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CILE - ATACAMA

La natura più colorata al mondo: montagne rosse, gialle e verdi, laghi blu e salar bianchissimi
Itinerari di viaggio, escursionismo, kayak e vela in Italia e nel mondo

CILE E DESERTO DI ATACAMA: FOTO E DIARIO DI VIAGGIO

Qui sotto una galleria di foto una più affascinante dell'altra dal deserto di Atacama; inoltre, un divertente e interessantissimo diario di viaggio, pieno di informazioni e aneddoti, che descrive l'intero itinerario. Se non le avete ancora lette, date un'occhiate alle informazioni di viaggio per Cile e Argentina e alla mappa dell'itinerario qui: www.wildtrips.net/cile-argentina.htm.

Valle della Luna, Atacama, Cile
Valle della Luna, Atacama, Cile - Vicino a San Pedro de Atacama, la valle della Luna offre panorami incredibili.

CILE E DESERTO DI ATACAMA: FOTO E DIARIO DI VIAGGIO

(Il racconto di questa vacanza continua dalla pagina con l'itinerario nel Cile Centrale).
...Alla guida attraverso deserti un po’ diversi dai precedenti, raggiungemmo San Pedro de Atacama nel tardo pomeriggio. Ci godemmo la vista della Valle della Luna da un punto panoramico, poi entrammo nel centro del paese e cercammo un ostello. Lo trovammo presto, leggermente costoso (40000 pesos per una doppia), ma ben fatto, pulito, con parcheggio e cucina a disposizione.
San Pedro è costruita in un’oasi particolarmente verde (se confrontata allo spoglio deserto di Atacama) e merita la visita anche per le strade ciottolate e le case in adobe, una specie di argilla. E’ anche molto turistica: vedemmo più stranieri nel baretto in cui bevemmo una birra che nei tre giorni di viaggio precedenti. I ristoranti erano buoni anche se sicuramente più costosi della media cilena.
Insomma, a San Pedro de Atacama l’atmosfera da “viaggio all’avventura” cede troppo spesso il passo a un’atmosfera da “turismo di massa”, ma tale località è anche la base di partenza per visitare questa parte del Cile settentrionale e i suoi strepitosi panorami, quindi ce ne si fa una ragione:). Comunque, San Pedro è una splendida meta per una vacanza, e se si vuole risparmiare ci si può cucinare la cena in ostello oppure seguire i “menu del giorno” dei ristoranti, sempre molto più economici (e in genere con ingredienti più freschi) dei piatti alla carta.
Il mattino dopo, con la nostra amata camioneta, ci dirigemmo fino alla Valle della Luna, pagammo il ticket d’ingresso e iniziammo a esplorare quei paesaggi lunari. Una prima camminata portava in uno stretto canyon che poi diveniva un’angusta caverna: davvero meraviglioso. Il sentiero continuava poi tra panorami più aperti e davvero assurdi che comprendevano rocce bianche e rosse (frammentate da qualche immane cataclisma) e grosse dune di sabbia grigia.
Trekking nella Valle della Luna
Trekking nella Valle della Luna
Risalimmo a bordo della camioneta, ma parcheggiamo presto per percorrere un altro sentiero che conduceva in cima a un’enorme duna grigia e poi, più in alto, al punto panoramico più strepitoso della Valle della Luna. Si godeva di una vista a 360 gradi, e ogni singolo grado lasciava a bocca aperta. Trascorremmo un paio d’ore su questo sentiero prima di riprendere l'itinerario in automobile sul fondo della valle. Ci fermammo spesso in vari punti panoramici. Arrivati al termine della strada carrabile, visitammo una interessante ed esteticamente assurda miniera di sale abbandonata.
Il bello era che eravamo soli, noi, la natura e nient’altro. Non c’erano turisti perché la maggior parte delle gite organizzate visita la valle nel pomeriggio: iniziammo subito a intuire ciò che ci fu poi evidente, che visitare Atacama stando ben lontani dei tour dei vacanzieri era un'esperienza molto più forte ed entusiasmante (giuro che non siamo misantropi! Ma amiamo l'avventura).
