Caricammo velocemente la jeep e scappammo dal deserto. Che peccato.
La tappa successiva del nostro itinerario di viaggio in Oman era il Wadi Bani Khalid, meta di gite e divertimento anche per gli omaniti. In mezzo a montagne bianche e rosse e a folti palmeti, una serie di laghetti creava un bellissimo ambiente per nuotare o prendere il sole. Pranzammo nel ristorante che dava direttamente sulle acque verdi del Wadi spendendo abbastanza poco e mangiando decentemente.
Ripartimmo poi verso il mare, direzione Ras-Al-Hadd. C'era ancora il vento prepotente della sera prima, che alzava spesso nuvole di sabbia. Il mare si presentò bianco di schiuma. Nella zona a sud di Ras-Al-Hadd la costa era piatta e sabbiosa, con scialbi villaggi ogni tanto. C'erano comunque angoli pittoreschi dove barche di pescatori si stagliavano sullo sfondo delle onde.
Sur
Sur
Volevamo campeggiare, ma con quel vento le nostre tende sarebbero volate in Madagascar. Giunti a Ras-Al-Hadd cercammo dunque un albergo. Il Turtle Beach Resort teoricamente era lussuoso, ma in pratica aveva disponibili solo bungalow orribili e troppo costosi. Trovammo invece posto al Ras-Al-Hadd Beach Hotel, anch'esso lussuoso ma con un costo accettabile - circa 40 euro a testa inclusa colazione.
La sera tentammo di vedere la famosa nascita delle tartarughe sulla spiaggia di Ras-Al-Jinz. Bisogna obbligatoriamente recarvisi all'interno di un tour con guida, che consiglio di prenotare in anticipo, perché noi trovammo posto per pura fortuna. Tuttavia, quella sera le tartarughe non si fecero vedere, forse a causa del vento o per puro dispetto nei nostri confronti, quindi avremmo potuto saltare la gita e basta.
Il giorno seguente riordinammo la jeep e continuammo la vacanza in direzione Muscat, seguendo la costa. Prima meta, il Wadi Shab. C'era ancora vento, che per fortuna s'attenuò durante la giornata.
Raggiungemmo il canyon con la jeep. Subito ci colpì l'imperioso ingresso, col fiume verde che si gettava in mare tra pareti verticali di roccia rossa.
Wadi Shab
Wadi Shab - Uno straordinario canyon con palme, piscine naturali e sentieri.
Wadi Shab
Wadi Shab
Peccato che il ponte della superstrada rovinasse il panorama. Una barchetta permetteva d'attraversare il fiume per raggiungere il sentiero che s'inoltrava nel canyon. Camminammo per tre quarti d'ora tra falesie, palme e acque limpide, estasiati dal bel paesaggio. Giungemmo infine a una serie di pozze tra le rocce, dove la gente faceva il bagno. Prendemmo il sole e nuotammo (l'acqua era calda) fino a raggiungere uno stretto passaggio sotto la montagna, dove c'era spazio giusto per mani e testa. Sbucammo quindi in un laghetto sotterraneo in cui precipitava una piccola cascata. Non so se fosse più spettacolare l'ambiente o la sensazione di trovarsi in un'avventura incredibile, alla Indiana Jones.
Wadi Shab
Wadi Shab, laghetto sotterraneo - Nuotando lungo il fiume verso monte e sorpassando una serie di piscine naturali, si arriva a uno stretto passaggio sotto le rocce. Avventurandovisi all'interno si raggiunge questo laghetto sotterraneo.
Wadi Shab
Wadi Shab, laghetto sotterraneo
Wadi Shab
Wadi Shab
Esplorazione, tuffi, foto, non ci facemmo mancare nulla. Tornammo poi alla jeep e ci avventurammo nel vicino Wadi Tiwi, un altro imponente canyon, di una bellezza meno abbagliante, ma comunque attraente. La strada impervia, gli enormi massi, le pareti verticali, i villaggi diroccati con capre e agricoltori avevano infatti un fascino rustico.
Wadi Tiwi
Wadi Tiwi - Come avete potuto notare, l'Oman è pieno di wadi, che piacevano molto.