Valle della Luna, Atacama, Cile
La Valle della Luna era fino a quel momento il punto più incredibile del nostro itinerario di viaggio in Cile, ma sospettavamo che sarebbe stata presto sorpassata. Rientrammo a San Pedro nel primo pomeriggio e, dopo uno spuntino, camminammo per le vie del centro. Verso le sette ci dirigemmo con la camioneta a vedere il tramonto da un punto panoramico lungo la strada per Calama, come facevano alcuni tour. C’era una bella vista sulla Valle della Luna, ma molta gente: per farsi scattare una foto su una roccia sospesa bisognava mettersi in fila (tornammo in quello stesso posto una delle mattine seguenti e non c’era nessuno: facemmo le foto come volevamo e con una luce migliore).
Sospesi sulla Valle della Luna, Atacama
Sospesi sulla Valle della Luna
Il giorno dopo optammo per la visita alle lagune altipianiche. Incontrammo subito dei simpatici animali.
Lama in Atacama
Alpaca, lama e guanachi nei pressi di San Pedro de Atacama
Tra paesaggi immanemente splendidi guidammo fino alla laguna di Miscanti, un lago blu circondato da erba gialla e montagne rosse. Altrettanto bella era la laguna Miniques.
Altopiano di Atacama
Laguna Miscanti, Atacama
Le lagune Miscanti e Miniques sono una classica meta turistica nei pressi di San Pedro de Atacama
Laguna Miscanti, Atacama
Riprendemmo l’auto e provammo ad esplorare le montagne ancora più alte, fino a quota 4000, con l’idea di raggiungere la Laguna di Aguas Calienties, dove in genere i tour non arrivavano (solo quelli, più rari e costosi, verso le Piedras Rojas). Inutile dire che tale lago celeste circondato da una bianchissima distesa di sale e da montagne multicolore era ancor più straincredibilmente strepitoso di quanto avessimo già visto. Esplorammo la zona a piedi in tutti i suoi meandri, godendocela un mondo.
Piedras Rojas, Atacama
Piedras Rojas, Atacama
Piedras Rojas, Atacama
Spingendosi più lontano, le lagune sull'altopiano di Atacama diventano sempre più incredibili
Salar e Laguna Aguas Calientes, Atacama
Le Piedras Rojas sulla Laguna di Agua Calientes sono una visione eccezionale
Raggiungemmo poi l’altro lato della laguna, dove vedemmo da vicino guanachi e fenicotteri rosa. Esseri umani solo noi, e davanti a noi l’arcobaleno in terra.
Salar e Laguna Aguas Calientes, Atacama
Salar e Laguna Aguas Calientes, Atacama
Salar e Laguna Aguas Calientes, Atacama
Il Salar de Aguas Calientes lascia senza parole... natura selvaggia al suo meglio
Salar e Laguna Aguas Calientes, Atacama

Percorremmo un ulteriore tratto di sterrato fino alla laguna successiva, altrettanto bella: un grande occhio blu in un Salar bianchissimo, coi vulcani multicolore attorno (le foto parlano da sole). Seguimmo qualche pista sabbiosa, spinti da smaniosa curiosità, quella che ci animava prima d'intraprendere il viaggio e che aumentava man mano durante la vacanza. Era il tardo pomeriggio quando decidemmo di tornare indietro, prima che venisse buio.
Salar e Laguna Aguas Calientes, Atacama
Ancora lagune e salar, soli a 4000 metri di quota... a parte i guanachi
Salar e Laguna Aguas Calientes, Atacama
Salar e Laguna Aguas Calientes, Atacama
Salar de Atacama
La nostra permanenza a San Pedro, inizialmente prevista di due notti (più che altro per mantenerci flessibili col nostro itinerario di viaggio), alla fine fu prolungata a 6 giorni. Avemmo così il tempo, il mattino seguente, di visitare alcuni paesini caratteristici – belli ma davvero minuscoli – e la Quebrada de Jere (un canyon nei pressi di Toconao). Tale verdeggiante valle circondata da pareti di roccia rossa era davvero unica, in mezzo all’aridissimo deserto di Atacama. Camminammo per tre ore, avventurandoci nel canyon, scavalcando la vegetazione, guadando decine di volte il torrente e traversando per alcuni tratti in facile arrampicata sulle pareti rocciose, un momento di vacanza molto sportivo. In mezzo a cotanta bellezza, la cosa che più ci sorprese fu trovare due anziani del posto che raccoglievano verdura da un improvvisato e selvaggio orticello. Inoltre, c’erano alcune pozze d’acqua in cui era possibile bagnarsi.
Quebrada de Jere presso Toconao
La Valle de Jere è una meta molto interessante, soprattutto inoltrandosi in questo canyon nei pressi di Toconao
Quebrada de Jere presso Toconao
Quebrada de Jere presso Toconao
Quebrada de Jere presso Toconao
Toconao, Atacama
Tornando verso San Pedro ci fermammo alla laguna de Cejar, nel bel mezzo del Salar de Atacama. Questa è un laghetto d’acqua blu, incredibilmente profondo, in cui è possibile tuffarsi. Si galleggia molto facilmente perché è salatissimo, e in trenta bracciate si può nuotare da una parte all’altra della laguna. A poche decine di metri ci sono altre due lagune, altrettanto belle, circondate da sale bianco e grigio e cespugli verdi, ma in cui non si può fare il bagno. Il posto era davvero speciale. Ce lo godemmo per mezz’ora, poi iniziarono ad arrivare pulmann di turisti: il paradiso cileno divenne Rimini e ce ne andammo – non ci servivano altre conferme sulla banalità dei tour. Peraltro, un’auto a noleggio divisa tra due persone era più conveniente dei tour organizzati, soprattutto se affittata nella più economica Santiago, quindi per chi ama guidare e non ha problemi di orientamento (o peggio di colpi di sonno alla guida!) l’auto è sicuramente la soluzione consigliata.
Laguna Cejar, Atacama
La Laguna Cejar, nel mezzo del Salar de Atacama, non distante da San Pedro
Laguna Cejar, Atacama
Nel tardo pomeriggio, seguendo il navigatore gps che sembrava indicare altri laghetti in mezzo al Salar de Atacama, e in parte dirigendoci su sterrati a caso, trovammo altre tre lagune, meno affollate. Due di queste erano dei veri e propri buchi nel terreno, circolari, del diametro di una cinquantina di metri. Sembrava impossibile che in quella immensa distesa piatta ci fossero questi geometrici crateri, ma tant’è… c’erano. L’acqua, due o tre metri sotto al livello del Salar, era verde e salmastra, ma non ci pensai due volte (cinque, infatti), presi la rincorsa e mi tuffai. Si stava abbastanza bene.
Laguna Cejar, Atacama
Un altro laghetto nel Salar di Atacama
La sera ci coricammo presto, una buona regola per una vacanza intensa quando la vita notturna scarseggia o non attira troppo. Alle quattro e mezza del mattino dopo eravamo pronti a partire per andare a visitare i Geyser del Tatio, il campo geotermale più alto non solo del Cile ma addirittura al mondo (così dicono), a quota 4000 metri. Era infatti consigliato visitare i geyser all’alba (anche se, col senno di poi, non mi sembrò così necessario). Guidammo per un’ora e mezza lungo una strada sconnessa, con un guado e qualche buco, ma comunque percorribile senza 4x4. Quando ancora era buio arrivammo ai geyser. Nel blu della notte, si levavano numerose colonne di fumo bianco. I geyser non producevano i getti di trenta metri che avevo visto nel corso del mio viaggio in Islanda, ma il panorama era comunque notevole e particolare. La temperatura era sotto lo zero e il vapore che s’alzava dal terreno non era sufficiente a scaldare l’aria.
Geysir del Tatio, Atacama
I Geysir del Tatio, a 4000 metri di quota
Pian piano, mentre iniziava ad albeggiare, arrivavano i pullmini dei tour di gente in vacanza. Il blu della notte lasciò spazio a montagne rosse e scie bianche e gialle di zolfo. Ancora una volta, ci trovavamo in un paesaggio speciale e colorato.