Cercammo un buon punto dove campeggiare, ma tra pietre e precipizi l'unico spiazzo semi-piano che trovammo era in realtà un cimitero. Sarebbe stata una dormita davvero originale all'interno del nostro itinerario di viaggio in Oman, ma preferimmo ripartire verso Muscat, desiderosi di fermarci in un luogo più confortevole, lontano dalla strada e privo di frane pronte a cascarci addosso. Mentre si faceva buio trovammo uno splendido posto in riva al mare, ma troppo ventoso. Proseguimmo e arrivammo alle otto di sera nelle vicinanze delle baie e calette che avevamo visitato il primo giorno in barca coi pescatori. La costa frastagliata riparava dal vento, quindi bisognava soltanto trovare il posto giusto per piantare le tende. Quand'era ormai buio ci avventurammo in una sorta di palude, divertendoci alla guida della jeep su sabbia e sterrato, tra palme e cespugli. Infine, raggiungemmo una bella spiaggia dove riuscimmo a campeggiare a due metri dal mare, col vago timore che la marea s'alzasse e ci sommergesse nella notte. Cenammo, contemplammo il mare illuminato dalla luna piena e ci addormentammo esausti e felici d'essere in vacanza.
Oman camping
Campeggio in Oman - La libertà, la natura, le stelle, un falò e una buona dormita cullati dal suono delle onde dell'Oceano Indiano.
Quando ci svegliammo, il mattino dopo, fummo felici d'ammirare la lunga spiaggia, la scogliera da un lato, il mare pulito… se tutti si svegliassero con un panorama così, ci sarebbe molto meno stress al mondo.
Oman, spiaggia
Oman, spiaggia
Mentre facevamo colazione, poco distante da noi si fermò un'altra jeep da cui scesero quattro anziani. Siccome era il nostro ultimo giorno di vacanza decidemmo di regalare a loro ciò che ci avanzava della roba da campeggio, come la pala, lo zucchero e l'olio (comprato alla Carrefour di Muscat, ma prodotto in Puglia). Scoprimmo così che erano quattro italiani in pensione, due dei quali vivevano in Oman, vicino a Bandar Jissah. Si godevano la pensione alla grande. Nei mesi estivi, poi, tornavano in Italia, in modo da avere il clima ideale tutto l'anno. Facemmo due chiacchiere e ci demmo appuntamento in Madagascar, dove Luigi, che conosceva benissimo l'Africa, voleva trascorrere la prossima vacanza.
Ci trasferimmo poi in un'immensa spiaggia nei pressi di As Sifah dopo avere costeggiato splendidi fiordi.
Fiordo in Oman
Fiordo in Oman
Oman, spiaggia e relitto
Spiaggia e relitto
Quindi cambiammo ancora e tornando verso Muscat trovammo una bellissima baia, dove dei pescatori per pochi Rial ci offrirono un passaggio verso una spiaggia ancora più affascinante. Tra una camminata sugli scogli e un po' di snorkeling notammo coralli, grossi granchi, pesci colorati e alcune inquietanti stranezze, ad esempio lunghe catene di molluschi gelatinosi, tipo piccole meduse, che galleggiavano a mezz'acqua.
Oman Snorkeling
Snorkeling in Oman
Oman, spiaggia
Oman, spiaggia vicino a Muscat
Rientrammo alla jeep che era quasi l'ora del tramonto. Raggiungemmo Muscat e facemmo un giro nell'animato souk. Evitammo le più evidenti trappole per turisti ed entrammo invece in un negozietto appartato per comprare datteri e narghilé per una spesa totale di dodici euro.
Cenammo piuttosto bene in un ristorante in bella posizione all'ingresso del souk, quindi con calma ci dirigemmo verso l'aeroporto. Era la fine del nostro itinerario di viaggio in Omana. Riconsegnammo la jeep senza un piccolo, trascurabile, pezzo del paraurti, ma furono così gentili da non farcelo pagare (incredibili questi omaniti).
Il rientro si svolse senza problemi, a parte quello, enorme, che la vacanza era finita. Il 31 mattina atterrammo così a Genova, estremamente soddisfatti del viaggio, con l'idea che avremmo dovuto allungare l'itinerario, e sognando che un giorno avremmo fatto come Luigi.
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