Geysir del Tatio, Atacama
Il campo geotermico più elevato al mondo
Visitammo la zona dando sfogo alla nostra mai doma curiosità, vedemmo qualche guanaco, camminammo nei dintorni e quasi per ultimi lasciammo il campo geotermale di El Tatio. Non facemmo però il bagno nella pozza d’acqua calda che si trovava tra i geyser perché la parte migliore era ancora occupata da un gruppo di turisti. Scendemmo quindi verso valle, fermandoci in un fotogenico paesino di case d’argilla e paglia. Qui vicino trovammo fenicotteri, volpi, guanachi e, soprattutto, bellissimi alpaca e lama, con cui feci a gara di sputi, perdendo.
Lama ad Atacama
Lama in Atacama, sulla strada del ritorno dai geysir del Tatio
Villaggio in Atacama
La strada che avevamo percorso al buio si stava scoprendo piena di bellezze. Orientandoci alla bell’e meglio raggiungemmo poi le terme di Puritama. In mezzo a un rosso canyon ci sono infatti delle pozze d’acqua calda. Molto scenografiche, anche se l’ingresso costoso (15000 pesos) e le temperature dell’acqua comunque non particolarmente alte, attorno ai 30-32 gradi, possono giustamente scoraggiare la visita. Ci sono terme migliori, in Cile, come vedremo nel corso del nostro itinerario di viaggio nel Cile Centrale.

Rientrammo a San Pedro verso le 3. Mangiammo qualche “tablas” e tornammo in albergo. Purtroppo, tra la sveglia delle 4, il tour de force di quei giorni e le quote elevate, la mia ragazza non stava benissimo. Da buon fidanzato, la lasciai sola in camera, a rilassarsi, e andai a fare un giro per il paese, cercando di perdermi per le stradine più lontane dal centro. Al ritorno, m’informai presso un’agenzia se fosse possibile scalare uno dei monti andini alti oltre 5000 metri che s’innalzavano nei pressi di San Pedro. M’era infatti salita una certa smania d’impresa alpinistica (anche se non si sarebbe trattato né di un’impresa né di alpinismo). Comunque, all’agenzia mi dissero che il vulcano più facile da salire era il Cerro Toco, alto 5604 metri slm. L’escursione con guida e attrezzature costava 60000 pesos a testa, minimo due persone. Io avrei dovuto sobbarcarmi il prezzo doppio perché non c’era nessun altro disponibile, date le condizioni di salute della mia ragazza (che, sempre da buon fidanzato, stavo già pensando di abbandonare). Un prezzo eccessivo, visto il tipo di vacanza low-cost che stavamo compiendo.
Fatto sta che la sera lei, santa donna, mi disse: “Vai dove vuoi domani, io mi riposo.” Io replicai: “Ma no, figurati” e intanto cercavo su internet informazioni su come salire il Cerro Toco. Trovai un utile sito che descriveva in modo preciso sia l’accesso alla montagna sia il sentiero. Insomma, presi la mia decisione: anche se non si trattava di un’impresa alpinistica, il fatto di compiere l’ascesa in solitaria m’affascinava moltissimo e aveva un sapore speciale. E poi, rinunciando alla guida avrei risparmiato svariate migliaia di pesos. Tutto in linea con la mia filosofia di viaggio.
Il mattino dopo alle 8 ero già sulla camioneta, diretto verso i confini del Cile: Argentina e Bolivia erano poco lontane..
Vulcano Licancabur, Atacama
Sulla strada per il Cerro Toco, vista sul Vulcano Licancabur, che svetta a 6000 metri su San Pedro de Atacama
La strada, asfaltata, era un’incredibile salita dritta che in pochi chilometri portava a quasi 4000 metri di quota. Poco prima della svolta per il confine boliviano, sulla destra s’inerpicava uno sterrato sabbioso. Era l’itinerario descritto dal sito internet. “Ecco,” pensai, “m’impantano qui e tanti saluti ai 5000”. Sbagliai strada, la camioneta si bloccò nella sabbia, ma riuscii a tornare indietro in retromarcia. Il trucco, ovviamente, era non fermarsi mai in un avvallamento. Presi la pista sabbiosa giusta e, sgommando, la camioneta e io iniziammo a scalare la montagna. Svariate volte ebbi dei dubbi sulla direzione da prendere e sulla saggezza di ciò che stavo facendo, ma quando trovai uno sterrato in migliori condizioni mi tranquillizzai. Col GPS del cellulare controllavo la quota: parcheggiai la Nissan a circa 5000 metri d’altitudine.
Scesi dall’auto e mi sentii stordito dalla mancanza d’ossigeno e, in particolare, da quella folle ascesa di 2600 metri in un’ora e mezza. M’ero portato molta acqua e due pacchi di biscotti alla frutta secca: iniziai a intaccare il primo. Dopo mezz’ora mi sentii pronto e partii. A parte il raffreddore, fisicamente stavo bene, ma la mancanza d’ossigeno mi faceva sentire un po’ nel pallone, come ubriaco. Poiché perdendo la lucidità si rischia d’infortunarsi, di perdersi o di diventare come Maurizio Gasparri, mi fermavo spessissimo a controllare la quota sul gps, per poi calcolare la mia media di salita e scattare delle foto. Quand’ero certo d’essere in me, ripartivo.
Vista dal Cerro Toco, Ande
Sul sentiero per il Cerro Toco, una vetta delle Ande cilene
In alcuni momenti pensai di rinunciare, perché il fiatone non si placava: essendo in solitaria in un posto sperduto del Cile non volevo superare i miei limiti, sapevo che l’eccessiva ambizione è pericolosa. Tuttavia, riposandomi, bevendo e mangiando mi riprendevo e potevo continuare. A un certo punto superai una scoscesa pietraia e – meraviglia – si aprì un fantastico panorama a 360 gradi. Ero arrivato sulla cima del Cerro Toco. Avevo impiegato due ore e mezza per superare un dislivello che alle altezze alpine posso percorrere in un’ora, ma bisogna accettare i propri limiti e, anzi, ero veramente soddisfatto.
Cerro Toco, Ande, Atacama
Vista dal Cerro Toco
Laguna Verde, Bolivia
Il panorama si spinge fino alla Bolivia e alla spettacolare Laguna Verde
Scattai cinquanta foto, di cui alcuni “selfie” di pessimo gusto, ma per me preziosi ricordi della vacanza. Il vento fresco non mi scoraggiava, volevo godermi quello spettacolo. Potevo ammirare la Laguna Verde e le montagne colorate della Bolivia, la piana di Atacama, monti rossi e bianchi e gialli e grigi nelle Ande Cilene, il vulcano Licancabur, alto oltre 6000 metri, che svetta sopra San Pedro.
Durante la discesa il senso di ubriachezza pian piano svanì e quando arrivai alla macchina stavo da dio (cioè non esistevo. No, scherzo, stavo molto bene). Ero solo inebriato dall’avventura vissuta.
Tornai indietro lungo la strada sterrata dell’andata. A un certo punto, incredibilmente, il cellulare trovò una tacchetta di segnale e riuscii a inviare un messaggio alla mia ragazza per avvertirla che stavo bene. “Ok, anche se avevo già avvertito i pompieri per il soccorso,” rispose: “Ma non preoccuparti, li faccio fermare in camera da me, tu procedi pure con le tue esplorazioni.” Io, tranquillizzato, continuai il mio avventuroso viaggio tra i monti del Cile.
Dopo avere incontrato qualche guanaco lungo la pista sabbiosa, ci ricongiungemmo all’asfalto. La camioneta era stata felice di scorazzare sullo sterrato, ma fu comunque contenta quando la diressi verso il confine argentino. La strada che da San Pedro conduce al Passo Jama, infatti, attraversa panorami davvero unici. Laghi blu e celesti, salar bianchi, rocce rosse… il solito arcobaleno in terra, direte voi (eh sì, come se fosse normale). Ma dal vivo era qualcosa d’incredibile… e anche in foto un po’ rende, date un’occhiata.
Altopiano di Atacama
La spettacolare strada che porta da San Pedro de Atacama al confine argentino attraversa panorami straordinari
Altopiano di Atacama
Colori inimmaginabili
Felice come un bambino, rientrai a San Pedro de Atacama nel tardo pomeriggio. Trovai la paziente fidanzata ad aspettarmi, sola. I pompieri, da buoni atleti, erano stati veloci. Eeeeh, sto scherzando ovviamente.
Dopo un’abbondante cena preparammo le valigie: era infatti la nostra ultima notte a San Pedro. Il giorno dopo cominciammo il lungo itinerario di viaggio verso Santiago. Partimmo al mattino, abbastanza presto, e ci fermammo a visitare la Valle Arcoiris, ovvero Valle dell’Arcobaleno. Il solito insieme di montagne multi-colori? Beh, sì, ma non ci si poteva annoiare, ogni luogo era diverso e spettacolare e invitava a perdersi per gli sterrati e per i sentieri.
Valle Arcoiris (arcobaleno)
La Valle Arcoiris (Valle dell'Arcobaleno), lungo una deviazione nella strada tra Calama e San Pedro de Atacama, offre altri colori sensazionali
All’una e mezza arrivammo a Calama, purtroppo in ritardo per partecipare alla gita guidata alla gigantesca miniera di Chuquicamata. Questa, infatti, può essere visitata solo tramite un tour di quasi tre ore che parte tutti i giorni da Calama all’1:30 e che dev’essere prenotato in anticipo. Tuttavia, non demordemmo, trovammo l’ufficio turistico dedicato all’escursione e notammo che il pullman era in ritardo e, soprattutto, che c’erano ancora posti liberi. In fretta e furia, ci preparammo e potemmo partecipare alla gita. Mi piacciono queste improvvisate, sanno proprio di viaggio. Prenotare in anticipo è sempre una piccola sconfitta, anche se a volte è necessario.
Il tour fu molto interessante: visitammo la città abbandonata di “Chuqui”, dove una volta abitavano i minatori (poi obbligati a trasferirsi a Calama a causa dell’inquinamento atmosferico). Quindi il pullman ci portò a un punto panoramico sulla gigantesca miniera a cielo aperto. La vista era davvero imponente, le dimensioni irreali: la miniera è profonda quasi un chilometro e larga 3. Camion con ruote di 4 metri di diametro portano 300 tonnellate di materiale a viaggio. Gita consigliata.
Miniera di Chuquicamata, Atacama
La miniera a cielo aperto di Chuquicamata è profonda circa un chilometro
Calama è snobbata dalla Lonely Planet come una cittadina scialba in cui non fermarsi (oltre che sui tour tutti uguali, ci sarebbe da aprire un capitolo anche sulle guide turistiche che tendono a proporre sempre le solite cose – la Lonely Planet ha la fama d’essere la guida del viaggiatore indipendente, ma a volte diventa quella del backpacker alla moda. Spiega come risparmiare 20 centesimi prendendo otto autobus diversi invece che cinque, ma poi propone i tour più trendy e costosi. Mah. Per carità, meglio per noi che avevamo la camioneta). Calama, invece, era vivacissima, con un caratteristico mercato e un animato centro pedonale: sicuramente è ormai molto più tipica della turistica San Pedro. La vicinanza delle vacanze di Natale, ovviamente, contribuiva all’atmosfera allegra.
Cenammo in un locale che trasudava Cile da tutti i tavoli: le birre Crystal ed Escudo, le bandiere, la TV accesa su un tipico film di Natale. Mangiammo una tabla gigantesca: con una decina d’euro ci portarono un piatto strabordante di carne che non riuscimmo a finire in due… e la carne cilena è sempre buona. Dormimmo in ostello, dove una camera doppia con bagno ci costò circa 30000 pesos con colazione inclusa (ovviamente la Lonely Planet diceva che gli alloggi dovevano essere prenotati con un mese d’anticipo e che comunque erano molto costosi).
Il mattino dopo riprendemmo la strada lungo il nostro semi-improvvisato itinerario di viaggio. Siccome lasciammo la zona "clou" di Atacama, il diario della vacanza continua alla pagina relativa al Cile Centrale, per poi arrivare fino in Patagonia. Dateci un'occhiata, ve le consiglio, e non solo perché le ho scritte io!
Salar de Atacama
Saluti dal Salar de Atacama

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